Tredici anni sono un’infinità di tempo. In un mondo che gira e cambia sempre più velocemente – discorso questo, che può essere amplificato quando si parla nello specifico del mondo musicale – pensate quanto possa essere difficile tornare con un nuovo album dopo tredici anni, con tutta la serie di incertezze e di dubbi che una quantità simile di tempo si porta dietro. Lo status di band di culto, in questi casi è quasi più una maledizione che altro e rispettare le aspettative è un compito tutt’altro che facile.
Nel panorama prog metal – se allarghiamo un po’ questa definizione – nell’ultimo decennio siamo stati testimoni di diversi ritorni discografici che potremmo definire epocali, dai Tool fino ai Porcupine Tree. Tra questi, mancava ancora un nome che forse non ha mai conquistato il grande pubblico, ma che nella sua nicchia ha sempre mantenuto una schiera di fan adoranti, quasi si trattasse di una religione. E finalmente, nel 2026, tredici anni dopo “Asymmetry”, i Karnivool sono tornati con “In Verses”, un lavoro che ha mostrato una band capace di riproporre i suoi punti cardine, mettendoli sotto una lente di ingrandimento più riflessiva e conscia del passare del tempo.
Dopo un lavoro simile, l’attesa per il ritorno in Italia era ovviamente alle stelle – perché sì, tredici sono anche gli anni passati dall’ultimo concerto nel nostro Paese. Il ritrovo tra il quintetto australiano e la sua legione italiana avviene in un Live Club quasi interamente pieno, con un entusiasmo folle, ben palpabile già prima dell’inizio dello show – c’è chi al classico “come va?” risponde con volto quasi serio “stasera è una di quelle sere” e non credo che esistano altre parole per descrivere le emozioni che girano tra i presenti. La platea è già per grande parte occupata quando gli Intervals, guidati da Aaron Marshall, riscaldano i presenti con un set strumentale estremamente tecnico – soprattutto dal punto di vista chitarristico – e la temperatura diventa rovente man mano che ci avviniamo al ritorno dei Karnivool.

I cinque salgono sul palco e guardando le facce dei presenti sembra di vedere uno stuolo di bambini che hanno appena sorpreso Babbo Natale a lasciare i regali sotto l’albero. Ma il momento di stordimento dura poco e appena i Karnivool attaccano con “Ghost”, ci rendiamo immediatamente conto di due cose: gli australiani reclamano ancora – meritatamente – a gran voce lo status di band intoccabile e la loro schiera di fedeli inizia a cantare senza sosta tutti i pezzi proposti in scaletta, andando in alcuni casi a coprire la voce di Ian Kenny – c’è da dire, un pochino penalizzata, soprattutto all’inizio, da un mix non impeccabile.
Nei circa 90 minuti che ci concedono, i Karnivool alternano con sapienza tracce dell’ultimo arrivato e classici che hanno fatto la loro fortuna e vedendole incastonate in questo modo all’interno della scaletta ci rendiamo conto di quanto “In Verses” sia davvero il perfetto album di ritorno dopo così tanti anni. “Aozora”, “Drone”, “Animation”, tutti pezzi che mettono in mostra alla perfezione le caratteristiche cardine della band, che ha sempre rifuggito quel tipo di prog pulito e patinato, andando a sporcare melodia, cambi di tempo e tecnica sopraffina con un sound grezzo e sabbioso. “Quando suoniamo dal vivo ho il bisogno di sentire fisicamente l’aria spostata dagli amplificatori sul palco”, ci aveva detto Drew Goddard pochi mesi fa e i suoi riff sporchi sono la dimostrazione perfetta di questa frase. Aspetti che vengono evidenziati in pezzi come “All It Takes”, “Roquefort” o l’apprezzatissima “Themata” che fa strillare di gioia la quasi totalità dei presenti – e smuove anche un circle pit.
Niente grande scenografia, nessun colpo di scena. I Karnivool non ne hanno bisogno e suonano per un’ora e mezza con una dedizione e una perfezione quasi commoventi, immersi nel fumo colorato dalle colonne led. I fedeli ammirano, scalpitano, cantano tutti i brani senza sosta con una dedizione senza eguali – trovatemi un altro concerto prog metal in cui tutti i presenti cantano a memoria tutte le canzoni di un album uscito tre mesi prima – e hanno anche il tempo di emozionarsi e commuoversi con “Opal” e la meravigliosa “Salva”.
Ora è definitivo: i Karnivool sono tornati.
Setlist Karnivool
Ghost
Simple Boy
Aozora
Goliath
Drone
We Are
Deadman
All It Takes
Animation
Themata
Roquefort
New Day
Opal
Salva





