Dopo due anni di assenza dall’Italia, tornano i Lord Of The Lost: ormai oltre l’eco dell’Eurovision Song Contest 2023 con “Blood & Glitter”, e reduci da un periodo di attività febbrile, segnato dalla pubblicazione di ben tre album in meno di un anno. Ad attenderli c’è una Milano caldissima, più estiva che primaverile, nonostante sia solo la fine di aprile.

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League of Distortion

Ad aprire la serata sono i League of Distortion, alla loro prima volta in Italia. Un set breve ma ben costruito: sei pezzi, nessun riempitivo, tutto dritto al punto per catturare subito l’attenzione.
Sul palco spicca la cantante Anna Brunner, assoluta protagonista: presenza scenica sicura e magnetica, mai eccessiva ma sempre perfettamente a fuoco. Vocalmente è solida dall’inizio alla fine, alternando puliti precisi e la giusta aggressività. Molto efficace anche l’interazione con il pubblico, con il ricorrente invito “Join the league” per coinvolgere i presenti, conquistare nuovi fan e spingerli a seguirli sui social. L’emozione della prima volta in Italia si percepisce, ma si trasforma in energia positiva che cresce pezzo dopo pezzo, con il pubblico sempre più partecipe. Onestamente, un paio di pezzi in più li avremmo ascoltati volentieri. BRAVI.

dogma
Dogma

Cambio palco, ed è il momento delle Dogma. Qui il discorso si fa più complesso. La band arriva dopo una fase di transizione piuttosto turbolenta, segnata da cambi di formazione che hanno fatto discutere non poco: uscite improvvise, nuovi ingressi e un’identità che, inevitabilmente, ha dovuto rimettersi in gioco. Un passaggio delicato, che dal vivo si percepisce ancora come un equilibrio in costruzione. L’impatto visivo resta uno dei loro punti di forza: look curato, identità estetica fortissima, presenza scenica evidente e ben definita. Il concept è chiaro e arriva senza filtri. Anche sul piano strumentale non mancano i momenti solidi: riff convincenti, una sezione ritmica che quando ingrana funziona davvero bene, grandi assoli di chitarra e un’attitudine che c’è.

Il problema sta nella resa complessiva. Il bilanciamento dei suoni non aiuta, anzi penalizza diversi passaggi rendendo il set meno incisivo di quanto potrebbe essere. La voce è l’elemento più altalenante: a tratti funziona, in altri fatica a emergere o a reggere il peso del resto della band. Anche l’interazione col pubblico risulta meno coinvolgente, più fredda rispetto a quanto visto poco prima. E diversi brani, pur ben eseguiti, sanno di già sentito, sfiorando il cliché senza riuscire davvero a distinguersi. Nel complesso, una prova non da bocciare, ma che lascia sensazioni contrastanti. Soprattutto perché i League of Distortion, poco prima, avevano trasmesso tutt’altro tipo di impatto.

lord of the lost band gennaio 2026
Lord Of The Lost

Quando arriva il momento dei Lord Of The Lost, il colpo d’occhio è completamente diverso. La sala è finalmente piena, compatta, pronta.

“Kill The Lights” apre il set e mette subito le cose in chiaro. Chris Harms entra e si prende la scena con una naturalezza assoluta, da frontman vero: voce, presenza e soprattutto controllo del pubblico.
I pezzi nuovi della trilogia “OPVS NOIR” sono delle vere mine dal vivo: spiccano “I Hate People”, “Damage” e “The Things We Do For Love”, dove il cantante tedesco alterna pulito e growl alla grande, dando al tutto una dinamica ancora più intensa. Non manca un momento curioso: il merch è assente, per via dei “problemi italiani” già comunicati sui social. Chris la gestisce con ironia e la band ci scherza sopra lanciando sei peluche tra il pubblico, tra risate e mani alzate, rendendo l’atmosfera ancora più complice.

Sul palco si nota anche un’assenza importante: Klaas Helmecke non è presente per motivi di salute, sostituito da Dom R. Crey al basso, che si inserisce senza far pesare troppo il cambio. La scaletta scorre senza cali, alternando momenti più pesanti – a tratti oseremo dire anche “dance” – ad aperture melodiche ben calibrate. Tra i passaggi più intensi della serata spicca il ritorno di Anna Brunner per il duetto su “Please Break The Silence”, un momento emotivo e d’impatto che cambia subito il respiro del live. Poco dopo arriva uno dei picchi assoluti con la cover di “Cha Cha Cha” di Käärijä, il cantante finlandese arrivato secondo all’Eurovision 2023 – lo stesso anno in cui i Lord of the Lost rappresentavano la Germania, chiudendo ultimi. Il brano nasce quasi come una parentesi giocosa, ma a un certo punto Chris chiama il wall of death: il pubblico si divide, il pit si apre e si trasforma tutto in un’esplosione di energia perfettamente riuscita. A chiudere lo show ci pensa la dolceamara “Light Can Only Shine in the Darkness”, che abbassa i toni senza spegnere del tutto quello che si è accumulato durante il concerto.

Quando si riaccendono le luci, fuori è ancora caldo. Dentro, per un paio d’ore, lo è stato molto di più. Si esce con una sensazione sospesa: intensa ma leggera, come se quello appena visto continuasse a girare a bassa frequenza addosso. I Lord Of The Lost confermano una natura fatta di contrasti, dove l’oscurità non pesa mai soltanto, ma diventa spinta, gioco, coinvolgimento. E alla fine, questo Opus Noir non è mai davvero nero fino in fondo. È più un chiaroscuro, che lascia una certezza semplice e netta: ci si è divertiti, eccome.

Setlist Lord Of The Lost

Kill the Lights
My Funeral
Damage
Prison
Forever Lost
Drag Me to Hell
I Hate People
Blood for Blood
Priest
In the Field of Blood
I’ll Sleep When You’re Dead
On This Rock I Will Build My Church
In Darkness, in Light
Loreley
Winter’s Dying Heart
I Will Die in It
The Things We Do for Love
Doomsday Disco
Blood & Glitter
Please Break the Silence
Cha Cha Cha
Light Can Only Shine in the Darkness

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