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La Colpa: il rock come strumento di espressione e ammissione di colpe

La Colpa
Ciao ragazzi, benvenuti tra le pagine di SpazioRock! Come state?

Ciao ragazzi, intanto benvenuti nel mondo colpevole ed è un vero piacere fare due chiacchiere con voi.

Partiamo da una domanda che probabilmente vi avranno già fatto un bel po’ di volte. “La Colpa”, come mai avete scelto di chiamarvi così? Da dove viene questo nome? Vi sentite in colpa per qualcosa? O siete la colpa di qualcosa?

Per ogni band che prende vita, fare i conti con la scelta del nome è una delle prime cose da affrontare. Con la nascita dei primi brani, volevamo prenderci la responsabilità di ciò che comunicavamo, quindi il nome “La Colpa”. Questo voleva essere un contenitore di ammissione di colpe, di responsabilità. Noi siamo La Colpa e ce la prendiamo tutta

Come vi presentereste a chi ancora non vi conosce?

Ciao, siamo La Colpa. Una band Rock che ha l’urgenza di vomitare i propri pensieri usando la musica come veicolo d’espressione.

Ci sono un bel po’ di novità che gravitano attorno al vostro progetto, prima tra tutte il vostro nuovo album in uscita il prossimo anno. Cosa ci potete dire su questo nuovo lavoro in studio?

Possiamo svelarvi che sarà un album che ha chitarre distorte e potenti ma diverso dai precedenti dischi. Forse sarà un disco un po’ più maturo e ancora di più introspettivo. Per noi la nostra musica deve essere in constante evoluzione e speriamo di esserci riusciti, anche solo un minimo.

Tra l’altro ho letto che per questo album state lavorando in studio con Max Casacci, autore e chitarrista dei Subsonica. Com’è stato collaborare con un professionista di questo calibro? Come ha influito questa collaborazione sul vostro processo di songwriting e creativo? Qual è la lezione che porterete a casa da questa collaborazione?

Be’ quando ci è stato comunicato che Max Casacci avrebbe lavorato alla produzione di questo disco, la reazione è stata forte, un misto tra incredulità e stupore con una forte iniezione di entusiasmo. Oltre ad essere il chitarrista di una delle band più importanti in Italia è anche un artista competente e fenomenale. Lavorare con lui è stata un’ulteriore crescita artistica oltre che un onore.

Come e quanto questo album si discosta dai vostri album precedenti? Ad esempio, rispetto a “Controumano” che tipo di elementi innovativi avete aggiunto?

Questo nuovo disco rappresenta un punto per noi. Non sappiamo ancora se di svolta o di altro, ma sicuramente porterà ad un cambiamento. Con la produzione di Casacci abbiamo potuto lavorare di più sul suono, cercando di tenere sempre quell’impatto che ci ha caratterizzato nel nostro percorso artistico. Vorrei provare a dire, invece, cosa unisce “Controumano” a questo nuovo album ed è sicuramente il messaggio. A modo nostro abbiamo sempre provato a dire qualcosa, senza presunzione.

Lo scorso 24 settembre avete pubblicato il singolo “Mille Euro al Mese”, di cosa parla?

“Mille Euro Al Mese”, vuole essere un inno alla condizione di precarietà che stiamo vivendo costantemente da tempo. Se pensi che questa canzone è stata scritta otto anni fa, puoi trarre tu le conclusioni. Il nostro timore è che se questa canzone era attuale otto anni fa e lo è tutt’oggi, cosa sarà domani?

“Per sopravvivere almeno un anno ancora”

Ci sono stati altri singoli che hanno avuto il compito di anticipare il lavoro in studio, tra cui “La Vita Sfugge” e “Almeno Dimmi Che Fa Male”. Come mai avete scelto proprio questi brani?

Diciamo che rappresentano un po’ tutto l’universo racchiuso in questo nostro ultimo lavoro. L’emotività, le riflessioni, la rabbia. Queste prime tre canzoni, a nostro avviso, racchiudono un po’ tutto il senso del disco.

Finalmente pare si sia (quasi) ritornati alla normalità nel mondo della musica live. Pensate di portare sui palchi questo album? Ci potete svelare qualcosa?

Stiamo lavorando con un nuovo team fatto di persone fantastiche che si occuperà dell’organizzazione del tour che partirà in primavera. Di più non posso svelare.

Tra l’altro voi avete un bel curriculum a livello di presenza live! Nel 2016 avete aperto ai Sum 41, cosa ricordate di quella esperienza? Qual è stato il momento più bello?

Quell’anno è stato il più significativo e bello della nostra carriera. 130 concerti su e giù per lo stivale e l’apertura ai Sum41 ha racchiuso tutto il sudore e la fatica fatta. Porteremo sempre nel cuore l’accoglienza e il calore di quelle 10000 teste, del boato delle loro voci, del pogo e dell’energia che ci hanno trasmesso. Impagabile!

Quale esperienza live portate nel cuore?

Credo di aver risposto già nella domanda precedente. Anche se ogni live ha rappresentato qualcosa di importante per noi e il nostro percorso. Menzione speciale all’ultimo live colpevole in full band in Francia. Situazione surreale, che se avremo modo in futuro vi racconteremo.

Grazie ragazzi per il vostro tempo.

Concludo ringraziando voi per la chiacchierata virtuale. E chi sa ci rivedremo in primavera tra un palco e l’altro.

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