Abbiamo raggiunto Ludovico Poggio, in arte ICO, artista emergente all’esordio nel mondo discografico. Il suo primo disco, “Nell’Etere”, è co-prodotto dall’artista e da Alessio Croci.
Ciao Ludovico, benvenuto su Spaziorock. Come stai?
Tutto bene, grazie.
Sembrerà banale, ma come mai ICO?
La risposta più scontata è ovviamente per via del nome. Volendo aggiungere un dettaglio, è anche il nome di uno dei miei videogiochi preferiti.
“Nell’Etere” è il tuo disco d’esordio. Come lo introdurresti a parole tue?
Innanzitutto, è un disco ibrido italiano-inglese. È un viaggio interiore e onirico nel mondo delle mie storie, delle mie emozioni. Ogni brano è un po’ come se fosse un universo a sé, che racconta qualcosa del mio vissuto e della mia sensibilità. Ci tenevo che ogni canzone avesse un ruolo diverso, che potesse raccontare un lato diverso della mia persona e del mio stile musicale.
Come mai due lingue e come mai soprattutto l’inglese?
Direi che la scelta deriva dai miei ascolti, siccome prediligo musica in inglese. E credo che i miei ascolti si riflettano anche nelle mie canzoni. Questo non mi preclude però dall’avere un’anima italiana, più cantautorale, che sento di voler esprimere. Non voglio fare a meno di nessuna delle due.

È un disco nel suo complesso itpop, però dentro ci sono varie cose, tipo io ci sento tanto il post-britpop, quindi i primi Coldplay, Travis, Keane…
È un genere a cui mi sento affine, conosco molto bene quelle band. Direi che è una lettura abbastanza sul pezzo. Una cosa di cui sono molto soddisfatto, con tutti i limiti del caso siccome parliamo di un primissimo lavoro, è che ritrovo molte delle mie influenze. Sono riuscito a farmi trasportare e ad inserirle.
Il goth è un’altra di queste? Perché “Devil in disguise” mi ha stupito, non mi aspettavo un brano del genere.
Intanto mi fa piacere che ti abia scatenato questa reazione, era un po’ quello che cercavo. Stupire è alla base del mio modo di fare. Quel brano accontenta il mio gusto per la new wave, il post-punk, quindi tutte quelle band tipo Joy Division, The Cure, Bauhaus…
Invece di italiano che riferimenti hai?
In assoluto, Lucio Battisti. E non è un caso, perché secondo me nella sua epoca è stato uno dei più internazionali, in generale. Sono molto legato al cantautorato classico, Tenco, De Gregori…
Ti piacciono i classici insomma.
Sìsì, sono un grande fan di Andrea Laszlo De Simone, un artista moderno che però riprende le sonorità classiche della canzone italiana.
Farai un tour?
Assolutamente sì. Credo che sia importante portare dal vivo la propria musica, con una band, ed è una cosa totalmente inedita anche questa per me. Sento la necessità e la voglia di farlo, di dare vita alle canzoni.
Grazie Ludovico, a presto!





