Fa tappa al Live Club di Trezzo sull’Adda l’unica data italiana degli Heaven Shall Burn, che con il loro “Heimat Over Europe 2026” stanno toccando, con successo e ottima partecipazione di pubblico, diverse località europee. Non c’è solo l’interesse per rivedere in Italia dopo tanto tempo il gruppo tedesco, ma c’è anche la curiosità per un pacchetto di band notevolmente interessanti che accompagnano gli Heaven Shall Burn in questo tour (Frozen Soul, The Black Dahlia Murder e The Halo Effect). Di sicuro questa sera ce n’è per tutti i gusti, dalle sonorità più prettamente death metal tra potenza e aggressività, fino ad aperture più melodiche – ma sempre decisamente heavy. Una serata, perciò, che rappresenta un must per gli amanti di queste sonorità e per chi avrà il desiderio di approfondire magari una o più band che ancora conosce poco.
Frozen Soul

La band americana sale sul palco alle 19.00 e per circa mezz’ora a disposizione sfodera tutta la propria potenza ed aggressività, tra death metal old school e riff granitici. I Frozen Soul propongono una scaletta principalmente incentrata sul nuovo lavoro in uscita a maggio “No Place Of Warmth”, in cui spiccano la title track e brani come “Absolute Zero”, suonata all’inizio, e “Invoke War”. Chad Green, voce del gruppo, mostra una presenza fisica imponente e riesce a dare personalità, rabbia ed energia ad un pubblico inizialmente ancora non molto numeroso. “Crypt Of Ice” conclude una performance breve ma decisamente intensa.
Setlist
Encased in Ice
Absolute Zero
Chaos Will Reign
Morbid Effigy
No Place of Warmth
Arsenal of War
Invoke War
Crypt of Ice
The Black Dahlia Murder

Dopo un rapido cambio di palco è il momento dei The Black Dahlia Murder, storica band statunitense, che ci fanno tuffare in un death metal granitico con qualche lieve concessione alla melodia. Il gruppo è attivo da oltre vent’anni e l’esperienza sul palco si percepisce nella compattezza della band e nell’essere assolutamente coinvolgenti. Tante magliette del gruppo tra i presenti, che si scatenano su brani come “Kings Of The Nightworld”, “Aftermath” o l’acclamata “Cursed Creator”. Conclusione affidata all’esplosiva “Everything Went Black” dallo storico album “Nocturnal”, seguita da “Utopia Black”. Saluti e applausi non mancano per la band americana.
Setlist
What a Horrible Night to Have a Curse
Kings of the Nightworld
Aftermath
A Vulgar Picture
Mammoth’s Hand
Cursed Creator
Nightbringers
Everything Went Black
Utopia Black
The Halo Effect

Si cambia decisamente genere ed anche il palco comincia a prendere una forma diversa, più ampia ed avvolgente. È il turno dei The Halo Effect, super gruppo nato dall’unione di membri ed ex di Dark Tranquillity ed In Flames, e che nel giro di 3-4 anni ha riportato ai fasti di un tempo il death melodico svedese, che proprio le due band citate avevano contribuito a creare e a rendere iconico a partire dai primi anni ’90. C’era molta attesa di rivedere il gruppo in Italia e la loro presenza all’interno del bill ha sicuramente spinto molti appassionati del genere ad essere al Live Club soprattutto per loro. L’intro “This Curse Of Silence” permette di introdurci al meglio allo show, mentre i membri, acclamati ad uno ad uno dal pubblico, prendono posto sul palco, sino all’inizio dell’ esplosiva “March Of The Unheard”, brano amatissimo ed ormai tra i più iconici. Manca Jesper Strömblad, che non partecipa al tour, ma i due chitarristi Niclas Engelin e Patrik Jensen regalano riff e assoli nella più classica tradizione di Göteborg. Il suono iniziale non è ottimale, ma con le successive “Feel What I Believe” e con la fantastica “Detonate”, il bilanciamento migliora notevolmente.
Stanne rimane un perfetto frontman, energico e coinvolgente, anche se qui ne abbiamo una versione forse più “silenziosa” tra un brano e l’altro, a differenza di quanto spesso accade nel nostro Paese con gli amatissimi Dark Tranquillity. “Become Surrender” è un altro brano davvero riuscito anche in sede live, con la perfetta alternanza tra aggressività e melodia, così come avviene con la travolgente “Gateways”. Anche la sezione ritmica risulta perfetta, con Daniel Svensson preciso e granitico alla batteria e Peter Iwers molto preciso al basso. Il live scivola via veloce e coinvolgente, fino a concludersi con la stupenda “Shadowminds”, brano con cui i The Halo Effect si sono presentati al mondo. Davvero un concerto coinvolgente con musicisti di livello che sanno performare nel migliore dei modi, ma allo stesso tempo divertirsi tra loro sul palco, suonando la musica che più amano. Una sensazione che si percepisce bene vedendoli live: il saluto prolungato al pubblico prima di congedarsi lo va a testimoniare.
Setlist
This Curse Of Silence
March of the Unheard
Feel What I Believe
The Needless End
Detonate
Become Surrender
Gateways
Our Channel to the Darkness
Between Directions
A Truth Worth Lying For
Shadowminds
Heaven Shall Burn

È finalmente giunto il momento dei protagonisti indiscussi della serata. Dopo tre gruppi che hanno spaziato in maniera egregia tra le varie sfumature del death metal, ognuno con la propria peculiarità scaldando adeguatamente i presenti, è ora il momento di assistere allo show degli Heaven Shall Burn. Il gruppo tedesco manca da parecchi anni dall’Italia, motivo in più per rendere speciale questa serata. Marcus Bischoff e compagni negli ultimi anni sono passati dall’essere un gruppo rispettato ed importante della scena, a diventare una band capace di numeri notevoli e ormai stabilmente tra gli headliner di numerosi ed importanti festival Europei (Wacken e Summer Breeze su tutti). I cinque membri prendono posto sul palco e sin da subito iniziano l’assalto sonoro con la nuova “War Is The Father Of All”. Già dai primi minuti si capisce di avere di fronte una band di livello altissimo, capace di tenere egregiamente qualsiasi tipo di palco, precisa ed affilata in ogni dettaglio. Il tour è principalmente incentrato sul nuovo “Heimat” da cui si pescherà anche la drammatica “Counfounder” e, sempre verso l’inizio, l’aggressiva “My Revocation Of Compiance”. Il pubblico da un lato rimane ammaliato dall’elegante potenza della band, mentre dall’altra si scatena tra wall of death, moshpit e quant’altro, sfruttando la parte centrale della platea.
Non mancano ovviamente i pezzi iconici del gruppo tedesco, come la favolosa “Voice Of Voiceless”, pescata da un passato di oltre vent’anni fà (2004) ma ancora perfetto manifesto del sound del gruppo e “Endzeit”, preceduta dalla teatrale introduzione “Awoken”, in cui il cantante si lascia andare ad un perfetto momento di riflessione mista ad estasi, la quiete prima della tempesta. L’immancabile “Black Tears” viene cantata da tutti i presenti, ma notevole ed emozionante è anche “Armia”, preceduta da una breve riflessione del chitarrista Maik Weichert sull’importanza dell’antifascismo, a testimoniare quanto il messaggio da sempre veicolato dal gruppo su tematiche sociali antirazziste ed anche a salvaguardia dell’ambiente, rimangano importanti in egual misura alla musica. “March Of Retribution”, perfetta intro ad aprire “Thoughts And Prayers” va a concludere la prima e tiratissima parte dello show. La band dopo una brevissima pausa rientra per regalare altri due brani: “Godiva”, unico estratto dall’ottimo album “Veto” e canzone che si conferma assolutamente perfetta per la resa live, e, a conclusione, la nuova “A Whisper From Above”, che travolge definitivamente con un’ondata sonora il pubblico.
Setlist
War Is the Father of All
Voice of the Voiceless
My Revocation of Compliance
Counterweight
Armia
Confounder
Awoken
Endzeit
Black Tears
Übermacht
The Martyrs’ Blood
March of Retribution
Thoughts and Prayers
Godiva
A Whisper From Above
Abbiamo avuto il piacere di vedere una band assolutamente in forma, professionista e coinvolgente dalla prima all’ ultima nota. Nonostante gli Heaven Shall Burn possano ormai permettersi palcoscenici indoor e soprattutto outdoor di tutto rispetto e di grandi dimensioni, poterli osservare e vivere in una dimensione più intima ha saputo creare degli ulteriori aspetti positivi, assorbendo un contatto più diretto attraverso un’energia dirompente. Un successo e una crescita in termini di seguito e di pubblico assolutamente meritati per una band che porta avanti la sua idea di musica ed il proprio messaggio sociale da quasi trent’anni. Le altre band, ognuna con la sua peculiarità hanno saputo arricchire a dovere una serata che non ha di certo lasciato deluso nessun partecipante.





