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La domenica del Luppolo in Rock è tradizionalmente la giornata dedicata alle anime più estreme del metal. Death, thrash, grindcore e black metal si alternano sul palco in quello che, sulla carta, è il momento più duro del festival. È anche la giornata che registra la maggiore affluenza: dopo il richiamo degli Helloween a Ferrara nella serata precedente, non era scontato capire quanto il pubblico avrebbe risposto, ma alla fine l’area festival appare decisamente più popolata rispetto al sabato.
L’arrivo al festival non è semplice: una chiusura stradale causa ritardi e permette di assistere soltanto all’ultimo brano dei Bid Zogo, troppo poco per poter valutare la loro esibizione. A salire successivamente sul palco sono i Crisalide, la formazione guidata da Giuliano Zippo, direttore artistico del festival e voce degli In Autumn. Il loro death/thrash metal guarda apertamente alla scuola dei Sepultura, influenza evidente nell’impatto dei brani e nell’approccio alla materia. La scaletta ruota attorno a “Dark Inside“, unica testimonianza discografica della band, mostrando una formazione affiatata e convincente. La chiusura con “Roots Bloody Roots” rappresenta un omaggio coerente alle radici sonore del gruppo.
Seguono gli Infection Code, realtà alessandrina attiva da oltre vent’anni, con il loro mix di thrash e industrial metal. Il set si concentra sugli ultimi lavori “De Reptilium Arcanis” e “Culto“, mettendo in evidenza soprattutto la presenza scenica di Gabriele Oltracqua, capace di trasformare la performance in un vero spettacolo. Tra i momenti più riusciti spicca “King Among Insects“, brano che dal vivo si trasforma in una scarica di energia.
Il palco cambia completamente atmosfera con l’arrivo dei Cripple Bastards, nome storico del grindcore italiano. Pur non essendo un genere particolarmente vicino ai miei gusti, è impossibile ignorare il percorso costruito dalla band in oltre trent’anni di carriera. Il loro set è diretto e senza compromessi: aggressività, velocità e pochissime concessioni. Freschi della pubblicazione dell’EP “La tua foto sul marmo“, i quattro musicisti riescono a coinvolgere il pubblico nonostante il caldo intenso, confermando un’identità ormai riconosciuta anche a livello internazionale. La scelta di utilizzare esclusivamente la lingua italiana nei testi rimane uno degli elementi distintivi del gruppo.
Tra le sorprese della giornata spiccano i Darkhold. La band guidata da Claudio Facheris, storico ex vocalist dei Methedras, propone un thrash metal viscerale legato alla tradizione degli anni Ottanta, ma senza limitarsi alla nostalgia. La scaletta attraversa “Tales From Hell” e il nuovo EP “Centuries Of Purgatory“, con brani come “The Slithering” capaci di unire energia e contenuti sociali. A fare la differenza è anche la presenza scenica di Facheris, che dimostra esperienza e capacità di coinvolgere il pubblico. Un progetto ancora giovane, ma con margini interessanti di crescita.

L’attesa cresce con l’arrivo dei Rotting Christ. La formazione ellenica, guidata da Sakis Tolis e impegnata nel celebrare quarant’anni di carriera, porta a Cremona una scaletta costruita come un viaggio nella propria storia musicale. L’attenzione è rivolta soprattutto agli album più rappresentativi, con un equilibrio tra le diverse fasi della loro discografia. La forza della band non risiede soltanto nei brani, ma nella capacità di creare un’atmosfera unica: Sakis Tolis domina il palco con gesti misurati e una presenza magnetica, trasformando il concerto in un vero rituale collettivo. Una performance intensa, capace di unire oscurità, melodia e teatralità.
Con i Marduk arriva il momento più oscuro della giornata. Vederli ancora immersi nella luce del giorno crea un contrasto particolare con l’immaginario della band, costruito su atmosfere cupe e scenografie notturne. Anche la resa visiva deve fare i conti con caldo e luminosità, ma sul piano musicale il gruppo non lascia spazio a dubbi. Mortuus e Morgan Steinmeyer Håkansson guidano un set feroce e compatto, pescando da oltre trent’anni di carriera. Brani come “Baptism by Fire“, “Sulphur Souls” e “Panzer Division Marduk” confermano il ruolo dei Marduk come una delle realtà fondamentali del black metal europeo.
Terminata la parentesi più estrema, il palco accoglie gli Overkill, una delle colonne del thrash americano. La band arriva in Italia con una formazione modificata a causa dell’assenza di Carlo “D.D.” Verni, sostituito da Christian Olde Wolbers dei Fear Factory, e con Dave Linsk al posto di Derek Tailer. Nonostante i cambiamenti, il gruppo dimostra una solidità impressionante. Bobby “Blitz” Ellsworth mantiene il controllo della scena e il pubblico risponde con entusiasmo, tra crowd surfing e l’energia tipica dei grandi concerti metal. La scaletta alterna classici e brani più recenti come “Scorched” e “The Surgeon“, dimostrando una band ancora interessata al presente. La chiusura con la cover di “Fuck You” dei The Subhumans è un saluto irriverente e perfettamente in linea con lo spirito del gruppo.

L’ultima band della giornata è quella che più di ogni altra rappresenta la nascita della musica estrema: i Venom. L’attesa per la formazione guidata da Conrad Lant, in arte Cronos, è altissima e viene ulteriormente alimentata da un problema tecnico che causa un blackout nell’area festival poco prima del concerto. Risolto l’imprevisto, il trio sale sul palco sulle note di “Lay Down Your Soul“, immerso nelle luci rosse che richiamano l’atmosfera oscura della band. La scaletta ripercorre la storia dei Venom, con ampio spazio dedicato a “Black Metal“, album fondamentale non solo per il gruppo ma anche per il movimento che da esso avrebbe preso il nome. Non mancano riferimenti a “Welcome to Hell” e al più recente “Into Oblivion“. A guidare la performance è ancora una volta Cronos, capace di mantenere un rapporto diretto con il pubblico attraverso energia, sorrisi e continui richiami alla platea. Una chiusura dal forte valore simbolico per una giornata dedicata alle radici della musica estrema.
Con la conclusione dell’ottava edizione del Luppolo in Rock, il bilancio non può che essere positivo. Una tre giorni segnata da caldo intenso e qualche difficoltà organizzativa, ma capace di mantenere una direzione artistica precisa e una proposta musicale coerente. L’annuncio dei blind ticket ha già aperto le aspettative per la prossima edizione e il consueto toto-nomi è appena iniziato.
Resta infine da sottolineare il lavoro di Massimo Pacifico e del suo team: costruire un festival di queste dimensioni, mantenendo un’identità riconoscibile e portando sul palco importanti realtà della scena metal internazionale, rappresenta un risultato che merita attenzione e rispetto.





