Un’ondata estrema contro il caldo soffocante.

Chamber Of Unlight – Avernus (Werewolf Records)
Allorché nacque nel 2016, il moniker Chamber Of Unlight apparteneva al solo polistrumentista Necrosis, poi l’entità è cresciuta sino a raggiungere lo status di band vera e propria, con una line-up di sei elementi fissi. Il gruppo vede come attori dei veterani dell’underground finlandese – tra cui ex membri di Ajattara, Deathchain, Horna, Shade Empire e Trollheims Grott – e ciò si riflette nella maestria artigianale del nuovo album “Avernus”, all’interno del quale si respira l’atmosfera della seconda metà degli anni ’90, quando etichette del calibro di Necropolis e No Fashion Records dettavano le regole del black metal più mistico e melodico. In questo viaggio nostalgico nel passato, la formazione di Tampere riesce a riprendere i motivi classici di quel periodo canalizzandoli attraverso una produzione chiara e poderosa e senza che venga sacrificato il clima gelida tipico del genere. Le parti di sintetizzatore di Spellgoth, superiori per presenza rispetto al buon debutto “Realm Of The Night” (2021), regalano al platter una dimensione maestosa, quasi cosmica, che supporta alla perfezione le aggressive linee di chitarra, rimembrando le atmosfere di Covenant e Dimmu Borgir in maniera fresca ed elegante. Sorprendente!
Tracce consigliate: “One With The One”, “Night Chasm”, “Rise Above”

Death Is The Master Of This World – Death Is The Master Of This World (New Era Productions)
I leader mondiali vanno e vengono, scatenano guerre, tracciano confini e si credono onnipotenti, ma, in fin dei conti, tutti si inchinano allo stesso sovrano, la Morte. Al Tristo Mietitore è dedicato il progetto Death Is The Master Of This World, one man band frutto della mente di Jan Kruitwagen, musicista chiave di gruppi come Kaeck e Sammath. Con il debutto in formato EP “Death Is the Master Of This World”, il polistrumentista australiano, rispetto ai suoi progetti maggiori, opta risolutamente per un dungeon synth oscuro e sinfonico, comunque non disdegnando ringhi black metal che guardano soprattutto a Bal-Sagoth e Gehenna, spogliati però del loro manto eroico. Nel mini prevale dunque un’atmosfera sinistra e minacciosa, con penetranti linee di chitarra che si infrangono apocalittici contro il muro di sublimi parti di tastiera, mentre fragorosi field recording eruttano all’improvviso, come se l’ira degli dei potesse abbattersi sull’umanità inerme da un momento all’altro. A impreziosire l’operazione underground, la pubblicazione su cassetta tramite New Era Productions, un’edizione da collezione la cui eccezionale grafica è curata da Dylan Humphries: pronti a immergervi nella tomba?
Tracce consigliate: “Part I”, “Part II”

Fera – Aristocràcia Rural (Crimson Tide Productions/New Era Productions)
Nonostante Febo militi in numerosi progetti, la sua fame musicale sembra così insaziabile che l’inizio di una nuova avventura solista a nome Fera sorprende fino a un certo punto. Il polistrumentista iberico debutta con la demo “Aristocràcia Rural”, un lavoro profondamente inchiodato nella cultura agreste della Catalogna e in cui a dominare sono nostalgia, tradizione e un forte senso di connessione ancestrale con la terra. La one man band canta di un mondo nel quale la campagna, sotto pressione a causa dell’avanzare della modernizzazione, rappresenta qualcosa più di una semplice posizione geografica, diventando una forma di ostinata resistenza contro una società dimentica delle proprie radici. Dal punto di vista sonoro, il disco si colloca nella corrente grezza e malinconica del black metal transalpino e francofono, con Autarcie, Forteresse, Nécropole e Peste Noire a fungere da influenze principali, anche se la scrittura appare piuttosto genuina e originale. Riff pesanti si alternano a rarefatte parti acustiche che donano respiro all’insieme, accentuandone l’atmosfera malinconica, mentre la produzione, pur basica, evita gli eccessi del lo-fi a tutti i costi, consentendo un ascolto apprezzabile. Orgoglio rustico.
Tracce consigliate: “Allà On Foren Els Llops”, “Fera”, “Gesta”

POX – BKW: (Brass Knuckles Witchcraft) (Void Wanderer Productions)
Attraverso le note di “:BKW: (Brass Knuckles Witchcraft)”, i POX dimostrano ancora una volta ciò che rappresentano sin dal 2014, ovvero una formazione portabandiera di un black metal intransigente, sporco, intriso di alcol e aliena dal seguire mode o fronzoli moderni. Dopotutto, i belgi si sono sempre posti nell’underground locale ed europeo quali strenui difensori dei vecchi valori del genere, e tale caparbio atteggiamento risuona in ogni nota di questo EP, il terzo di un curriculum discografico ancora privo di lavori sulla lunga distanza. Le quattro composizioni originali, a cui si aggiunge una rilettura di una canzone dei canadesi Megiddo, provengono da periodi diversi della carriera del gruppo, eppure, eccezionalmente, riescono a formare un insieme coerente: riff essenziali, trascinanti mid-tempo e una produzione grezza che conferisce al mini un’atmosfera austera e primitiva. Le fondamenta restano fedeli alla second wave scandinava, mentre feroci iniezioni punk infondono ai brani una dose extra di urgenza e aggressività, con tematiche come la peste che irrobustiscono la musica di una cupa stratificazione storica. Applausi a scena aperta per un’ode sincera allo spirito autentico e primitivo del metallo nero.
Tracce consigliate: “Luycifers Kagie Ende Helscaps Clove”, “To Greifswald!”, “The Flagellants’ Howling”

Psycroptic – The Pulse Of Annihilation (Metal Blade Records)
Dalla loro formazione a West Hobart, in Tasmania, nel 1999, i Psycroptic si sono evoluti da abili berserker underground a una delle forze migliori del technical death metal moderno. Il nucleo storico ed essenziale del gruppo rimane quello composto dai fratelli Joe e Dave Haley, la cui intesa musicale si situa a un livello di precisione tale da richiedere un contratto di manutenzione. Album come “The Scepter Of The Ancients” (2003), “Ob(Servant)” (2008), l’ancora superbo “The Inherited Repression” (2012) e, più recentemente, “Divine Council” (2022), non hanno visto repentini cambi di direzione, bensì un continuo affinamento dello stile. Con “The Pulse Of Annihilation”, primo full-length per la Metal Blade Records, gli australiani sembrano raggiungere il proprio culmine autoriale, costruendo attorno al disco un’architettura estremamente razionale. I riff risultano brillanti, acuti, spesso così thrash che persino il più accanito fan del genere ne rimarrà entusiasta, laddove incisive figure ritmiche si susseguono senza sosta, suonando elastiche e cariche di groove. Le transizioni, mai tanto fluide e tangibili, testimoniano come anche la matematica possa nascondere un cuore “orecchiabile”, aspetto che consente al combo di approdare a una completa maturità: complessi e accattivanti.
Tracce consigliate: “Ashes Of A New Dawn”, “Gathering A Venomous Herd”, “A Sword Of Me”





