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L’angolo oscuro #42

Scava nel torbido e nell’inquietudine l’inizio di marzo griffato d’estremo.

Cailleach Calling – Dreams Of Fragmentation (Debemur Morti Productions)

I Cailleach Calling, fondati nella primavera del 2021, sono fondamentalmente il side project dei due musicisti dei Dawn Of Ouroboros Tony Thomas (chitarra e basso) e Chelsea Murphy (voce), con l’aggiunta dell’ex batterista dei White Ward Yurii Kononov. Se la band madre si dedica a un’armoniosa miscela di progressive death e post black, la nuova creatura opta per un metallo nero atmosferico dal taglio esistenzialista che ha l’obiettivo di evocare il clima alienante e sinistro delle metropoli moderne. Ispirati dalle escursioni notturne attraverso una Oakland inondata di neon, il trio californiano, facendo propri lo spirito claustrofobico dei Darkspace e l’indole narrativa dei Deafheaven, si intrufola, con il debut “Dreams Of Fragmentation”, negli angoli urbani più bui, in quegli anfratti dove proliferano pericoli e minacce. Le luci fredde delle pubblicità, delle strade e delle auto che sfrecciano tra i canyon di cemento rappresentano soltanto la copertina patinata dietro il cui frastuono quotidiano si nascondono mostri e paure ancestrali, pronti a spuntar fuori appena viene aperta la porta di casa. Ansie e tensioni del contemporaneo per un disco livido e affascinante.

Tracce consigliate: “Cascading Waves”, “Mercurial Inversion”

Cryptworm – Spewing Mephitic Putridity (Me Saco Un Ojo/Pulverized Records)

A poco meno di due anni da un’uscita, l’EP “Reeking Gunk Of Abhorrence”, che non sarà certo passato inosservato tra gli amanti del death metal più guasto e bavoso, torna il duo di Bristol dei Cryptworm, e questa volta con un lavoro – il primo – sulla lunga distanza. Pubblicato, come il predecessore, sotto i colori delle etichette Me Saco Un Ojo e Pulverized Records, “Spewing Mephitic Putridity” si avvale, dietro le quinte, di due figure d’eccezione. Da un lato l’islandese Þorvaldur Guðni Sævarsson, alias Skaðvaldur, musicista di Graveater e Urðun, illustratore di talento per gruppi come Hellripper, Hexorcist, Koffin, Naðra, Nekro Drunkz e Ripped To Shreds e qui responsabile di un artwork deliziosamente insalubre e cinematico; dall’altro Árpád Szenti, collega di Tibor Hanyi nei Mörbid Carnage e gestore del missaggio e del mastering. Iconografia putrescente e produzione naturale contribuiscono alla riuscita di un album unto e abrasivo, nei cui liquami sonori dal ritmo malsanamente cadenzato l’affezionato ascoltatore non potrà che crogiolarsi con gioia indescrivibile. Un po’ Cerebral Rot, un po’ Undergang, per una mezzoretta marcia e divertente.

Tracce consigliate: “Disgorged Chunks Of Life”, “Reduced To Liquified Mass”, “Septic Phlegm Asphyxia”

In Aphelion – Moribund (Edged Circle Productions)

Nella scena metal scandinava sono pochissimi i musicisti che si limitano all’attività di un solo gruppo. Non sorprende, dunque, che nel trio a nome In Aphelion presenzino, oltre a Marco Prij, drummer degli olandesi Cryptosis, entrambe le asce dei Necrophobic, Sebastian Ramstedt e Johan Bergebäck, con il primo anche in veste di singer, compositore e bassista. Se consideriamo che nell’ultimo , il chitarrista principale della black/death metal band scandinava aveva firmato di suo esclusivo pugno un paio di brani, appare evidente che la fisionomia di questo “Moribund” non si discosti molto dal sound esperito nella band madre. Tanti i riferimenti alla NWOBHM e alla scuola estrema svedese di metà anni ’90, il tutto corroborato da melodie diaboliche, accelerazioni thrash di provenienza teutonico/americana e ombre dark, melange già percepibile nell’ep “Luciferian Age” (2021) e ora messo a fuoco in maniera decisamente più compiuta. Un side project di fattura squisita (in cabina di regia siede il veterano Fredrik Folkare) che non ci stupiremmo crescesse di valore e importanza nei prossimi anni.

Tracce consigliate: “Draugr”, “Luciferian Age”, “This Night Seems Endless”

Persecutory – Summoning The Lawless Legions (Godz ov War Productions)

La scena extreme metal in Turchia si sta sviluppando velocemente, registrando l’emergere di realtà sempre più feroci ed eleganti. Tra queste, spiccano sicuramente i Persecutory che, dopo il belluino esordio “Towards The Ultimate Exinction” (2017), danno ora alle stampe un secondo LP che ne dimostra la galoppante maturazione a livello di songwriting e di tecnica esecutiva. Attivi sin dal 2014 e nati nel distretto di Kadiköy, luogo di origine della maggior parte delle band estreme locali, il quintetto offre, nel nuovo “Summoning The Lawless Legions”, una mistura black/death sì blasfema e crudele, eppure allo stesso tempo molto fine e articolata – come dimostra la durata media (sette minuti) dei cinque brani del lotto – e tendente all’epico e alla magniloquenza oscura. Una copertina accattivante – opera del russo Alexander Shadrin -, una produzione esemplare, una scrittura coesa e musicisti consapevoli del proprio talento rendono il disco una delle release più cool di questo primo trimestre del 2022. Altamente consigliato non soltanto agli appassionati di Behemoth, Grave Miasma, Sacramentum, Sulphur Aeon e compagnia cantante, ma anche a tutti coloro ignari che, nell’antica Calcedonia, possano nascere frutti maligni così succulenti.

Tracce consigliate: “As The Serpent Ascend”, “Adorned In Primeval Seas”, “Circle Of The Spirit Devourers”

Sidious – Blackest Insurrection (Clobber Records)

Senza dubbio interessante e positiva l’evoluzione dei Sidious, giunti oggi al terzo platter in studio. Dopo un discreto esordio di stampo symphonic blackened death, “Revealed in Profane Splendor”, gli inglesi hanno iniziato un rapido processo di metamorfosi, concretizzatosi in “Temporal” (2019), dignitosa prova cosparsa di un metallo nero duro e crudo. Con il presente “Blackest Insurrection”, il cui titolo non ammette fraintendimenti, la band raffina la propria fosca brutalità priva di compromessi, raggiungendo un miglior risultato rispetto al pur buono predecessore. Un sound raw carico di furia e di odio, dal mordente underground e certamente influenzato dalla seconda ondata, ma che non disdegna, soprattutto nella costruzione dei riff, un approcci decisamente moderno, che guarda tanto ai Watain quanto ai compatrioti The Infernal Sea, non trascurando la lezione dei Vulture Lord più convincenti quando si fa largo la vena thrashy. Classico, ma non old school, intransigente, tuttavia non impenetrabile: il nuovo full-length di codesti guardiani londinesi della Fiamma Oscura lascerà soddisfatti nostalgici e adepti dell’ultimo minuto.

Tracce consigliate: “Blood-Soaked Mist”, “Thousandfold Will”, “Jewel Of The Headean Crown”

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