Lo stoner è sempre una risposta musicale gradita e gradevole contro il logorio della vita moderna anche se, è cosa nota, il genere ultimamente latita e non offre più i fasti di un tempo. Cosa può fare dunque un amante dello stile roccioso per godersi un po' di novità? Tra le varie opzioni, può sicuramente affidarsi ai Black Moth e al loro ultimo lavoro "Anatomical Venus". La band inglese, alla terza prova in studio, è l'esempio perfetto di come il genere abbia ancora qualcosa da dire e che non vada semplicemente bollata come "quelli con la cantante donna". In un genere già parecchio sviscerato negli anni, la presenza femminile gioca un ruolo chiave, questo è indubbio, ma si rivela un valore aggiunto alla qualità totale dei brani prodotti e da un tocco di originalità e di novità che si sposa alla perfezione con il sound del gruppo.
Bastano le prime note di "Istra" per capire; il primo brano sorge dalla nebbia di atmosfere rarefatte per portare alla luce un riff accattivante e un ritmo possente che completano la voce spiritata della cantante Harriet Bevan. Altro pezzo di rilievo è "Sisters Of The Stone", che mette di base lo stile Kyuss e lo reinterpreta in chiave più attuale in una cavalcata tutta voce effettata, chitarre distorte e batteria incalzante. Nel disco trovano spazio varie influenze, dai Fu Manchu a PJ Harvey, ai Queens of the Stone Age più recenti come si nota da brani come "Screen Queen" o "Pig Man" o ancora "Moonbow"; insomma il disco è una ventata di aria fresca per gli amanti del genere, non necessariamente del tutto nuova, qualche elemento che sa di "già sentito" emerge qui e là nella totalità dell'album, ma è un peccato perdonabile vista la qualità complessiva di musica e testi. I Black Moth sono di sicuro sulla buona strada per consolidare il proprio nome nella scena ma è anche evidente, coi i loro ritornelli più catchy, che il desiderio sia quello di fare il salto verso un bacino di pubblico più ampio, sulla scia di gruppi più blasonati come i già citati QOTSA. Tra i due intenti è sicuramente più certo il primo ma non è detto che i Black Moth non riescano, portando al massimo la propria attitudine compositiva, anche nel secondo.
Tracklist
01. Istra
02. Moonbow
03. Sisters Of The Stone
04. Buried Hoards
05. Severed Grace
06. A Lovers Hate
07. Screen Queen
08. Tourmaline
09. A Thousand Arrows
10. Pig Man

















