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PISS – you made me / skin on linen

No devices
No metaphors
No technique
I don’t know if writing about violence is helping me
Am I helping you?

È spesso rasserenante credersi parte di un tutto. Senza venir meno all’individualismo che, oggi più che mai, domina la società occidentale, l’aria è ancora permeata di quegli ideali di fratellanza, comunità, unione: che sia il gruppo giovanile di un partito, il fanclub di un artista o la squadra di scacchi, in qualche modo tendiamo ancora ad aggregarci. Forse perché, sapendo di avere delle cose in comune, si ha la sensazione di essere simili, se non addirittura uguali, e quindi di poter essere compresi, capiti. Estendendo questo concetto il più possibile, c’è chi giunge alla conclusione che alla fine siamo tutti esseri umani, dunque tutti uguali, senza distinzioni di etnia, religione, posizione sociale, sesso…

Continuiamo con il ragionamento e soffermiamoci su quest’ultimo criterio. Uomini e donne sono dunque non speculari, non due facce della stessa medaglia, ma la stessa identica cosa, un’unica entità, senza differenza alcuna tra di loro. Perciò, qualunque processo chimico che il cervello umano trasforma in pensiero nella mente di una femmina è, per forza di cose, possibile che si manifesti nella mente di un maschio. Benanche non si manifestasse, il maschio è certamente in grado di capire la femmina.

In maniera del tutto onesta, trovo dei limiti in questo ragionamento. È bello capirsi, bellissimo; tuttavia, per capire, qualche volta, è essenziale vivere sulla propria pelle, e non ho sottolineato l’aspetto sessuale a caso. Possiamo anche immedesimarci al massimo, tirare fuori tutta la nostra empatia, ma ci sono cose che una femmina non può capire fino in fondo di un maschio, e viceversa. Anzi, soprattutto viceversa, dato il mondo che ci circonda.

Dico tutto questo perché il disco d’esordio dei PISS mi ha colpito, ma non posso dire di averla capita. Le parole di Taylor Zantigh mi hanno scavato dentro, nelle viscere, nelle tempie, nella gola, farei fatica a dimenticarle anche se volessi, eppure non mi sogno nemmeno di dire che le ho capite. “you made me / skin on linen” mi ha scosso, con la sua musica così potente e improvvisa, imprevedibile, impazzita, forse l’unica sua componente che potrei dire di aver capito.

Sì, posso dire che i PISS, da Vancouver, sono un giovane quartetto noise punk. Formazione classica, frontwoman. Suonano in giro qua e là già da un paio d’anni, senza aver pubblicato praticamente nulla, solo un piccolo demo, approccio punk vecchia scuola. In rete si trovano decine di articoli che ne decantano le lodi, arrivando a definirli perfino i futuri portabandiera dell’hardcore. Può essere, e glielo auguro davvero: perché un mix del genere di coraggio e rabbia, considerato che dietro il microfono ci sta una donna, considerato che dietro il microfono ci sta una donna che parla di violenza sessuale senza mezzi termini, oggi, si meriterebbero davvero un posto d’onore nel plateau del punk internazionale.

Per essere un primo album, quello dei PISS è già incredibilmente a fuoco, con un’idea artistica ben definita. La musica, come accennato, si muove tra il mondo noise e quello punk, in particolare l’hardcore (in “i keep trying to change the ending” ci sono dei chiari richiami allo screamo). È l’apparato testuale quello che identifica e scolpisce questo lavoro. Difficile sapere se i racconti siano reali – eccezion fatta per gli interludi su Gisèle Pelicot e le Rote Zora, chiaramente –, ma sono talmente vivi che lo sembrano tutti. Dall’umorismo nero e quasi urticante di “time loop at hot slit” fino alla catartica “blocking a scene you can’t remember”. Non serve che io li snoccioli, davvero. E non sarei nemmeno in grado di farlo, siccome non li ho capiti.

Un amico una volta mi ha detto: “La vita è una tazza di merda e dovremo bercela tutta fino in fondo”. I PISS hanno deciso di sputare in faccia a tutti il contenuto di quella tazza.

Tracklist

01 kai and friends
02 i wanted to be a singer
03 andrea I
04 time loop at hot slit
05 manon on the trial of gisèle pelicot
06 a little girl’s horse craze betrays her
07 toni
08 there was a door
09 andrea II
10 how can you act opposite to this emotion?
11 blocking a scene you can’t remember
12 self-blame with thorn necklace and hummingbird
13 vikki
14 Rote Zora. “Resistance is Possible.” Emma, no. 6, June 1984, pp. 39-41.
15 i keep trying to change the ending