NiliBrosh AMatterofPerception front2014
RECENSIONI

Nili Brosh – A Matter Of Perception

Temo sia ormai pensiero consolidato che nel 2015 per comporre un album strumentale non basti più solo la tecnica; è divenuta più che altro una questione di percezione. "A Matter Of Perception", appunto. Soltanto essa può conferire il lusso di destreggiarsi sapientemente tra la affollata giungla di metodi e dei milioni di diversi approcci, specie se chitarristici; è estremamente difficile riuscire ad affiorare in superficie e poter dire "qualcosa di nuovo" in questo gergo o, per lo meno, di interessante. Ad ogni modo, Nili Brosh ci riesce: sarà la vicinanza di Andy Timmons, la militanza nella band Tony Macalpine, i tour velocisti con Yngwie Malmsteen. Poco importa, perché la ragazza (26enne, israeliana) ha dalla sua non solo la bravura, ma anche quel pizzico di originalità che spesso manca ad altri chitarristi/musicisti. Ciò le ha sicuramente permesso di costruirsi velocemente una precisa identità, ancor più chiara di quella delineata ai tempi dell'album da esordiente (autoprodotto) “Through The Looking Glass” (2010), sia a livello di composizione che di esecuzione. Complice anche il lungo periodo di gestazione, questo secondo disco è sicuramente più maturo e mette in mostra tanta abilità, tanta “percezione” musicale e soprattutto un suono della chitarra a 7 corde a dir poco muscolare, che si articola però in modo elegante anche in melodie dolci. Aggiungeteci poi ai reparti ritmici dei nobili guest musicians (ben quattro bassisti, tra cui Sua Maestà Stu Hamm sulla seconda traccia “The Spring Tune” e tre batteristi, Marco Minnemann, il brasiliano Aquiles Priester e niente meno che Virgil Donati) e il gioco è fatto. Dalla partenza oscura della title-track all’anthem di “Silence of Saturday” è assicurata una cascata di fluidi legato e tapping a due mani che rende sempre vario il liricismo chitarristico. Le venature jazz di “Double Entendre” e la tastierosa “The Chase” (con Alex D’Argento) aggiungono poi ancora più colore alla tavolozza già strabordante, mentre l’anima cabo-wabo di “Wafer” dell’album di debutto rivive in “Eli”, bella esagitata, e nei minuti finali della rivisitazione di “Alien Hip Hop” di Donati, tecnicamente davvero impressionante. Il vero status di capolavoro è però riservato solo in sede di chiusura nella semplice e lenta “Yolanda”, un delicato e sorprendente tocco di classe.

Tante parole per ribadire un concetto semplice: Nili Brosh è dannatamente brava (è laureata al Berklee College di Boston), è pure carina e il suo nome sono certo crescerà in fretta; chissà di non vederla magari fra qualche anno in lizza per un G3 femminile. Non di meno, per il momento, guitar heroes ed appassionati della sei corde (sette, in questo caso), unitevi: abbiamo una nuova e affermata eroina.

Tracklist

1. A Matter of Perception
2. The Spring Tune
3. Double Entendre
4. Exit Strategy
5. Silence of Saturday
6. The Chase
7. Eli
8. Adaptable Creatures
9. Alien Hip Hop
10. Yolanda