Articolo a cura di Anna Holtz

Guarda la Fotogallery completa qui!

Appena varcato l’imponente ingresso del Metal Park, s’intuisce immediatamente di trovarsi in una location dell’enorme potenziale e che quello a cui stiamo partecipando si configura senza dubbio come un grande evento: ci troviamo a poche centinaia di metri dal centro di Romano D’Ezzelino e a poche decine, invece, da Villa Ca’ Cornaro, dove si respira il ricordo di un passato importante e un’atmosfera magica.

Quella che ci aspetta oggi è una line up trasversale che vede alternarsi sul palco band che vanno dal symphonic, al prog, passando per il power metal, fino al classic, al rock, e al glam.

Aprono le danze i Moonlight Haze, con un nuovo tastierista in line up. La setlist, da “The Nothing”, brano tratto dal terzo e ultimo album “Animus”, propone una selezione dei tre album che compongono la discografia della band di Chiara Tricarico e Giulio Capone, che riescono a rompere il ghiaccio in modo molto efficace e diretto con un symphonic metal scorrevole, ben scritto e ben suonato, ma forse un po’ dentro gli schemi. La frontwoman Chiara Tricarico, tecnicamente dalla grande preparazione, ci guida nell’esibizione di questo progetto che presenta autenticità a livello artistico.

Band di punta della NWOBHM, i Tygers Of Pan Tang,  band britannica che pur con continui alti e bassi, infiniti cambi di formazione, ma senza scadere nel cliché  di campare sui fasti del successo degli anni d’oro di quella che era  stata definita la New Wave del British Metal, è riuscita a produrre musica e album pregevoli. Con due membri di origine italiana, il frontman Jacopo Meille, il chitarrista Francesco Marras, la line up odierna ha, rispetto a quella originaria, solo Robb Weir come unico membro rimasto.
La band appare comunque da subito in forma: come di consuetudine, sale sul palco anticipata dal glam-rock di “Tiger Feet” dei Mud, per poi aprire lo show con “Unstoppable”, seguita dalla celebre old school “Euthanasia”. Tocca poi a “Keep Me Alive”, tratta da “Ambush” (2012), prima di un nuovo tuffo nel passato, precisamente nel 1981, con classici come “Love Don’t Stay”, “Back For Good”  e “Suzie Smiled”, hit coinvolgente  che il pubblico canta a squarciagola assieme a Jacopo. In chiusura  “Hellbound” e l’immancabile “Love Potion No. 9”. 

Torniamo a giocare in casa con le sonorità power epic dei Rhapsody of Fire, che sanno subito conquistare l’attenzione di un pubblico che sembra accusare i primi effetti del vero caldo estivo. L’atmosfera si accende sulle note di pezzi come “The Dark Secret” e il classico “Unholy Warcry”; le doti vocali di Voli vengono messe in evidenza soprattutto con pezzi quali “I’ll Be Your Hero” e “Challenge the Wind”. Siamo quasi in chiusura con “Dawn of Victory” ed “Emerald Sword”, uno dei pezzi melodici che più riesce a coinvolgere il pubblico e lo riporta alle origini della storia della band italiana.

Richie Kotzen , che con  basso e batteria compone un trio classic rock dalle potenzialità stupefacenti, è stato senza dubbio uno dei momenti di meraviglia di tutta la giornata. Chitarrista solista, ritmico, nonché cantante, Kotzen è un artista particolarmente dotato in termini di sensibilità musicale, capacità espressive e di padronanza tecnica, ed è il primo act non strettamente metal a salire sul palco. Più composto, elegante nell’esecuzione e preciso, tiene tutti col fiato sospeso, fino a che, verso la fine, il pubblico esplode in uno scroscio di applausi con un entusiasmo che accompagna l’ uscita di Richie.

A prendere il testimone, ma con delle inconfondibili sfumature glam rock/hair metal, ci pensa Michael Monroe, ex leader dei finlandesi Hanoi Rocks , fondati nel 1979 e separatisi nel 1985, in seguito ad un incidente stradale che coinvolse anche i Motley Crue. La band viene rifondata nel 2002, per poi sciogliersi definitivamente nel 2007.  Nato a Helsinki e trasferitosi giovanissimo a New York con la sua band, Michael è uno dei primi artisti finlandesi ad diventare popolare oltreoceano e a poter vantare una lunghissima e brillante carriera solista che, dal 1985, lo ha visto collaborare con un numero considerevole di artisti di fama mondiale, tra i quali anche i Guns ‘n Roses (che hanno dichiarato apertamente di essersi profondamente ispirati agli Hanoi, già agli albori della loro carriera), Steven Tyler degli Aerosmith , Axl Rose, Steve Stevens, Adam Bomb, con oltre 40 di attività musicale.
Si parte con un classico anni ’80, “Dead, Jail or Rock ‘n’ Roll”, seguito dal singolo title track del più recente lavoro di studio, “I Live Too Fast to Die Young”, per poi fare un altro salto indietro con “Murder the Summer of Love” e “Old King’s Road”. Sulle note di altri classici come “Trick of the Wrist” e “Young Drunks & Old Alcoholics”, Michael non smette per un istante di salire e scendere dalle spie davanti al pit, di arrampicarsi sulle impalcature laterali e sulle transenne per interagire con un pubblico che non smette mai di seguire i suoi spostamenti e di cantare i ritornelli dei brani più noti.  
Senza dubbio, il rocker finlandese è molto in forma per non essere più un ventenne, ma, un po’ come il completo country-glam bianco e nero che sembra essergli stato cucito addosso, non riesce ad abbandonare il copione del bello e dannato i cui eccessi si traducono, oltre che in testi e titoli, nel suo modo di stare sul palco: decisamente loud e oltraggioso. “Ballad of the Lower East Side”, lo vede nuovamente interagire con una premurosa security, perché non vuole essere aiutato o soccorso nelle sue maldestre acrobazie. In chiusura “Stained Glass Heart” e “Nothin’s Alright” lo mostrano invece sinceramente commosso dell’affetto dimostratogli dal pubblico.

La copertina di “Survive” compare sullo sfondo del palco e, già alle prime battute dell’intro che precede la title track in apertura, la sensibile tensione del pubblico cresce per poi esplodere all’uscita degli Stratovarius. Un Timo Kotipelto, in eccezionale forma vocale oltre che fisica, cattura subito tutti gli sguardi e le orecchie dell’immenso parterre del parco di Villa Ca’ Cornaro. Sono due anni che la band finlandese non visita l’Italia, ed è evidente che molti dei presenti sono venuti fin qui e hanno atteso pazientemente sotto il sole cocente per vedere e ascoltare i sovrani indiscussi del prog power metal, i quali, a giudicare dagli sguardi, sembrano sempre gradire il calore del pubblico italiano. Si passa subito a classici dell era Tolkki: “Eagle Heart”, “Speed of Light” e “Paradise”. Timo le canta in modo impeccabile, mentre il pubblico lo segue parola per parola. Torniamo all’ultimo lavoro in studio con l’apprezzatissimo singolo “World on Fire” e poi di nuovo al passato remoto con “Legions”. E ancora brani più recenti si alternano ad altri più datati come “Frozen in Time” e l’iconica “Black Diamond”. Siamo arrivati in fondo: “Unbreakable”, dall’album “Nemesis” fa letteralmente saltare il parterre , mentre dietro alle prime file si snoda ormai da svariati minuti un pogo sfrenato. L’interazione della band con il pubblico è spontanea, diretta e carica di un sincero entusiasmo che non mette mai a repentaglio la concentrazione e la padronanza che la difficoltà tecnica che contraddistingue sempre e comunque l’esecuzione dei loro brani richiede. Insomma, gli Stratovarius tengono il palco da giganti del metal quali sono. Il finale “Hunting High and Low”, vede come al solito portare il pubblico a cantare il ritornello sempre più loud.. louder than the people last week in some other countries .. tanto che all’ultimo colpo di batteria non si può fare a meno di pensare che quest’ora è letteralmente volata, troppo velocemente.

Il tempo tiene esattamente fino al momento selfie degli Stratovarius, poi, già dal cambio palco, la situazione cambia e iniziano a cadere le prime gocce di pioggia. L’esibizione dei The Darkess è da subito penalizzata dal meteo avverso, tanto che dopo l’opening con “Growing On Me”, molti cedono all’istinto di rifugiarsi sotto ai tendono del food e del market. Gli inossidabili, sopraggiunti per la band, resistono comunque sotto al palco sull’onda di vecchi successi, nonostante l’indiscutibile diluvio. “That’s what we call English weather” commenta Justin assolutamente a proprio agio in quest’atmosfera e con la sua eleganza dandy tipicamente inglese. Justin a livello vocale resta comunque un grandissimo frontman ed egregio chitarrista, che, insieme al resto della band, tiene in pugno il pubblico per l’intera ora di slot. Non è proprio possibile non cantare “Love Is Only A Feeling” a squarciagola senza commuoversi e senza sentire una sorta di mancamento durante l’assolo.

La transenna è rimasta letteralmente occupata per tutto il giorno dagli amanti dei Maiden; è evidente come Bruce Dickinson sia nel cuore di adulti e giovanissimi, alcuni dei quali addirittura accompagnati dai genitori. Si vede e si sente: già dall’apertura con “Accident of Birth” il pubblico non smette di cantare e non si perde un verso dei testi. A differenza di altre band che abbiamo visto oggi, non è la prima data italiana di questa stagione estiva 2024 per Dickinson, che ha suonato due giorni prima a Roma, con l’apertura di Michael Monroe. 

Bruce è una certezza: è una forza della natura dalla voce perfetta, pieno di grinta, energia, dalla grande presenza sul palco e in sintonia con i compagni della band. Tanya al basso è una musicista eccezionale, così come Chris e Philip; il maestro Mistherya è una scoperta, una persona di grande umanità e umiltà accanto al frontman simbolo indiscusso dell’heavy metal. I commenti a caldo del pubblico sono unanimi: Bruce è stratosferico: “The Tower” energia pura, “Tears Of The Dragon” fa quasi male al cuore e la reazione ai brani più recenti, conferma che il nuovo lavoro di studio è un altro di una lunga serie di successi. 

Questa prima edizione di Metal Park rappresenta un grande inizio per una manifestazione nuova e innovativa che si propone come un unicum nel panorama italiano. La strada è sicuramente in discesa se l’obiettivo è quello di diventare un punto di riferimento del metal nel nostro Paese. Non vediamo l’ora di rivederci l’anno prossimo!

Setlist – Bruce Dickinson

Accident of Birth
Abduction
Laughing in the Hiding Bush
Afterglow of Ragnarok
Chemical Wedding
Tears of the Dragon
Resurrection Men
Rain on the Graves
Frankenstein (The Edgar Winter Group cover)
The Alchemist
Darkside of Aquarius
Encore:
Navigate the Seas of the Sun
Book of Thel
The Tower

Comments are closed.