Come in ogni decennio, anche negli anni '90 c'era chi non si accontentava del tam tam mediatico attorno alle grandi bands e assisteva, attraverso le riviste di settore, alla nascita e crescita di un mito chiamato Savatage. Perché una band come quella doveva limitarsi allo status di cult? Non che i floridiani fossero dei perfetti sconosciuti, ma la convinzione che stessero raccogliendo poco in rapporto all'impatto che ebbero sulla scena metal era forte.
La musica dei Savatage avrebbe segnato la scena in modo indelebile negli anni a venire e i motivi li conosciamo: l'abilità nel coniugare il metal di derivazione US con il rock, le grandi ballate dal gusto radiofonico, le influenze di stampo operistico, classico e musical. Un calderone multiforme e progressivo (questo sì) in continuo divenire con una pesante eredità sulle spalle, quella del povero Criss Oliva prematuramente scompaso nel 1993 e ritenuto ancora oggi, senza temere di essere smentiti, uno dei più grandi talenti mai apparsi sulla scena metal. Il sipario sulla band si è chiuso in via non ufficiale nel lontano 2003 (fatta eccezione per lo special show di Wacken 2015) ma la band tuttavia non è mai morta, gli abitanti di "Savalandia" hanno continuato a fare musica attraverso i vari progetti paralleli, una serie di spin off nei quali la presenza degli ex membri è stata continua, talvolta persino ingombrante. Il successo planetario della Trans Siberian Orchestra è stato il giusto conguaglio di una carriera gloriosa ma comunque tormentata.
Ma allora perché non rispolverare il marchio Savatage, in questi anni? Intanto perché Savatage non è un marchio, e non a caso nell'era dell'hype compulsivo e del marketing multimediale selvaggio, il nome non è stato dato in pasto alle masse in maniera gratuita, come se fosse un qualcosa legato a un determinato periodo storico e che dovesse rimanere cristallizzato nel tempo. Dario Cattaneo oltre che un bravo collega, è un Sava-fan di prima generazione e proietta in questo libro "Dietro il Sipario" tutto l'entusiasmo di chi è cresciuto alla corte di Re Oliva. L'autore sceglie intelligentemente di non limitarsi ai soliti esercizi di aneddotica, che per fortuna sono pochi, optando invece per un accurato racconto sulla genesi delle varie opere attraverso le parole dei protagonisti, in molti casi interpellati in via esclusiva. Va subito detto però che non tutte le ciambelle sono uscite col buco in casa Savatage, e l'unico peccato veniale che possiamo rimproverare all'autore è l'approccio troppo benevolo non solo ai dischi, ma persino ai singoli brani; se non è tutto bello (fa eccezione l'indifendibile "Fight For The Rock"), poco ci manca. A fornire un quadro ancora più dettagliato sulla storia della band sono le dinamiche interne al gruppo e i continui andirivieni in formazione, scelte dettate per lo più da motivazioni personali che non le solite "divergenze musicali".
Perché alla fine oltre ad essere una grande famiglia, i Savatage sono un'idea di musica, un concetto astratto un po' come i Deep Purple, ed è questo il motivo per cui i numerosi cambi di formazione non hanno compromesso l'integrità della band agli occhi dei fans. E' l'epopea dei Savatage e mai titolo fu più azzeccato, perché di tale in effetti si tratta: una storia fatta di trionfi e tragedie, cadute e rinascite, ma soprattutto di quell'umanità che contraddistingue le vite degli uomini comuni. Le concessioni allo star system dureranno poco, pur potendo vantare numeri interessanti ora in patria, ora nel Vecchio Continente, la grande famiglia si è sempre contraddistinta per la sua discreta nobiltà d'animo che non l'ha mai distolta dal vero valore delle cose. Una sensibilità che si manifesta attraverso le trame dei concept, le lyrics, la beneficenza, il sofferto ricordo del compianto Criss Oliva, dovutamente celebrato ma mai sbandierato ai quattro venti. Una grande famiglia, da riascoltare, riscoprire e tramandare ai posteri.











