Dopo un periodo di silenzio, figlio inevitabilmente della necessità di fermarsi e ricostruirsi come band, i Blind Channel tornano con il nuovo album, il sesto della loro carriera cominciata nel 2013. Il gruppo finlandese, nell’aprile del 2025 ha dovuto far fronte all’addio del cantante Joel Hokka, che insieme a Niko Vilhelm, aveva formato una base vocale solida e perfettamente amalgamata, creando un mood ed un ‘attitudine in bilico tra richiami prettamente nu metal, melodia, growl e parti rappate. Un sound comunque molto moderno, che ha lanciato in questi anni il gruppo tra successi internazionali, tour sempre più importanti, collaborazioni prestigiose e, non ultima, la partecipazione all’Eurovision, da sempre vetrina importante per ottenere visibilità e popolarità. Quello che era certamente uno dei punti forti del gruppo, senza entrare nel merito delle ragioni dello split, si sgretola proprio nel momento di maggior ascesa, ma forse allo stesso modo ha dato tempo alla band di prendere fiato dopo un periodo davvero intenso tra uscite discografiche e lunghi periodi in tour, consentendo una più lenta riflessione sulle prossime mosse. La scelta di non sostituire Joel, per un gruppo come i Blind Channel, nato e fondato proprio sull’alternanza delle due voci, ha lasciato stupiti in molti, e certamente questo nuovo “Painstream” potrà rispondere ai tanti dubbi nati sul futuro della band.
L’inizio con “Messiah” sembra quasi in punta di piedi, in maniera sussurrata e melodica, salvo poi esplodere di un’energia dal mood malinconico.”Youthanasia” si sviluppa come un perfetto singolo, partendo rabbiosa e sfociando poi in chorus coinvolgente. “Stars We See”, uno dei singoli di lancio intreccia parti melodiche con sferzate più aggressive per un brano che nella sua struttura matura funziona a dovere. Il trovarsi a gestire una sola voce, da un lato inevitabilmente tende a snaturare l’essenza della band, magari con parentesi meno riuscite, come possono essere “Villain In Your Story”, che nonostante un buon tappeto elettronico lascia quella sensazione di incompiuto, o “Types Of Killing” che fatica a lasciare il segno. Dall’altro lato, la band esce dalla “comfort zone” costruita in questi anni, presentando interessanti sviluppi sonori, dalla melodica “No Encores In A Swan Song”, passando per l’aggressività dell’ottima “Diana” o per l’eclettica “Into The Void”, impreziosita dal featuring di Aaron Pauley degli Of Mice & Man. E poi ancora “Revolution: Now”, brano perfettamente centrato, emotivo, energico e convincente, assolutamente perfetto per la resa live, così come “Me Versus Me”. Il gruppo sa anche emozionare con un pezzo come “Scapegoat” e la conclusiva “Ache”, forse più scolastica ma comunque centrata nelle melodie e negli intrecci vocali.
La netta sensazione dopo l’ascolto di “Painstream” è di una band che pur avendo accusato il colpo di una perdita così fondamentale nel proprio scacchiere sonoro, non si è abbattuta e ha sviluppato in note questa voglia di rialzarsi e soprattutto di riprendere il percorso di crescita che sembrava lanciato. Anche osservando i numeri e il seguito di molte band che possono catalogarsi all’interno di questo metal moderno dalle molteplici influenze (Bring Me The Horizon, From Ashes To New, Electric Callboy solo per citarne alcune), i Blind Channel sanno che non possono perdere questo treno. Un album forse di transizione e non di continuità – e non poteva essere altrimenti -, ma con buone idee, ben suonato e soprattutto con un’ottima prova vocale, decisa e variegata, di Niko Vilhelm, capace di lasciare il segno nonostante ora gravi tutto sulle sue spalle. Quali saranno i riscontri dopo questo cambiamento ancora non è dato sapere: il prossimo tour potrà essere un interessante banco di prova per i fan e soprattutto per la band stessa.
Tracklist
01. Messiah
02. Youthanasia
03. Stars We See
04. Into The Void
05. Types Of Killing
06. Revolution:Now
07. Me Versus Me
08. Scapegoat
09. Villain In Your Story
10. Diana
11. No Encores In A Swan Song
12. Ache
















