La scienza e, in particolare, lo spazio sono da sempre un’inesauribile fonte di ispirazione per i Muse, che le hanno rese nel tempo il fil-rouge della propria discografia, mostrandosi sempre perfettamente a proprio agio tra supernove, meteoriti, alieni e tonnellate di spazzatura interstellare. Con “The Wow! Signal” – leggi il nostro track by track – il trio britannico torna a tuffarsi in una dimensione cosmica fatta di atmosfere misteriose e apocalittiche, di sonorità elettroniche e metalliche e pensieri pateticamente terrestri: siamo soli nell’universo? Qual è il significato di tutto questo?
Per tutti i 45 minuti del disco, Matt Bellamy si interroga sulla possibilità di entrare in contatto con qualcosa di più grande, usando l’immagine dello spazio, del cosmo, dell’infinito, come metafora per esplorare temi quali l’identità, le relazioni, le inquietudini del presente e la ricerca di autenticità in una realtà sempre più frammentata. Un ritorno al passato per la band anche sul piano musicale: organi, orchestre, cori epici, sintetizzatori, riff granitici e quei continui cambi di atmosfera che hanno definito il sound dei Muse e contribuito a renderli una delle rock band più riconoscibili degli ultimi vent’anni.
I dieci brani suonano ariosi, grandiosi, quasi pomposi, rappresentando ottime colonne sonore per un reboot di 2001: Odissea nello spazio o Apocalypse Now o una qualunque altra pellicola cinematografica a tema fantascienza, cominciando da un’epica “Dark Forest”, ispirata alla teoria della Foresta Oscura, secondo la quale l’universo brulica di vita intelligente ma le civiltà scelgono di rimanere silenziose per paura di essere individuate da specie ostili. Qui, la traccia si apre con un campionamento del Wow! Signal, un chiaro richiamo a “Knights of Cydonia”, per destreggiarsi poi tra suoni sinuosi, cori solenni e frasi in latino ‘Dominus Deus’, ‘Currus Machina’, ‘Navis Lucifer’, ‘Kyrie Eleison’, pronunciate con l’enfasi di uno stregone che vuole evocare un eterno.
A seguire, il rock funky di “Nightshift Superstar”, brano attualmente in radio, che risulta estremamente ballabile e dinamico. A rallentare l’energia esplosiva del lavoro della band c’è “Shimmering Scars”, che con la delicatezza della voce del cantante e una perfetta melodia di pianoforte, incanala tutta la malinconia e inquietudine del trio.
Tra i momenti più immediati dell’album c’è “Cryogen”, dove una chitarra distorta cresce progressivamente, sfociando in un finale travolgente, dominato da riff vigorosi e dall’inconfondibile falsetto del frontman che conferisce espressività al testo. “Be With You” vuole essere imprevedibile e non scontata, ingannando l’ascoltatore con un organo che fa presagire di trovarsi di fronte ad una ballata, per poi mutare gradualmente in un electro-techno martellante.
Ma attenzione che con “Unravelling”, le sonorità si fanno più dure, sfociando in un metal fatto di batteria, imponente basso e ruvide chitarre. “Hush” è un dialogo sorprendente e sperimentale tra Ellie Goulding e Bellamy. A chiudere il viaggio è “Space Debris”, una conclusione più intima che abbandona per un momento il racconto cosmico per tornare sulla Terra. È una riflessione sull’amore e sui frammenti che ogni relazione lascia in orbita dopo la sua fine, un epilogo intenso che spegne lentamente i motori dell’album.

Ora che sappiamo tutto questo, risulta evidente che l’album non avrebbe potuto che chiamarsi proprio “The Wow! Signal” come il misterioso segnale radio captato nel 1977 e considerato uno dei più affascinanti candidati a una possibile origine extraterrestre.
Seppur all’ascolto, il primo pensiero che la mia mente stremata dal caldo anomalo ha partorito è stato: bello, ma anche meno, è del tutto innegabile che questa decima fatica dei tre musicisti, venuta alla luce anche grazie al contributo di Dan Lancaster, produttore e co-autore, dimostra la grande professionalità e ispirazione della band, la loro particolare vena creativa, facendo emergere la voglia di buttarsi in progetti sempre più ambiziosi. E chissà che spettacolo quello che ci attende il 20 e il 21 novembre 2026 all’Unipol Dome di Milano.
Se il mondo sembra una gigantesca serra e il sole picchia come un riflettore puntato in faccia, forse l’unica soluzione è proprio ascoltare un disco dai toni rapsodici che ci faccia pensare ai grandi temi della vita, su musiche monumentali e cosmiche e che ci ricordi che, in fondo, potrebbe sempre arrivare un meteorite.
Tracklist:
01. The Dark Forest
02. Nightshift Superstar
03. Shimmering Scars
04. Cryogen
05. Be With You
06. Hexagons
07. The Sickness In You & I
08. Unravelling
09. Hush
10. Space Debris



















