Mai dire mai è una frase stupida
L’hanno detta troppe volte
Prendi me, ad esempio
Che con questa storia del mai dire mai
Ho detto e fatto cose che
Mai e poi mai avrei voluto dire o fare mai
E ma chi se n’a fotte!
Santo cielo, che sarà mai

Pierpaolo Capovilla è stato in qualche modo lungimirante – o ,volendo essere maliziosi, paraculo – quando ha inciso “Mai dire mai” nel 2009. Pochi anni dopo, lui e gli altri si sarebbero stramaledetti a vicenda e il gruppo sarebbe collassato; una manciata di anni dopo ancora, eccoli ritornare insieme per il “Mai dire mai Tour”.

Oltrepasso il portone dell’Alcatraz alle 20:15 circa rimanendo alquanto stupito dalla presenza scarna di fan de Il Teatro Degli Orrori: ma lo show è previsto per le 21, e per quell’ora il locale sarà tutt’altro che vuoto. Resta il fatto, però, che il noise rock italiano è ancora oggi una scena non per le masse, e ci saremmo immaginati di sentir suonare un gruppo così esplosivo in venue più piccole per apprezzarne ancora di più l’intensità. Volgendo lo sguardo davanti a noi, durante l’attesa, notiamo che la band ha optato per il less is more: nessun ledwall, nessun proiettore (riflette solo le luci del palco, perciò non vale). Se da una parte la volontà di eliminare artifizi tecnologici è congrua alla loro essenza di rock band nuda e cruda, ciò non combacia così bene con la scelta di un suono parecchio digitale: nessun muro di casse, nessun amplificatore, nessuna pedaliera. Solo ed esclusivamente gli strumenti.

Poco dopo l’orario prefissato, Capovilla esce da dietro le quinte e si ferma in mezzo al palcoscenico, in silenzio. Gli anni passano, ma la sua eleganza decadente rimane la stessa. Il frontman scruta la folla di fronte a sé, nel silenzio, nella sua immobilità, nella penombra: suscita orrore. Sembra passare un’eternità, ma in realtà sono trascorsi appena 2 minuti quando arrivano, dal lato opposto, tutti rigorosamente in nero, Gionata Mirai, Francesco Valente e Giulio “Ragno” Favero.

Maestro? Possiamo cominciare” è il segnale che dà il via alle danze. Si parte proprio dagli inizi della loro storia con “Vita mia”, la prima traccia del loro album di debutto, “Dell’impero delle tenebre” (2007), il loro capolavoro artistico. Conversando con alcuni fan, qualcuno dirà: “Il disco della maturità non c’è mai stato perché erano già maturi fin dall’inizio”. Complici forse le loro precedenti esperienze in altre formazioni, o forse un’assenza di pretese e totale libertà artistica che sono impossibili da ritrovare dopo l’esordio, è un‘opinione che condividono in molti e di cui sicuramente anche la band è a conoscenza, dato che la setlist è nettamente dedicata a questo disco e al successivo,A sangue freddo (2009). A ragion del vero, riproporre i brani dei dischi successivi –Il mondo nuovo (2013) e “Il Teatro Degli Orrori” (2015) – dev’essere più complicato, data la presenza di più musicisti nella formazione di quegli anni.

Il Teatro Degli Orrori locandina

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Nella sua ebbrezza, Capovilla interagisce con una platea particolarmente eterogenea in diversi momenti, definendo “intergenerazionale” la propria musica e rinnegando l’accusa di essere un boomer, usando come difesa l’etimologia stessa della parola. Valente picchia ancora come un fabbro e non perde nessun colpo, nonostante la velocità dei pezzi sia aumentata notevolmente (a volte davvero troppo, “E lei venne!” o “La canzone di Tom” per fare due esempi). Ragno e Mirai riescono ancora a creare il tessuto dissonante e pungente che rende Il Teatro Degli Orrori una band con nulla da invidiare ai maestri del noise internazionale.

Molte le dediche: “A sangue freddo” ai nigeriani e a tutti gli africani presenti stasera; “Il lungo sonno” è l’invettiva alla sinistra italiana (Una canzone scritta dieci anni fa ma sembra scritta adesso); “La canzone di Tom”, chiaramente, al tanto caro amico suo, con cui condivideva la passione per i Black Flag. Sarà infine Ragno, invece, ad esprimere il ringraziamento più importante, quello rivolto a tutti i lavoratori e le lavoratrici che hanno permesso questo tour.

Si concludono così 2 ore abbondanti di musica. Ma è davvero tutto qui? Solo una manciata di date e di nuovo addio per il gruppo veneto? Può darsi di sì, può darsi di no. Possiamo dire questo per ora: una reunion che non rovina nulla di quanto è stato. L’arrivo di nuove date (è di pochi giorni fa l’annuncio della loro presenza al MI AMI Festival a maggio) o ancora più prepotentemente di nuova musica ci faranno, forse, cambiare idea.

Setlist

Vita mia
Dio mio
E lei venne
Disinteressati e indifferenti
Due
È colpa mia
Lavorare stanca
La canzone di Tom
Direzioni diverse
Il Terzo Mondo
Vivere e morire a Treviso
Majakovskij
Io cerco te
Il lungo sonno (Lettera aperta al Partito Democratico)
Non vedo l’ora
Compagna Teresa
Padre Nostro
A sangue freddo
Mai dire mai
Lezione di musica
Maria Maddalena

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