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L’angolo oscuro #31

Inizio d’autunno sfolgorante per le entità estreme del globo terracqueo.

Carcass – Torn Arteries (Nuclear Blast Records)

Otto anni separano “Surgical Steel”, che segnò il ritorno dei Carcass dopo quasi un ventennio, dal presente “Torn Arteries”. Un lasso di tempo che non è stato sinonimo di pigrizia per la storica band inglese, considerato che in tale intervallo hanno visto la luce una manciata di singoli, due split, altrettanti EP, un disco live, una compilation e un paio di boxed set a uso e consumo dello zoccolo duro dei fan, oltre a un mucchio di concerti tenuti ai quattro angoli del globo. Se il primo ritorno in studio dei britannici rappresentava una sorta di consolidamento e riproposizione del sound di “Heartwork”, il nuovo album richiama in vari punti la leggerezza e l’orecchiabilità del mai troppo apprezzato “Swansong”, senza che comunque vengano meno i riferimenti d’obbligo ai loro album migliori. Nessuno si aspettava, da un gruppo dal pedigree così consolidato, un nuovo “Necroticism – Descanting The Insalubrious”: guardato in quest’ottica, il settimo LP del quartetto si lascia ascoltare con una certa soddisfazione, benché emergano, qui e là, sfilacciature e incertezze, soprattutto nei brani più elaborati, all’interno dei quali la carne messa al fuoco, pur di qualità, sembra davvero troppa. In ogni caso, un ottimo come back di pura e rotonda marca death, dominato dai mid-tempo e dai ricami chitarristico-vocali dell’inossidabile coppia Steer/Walker.

Tracce consigliate: “Dance Of Ixtab (Psychopomp & Circumstance March No.1 In B)”, “Kelly’s Meat Emporium”, “Wake Up And Smell The Carcass / Caveat Emptor”

Rivers Of Nihil – The Work (Metal Blade Records)

Gran parte della vita è correlata al lavoro, ma il termine non va inteso soltanto solo quale modo di guadagnarsi da vivere, bensì anche, se non soprattutto, come impegno per prenderci cura mentalmente e fisicamente di noi stessi, per mantenere a galla le relazioni, per perseguire i tanti obiettivi della vita. I Rivers Of Nihil ne fanno il fulcro della loro quinta opera in studio “The Work”, un imponente affresco esistenziale che, malgrado affondi nel death più tecnico le proprie radici strutturali, non cade nella trappola degli arabeschi e dei labirinti privi di uscita, situandosi invece in una zona tanto imprecisata quanto affascinante. Grazie anche a un concept estremamente coeso, il gruppo della Pennsylvania si permette di vagare liberamente tra jazz, folk e industrial, intrecciando i vari spunti con una pronunciata attitudine prog rock e arrangiamenti dinamici e sfuggenti. Un platter straordinario, capace di alternare senza strappi ritmi e stati emotivi davvero molto eterogenei, e che testimonia una vena creativa debordante, mai, però, lasciata fluire in maniera disordinata e confusa. Eguagliati gli apici dello scorso “Where Owls Know My Name” (2018).

Tracce consigliate: “The Tower (Theme From The Work”)”, “The Void From Which No Sound Escapes”, “Terrestrial IV: Work”

Skepticism – Companion (Svart Records)

L’estate è ormai svanita, le giornate diventano più corte e gelide, i venti si infittiscono di una frescura aguzza, l’autunno inizia a far sentire la propria decadente presenza, con le foglie che cambiano colore e muoiono nel giro di pochi giorni, quasi a simboleggiare i mutamenti improvvisi e inesorabili, della vita. Chi meglio degli Skepticism, una delle band pioniere – insieme ai connazionali Thergothon – del funeral doom, sarebbe in grado di dare una veste luttuosamente epica all’alternarsi delle stagioni? Messi da parte i relativi sperimentalismi di “Ordeal” (2015), i finlandesi tornano al sound avito, realizzando un “Companion” massiccio, ma non faticoso né troppo opprimente, che si avvale di una produzione naturale e arrangiamenti scarni ed essenziali. Invece che in agguato nelle profondità, l’album si eleva maestoso e avvolgente, foderato di un crepuscolarismo gotico atto a suggerire solenni visioni di pace eterna. Luce opaca che filtra dai rosoni, tra bellezza e malinconia.

Tracce consigliate: “Calla”, “The March Of The Four”, “The Swan And The Raven”

Vortex Of End – Abhorrent Fervor (Osmose Productions)

Quattordici anni i Vortex Of End si resero protagonista di un opus di debutto, “In Satan And Plutonium We Trust”, che, nonostante il titolo curioso e al limite del demenziale, lasciava ampie possibilità di miglioramento, in termini di songwriting, ai francesi. Fortunatamente, i quattro musicisti transalpini hanno sfruttato alla grande questo margine di manovra per ulteriori sviluppi, così da rilasciare, l’uno dietro l’altro, due lavori decisamente più maturi come “Fvlgvr Lvx Terror” e “Ardens Fvror”. Nel nuovo “Abhorrent Fervor”, il combo cerca di esplorare ulteriormente gli estremi del loro folle blackened death metal, incanalando atmosfere oscure e soffocanti attraverso momenti di pura devastazione, con l’ombra dei conterranei Aosoth che spunta a tratti qua e là nei pezzi. Certo, verso la fine del lotto i brani perdono un po’ di mordente e la voce di NGH, sostituto del vecchio singer PRZ, non aiuta molto in questo senso, vista la sua incrollabile e poco convincente uniformità; tutto sommato, però, gli amatori delle fiammanti progenie infernali non resteranno con le pive nel sacco. Ferocia parigina.

Tracce consigliate: “Perdition Whorl”, “Sovereign Wrath”, “Golden Fragments”

Waldgeflüster – Dahoam (AOP Records)

Con “Dahoam” i Waldgeflüster giungono al sesto album in studio dopo soli due anni da “Moonligh Sonatas” esponendo in vetrina un full-length non alieno da importanti novità. Oltre a cambiare etichetta, passando da Nordvis ad AOP Records, per la prima volta i tedeschi si affidano a testi in dialetto bavarese, come del resto suggerisce il titolo, anch’esso declinato nel vernacolo locale. “Dahoam” si occupi del tema della casa, o, meglio, di ciò che la casa significa per l’uomo e, malgrado le denominazioni delle tracce possano apparire criptiche, basta fare una piccola ricerca per comprendere che si tratta di luoghi a sud-est di Monaco, la cui vista suggerisce determinate emozioni e conseguenti scelte stilistiche. Ci troviamo al cospetto di un atmospheric black metal contornato da ampi passaggi acustici, con la presenza di pianoforte, violoncello e fields recordings che conferiscono al disco un alone epico e romantico, idoneo nell’evocare le sensazioni positive che emergono dalla tematica centrale del concept. Anche Satana, quando torna nella propria dimora, ritrova d’incanto tepore e riposo.

Tracce consigliate: “Im Ebersberger Frost”, “Am Stoa”, “Mim Blick Aufn Kaiser”

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