L'ultima volta che ci eravamo approcciati agli Enter Shikari era stato con il bizzarro e mediocre remix della versione "Hospitalised" del più che buono "The Mindsweep", album con cui la band aveva trovato un'unione efficace e ben studiata di testi, hardcore e sound elettronico in cui la brutalità delle chitarre era spesso smorzata da influssi elettronici e drum'n'bass, il tutto gestito da una perfetta linea ritmica che teneva in piedi l'intera struttura in maniera molto soddisfacente. Un vortice succulento e inedito che vede il suo prosecuo in "The Spark", che ci troviamo ora ad ascoltare. Sin dal primo ascolto si può intuire come i ritmi si siano molto attenuati e dell'aggressività che ricordavamo non sembra esserci più nulla: "The Sights" suona quasi come un pezzo indie-pop e "Live Outside" fa riemergere il "piacere elettronico" della band. "Take My Country Back", pur suonando diversa, è una traccia in linea con il percorso artistico della band e con queste recenti svolte. I cori di sfondo nel break però compromettono un po' il lavoro svolto fino a quel momento, e il ritornello è intriso di sonorità elettroniche non chiarissime. La parentesi che più stupirà (a voi decidere se in positivo o in negativo) è "Airfield", una ballad à la One Republic con un malinconico pianoforte ad accompagnare la voce di Rou Reynolds. "Rabble Rouser" apre invece con un giro blues, per poi trasformarsi in una sorta di traccia elettro-dance nel primo ritornello. Gradivamo un ritorno delle chitarre che arrivano qui a riequilibrare le sorti di un brano che rischiava di creare una pericolosa crepa nel disco… Crepa il cui pericolo non è del tutto scongiurato, e che difatti si apre con "Shinrin-yoku", ennesimo passaggio nel quale l'equazione "elettronico > tutto il resto" si accentua. Non è questione di prediligere "il classico" e quanto la band abbia prodotto sino a questo album ma tutto ci aspettavamo tranne che una deriva al limite di un synth-pop canonicissimo. L'energia esplosiva del passato è lontana, dell'hardcore non vi è parvenza, non che fosse un elemento irrinunciabile, ma la plasticità di questo disco ce la fa rimpiangere. "The Revolts of the Atoms" è un tonfo folk-elettronico mentre "An Ode to the Jigsaw Pieces" riesce per fortuna a rialzare un minimo il livello generale, perché l'insieme poppeggiantissimo di tastiere e chitarre non suona male. E neanche avuto il tempo di provare a cambiare idea il disco decide di finire così. E' tutto qua. Un album purtroppo sbiadito e dalle trame elettroniche trite e ritrite non proprio eccitanti. Nemmeno la drum'n'bass è stata risparmiata, sepolta anche lei dalle nuove sonorità indie e pop. Cosa ha spinto la band a lasciarsi indietro buona parte del proprio passato e ad abbracciare un presente così vacuo? Non lo sappiamo, ma ci dispiace sinceramente. Il disco non è certo da bocciare in toto, perché alla fine, sotto chili e chili di trucco, i profili si riconoscono e qualcosa degli Enter Shikari è rimasto. L'impressione comunque è che si tratti di troppo poco per darci una differente idea di "The Spark", abbastanza povero di idee originali e aggrappatosi alla volontà di piacere perchè fresco e imprevedibile (quello senz'altro è da riconoscere). Ma per chi ha conosciuto la band come la conoscevamo noi, e anche per i nuovi ascoltatori, potrebbe non esserci poi molto di esaltante.
Tracklist
01. The Spark
02. The Sights
03. Live Outside
04. Take My Country Back
05. Airfield
06. Rabble Rouser
07. Shinrin-yoku
08. Undercover Agents
09. The Revolt Of The Atoms
10. An Ode To Lost Jigsaw Pieces (In Two Movements)
11. The Embers

















