Saya Gray conserva in sé lucida follia, reattività e un dinamismo fuori categoria. Insomma, l’essere (avant)i, in tutto. Lo è stata anche in occasione del suo debut ufficiale, “SAYA”, un album che è un po’ un manifesto di vita dell’artista nippo-canadese, ma che è, soprattutto, uno scrigno per le sue sue fragilità. Una storia d’amore finita, un impavido slancio emotivo che non l’ha tenuta incollata ad un cuscino macchiato di make up sciolto, tra lacrime e ricordi dolorosi, bensì l’ha portata in un viaggio on the road in Giappone, un’automobile e una chitarra sul lato passeggero.
È così che nasce “SAYA”, è su quelle strade e su quelle sei corde che Saya Gray decide di reinventarsi, staccandosi quasi totalmente dai gomitoli schizoidi appallottolati nei nuclei di “19 MASTERS” e del doppio EP “QWERTY”, dove art rock, trip hop, noise, synth e elettronica si scavalcavano l’un l’altro per provare a contenere l’estro smisurato della cantautrice, arrivando a naufragare docilmente sulle sponde accoglienti di un alt-folk che reclama urgenza comunicativa, respiro, meditazione, affetto.
Si riducono all’osso contaminazioni e sperimentazioni, il che ci sorprende, considerato, per l’appunto, l’euforico carico di venature dei suoi predecessori: però ne percepiamo il valore, di questo minimalismo, di questa dolcezza ricercata e lasciata saltellare tra gli “whoop-whoop!” acustici della splendida “PUDDLE ( OF ME )” e tra i giri country di “SHELL ( OF A MAN )”, così come nella morbida chiusura di “LIE DOWN..”, in cui art folk e pulsioni r&b si intersecano per confezionare la dichiarazione di un amore che palpita ancora e per il quale si arriverebbe a fare di tutto.
Risuona tra le righe il cantautorato di Nilüfer Yanya, quella di “Miss Universe” quando la Gray preme più sul rock (“..THUS IS WHY ( I DON’T SPRING 4 LOVE )”), quella dell’ultimo “My Method Actor” quando subentrano i malinconici accordi – e le sentitissime vocals – di “10 WAYS ( TO LOSE A CROWN )”.
Permane qualche pulpito di psichedelia nello strascinato art pop di “LINE BACK 22”, risorge – quasi in antitesi col disco – il trip hop nella bellissima e oscura “H.B.W”, lasciando permeare qualche scoria di tensione tra le trame di un’instabile “EXHAUST THE TOPIC” e del suo inaspettato finale.
“SAYA” frena un po’ il carisma esondante di Saya Gray, permettendoci di spiare la sua anima completamente libera da artifici e ingombranti patine sperimentali: è un disco accogliente, che vuole essere un po’ un rifugio per gli addolorati, un po’ un’opera di riconquista personale. Genuino e accorato, ci piace proprio perché è imperfetto, perché rende l’instabilità di un periodo il motivo per oltrepassarlo e per correre più in avanti possibile. Ripartire, questa è la parola chiave.
Tracklist
01. ..THUS IS WHY ( I DON’T SPRING 4 LOVE )
02. SHELL ( OF A MAN )
03. LINE BACK 22
04. PUDDLE ( OF ME )
05. HOW LONG CAN YOU KEEP UP A LIE?
06. CATS CRADLE!
07. 10 WAYS ( TO LOSE A CROWN )
08. H.B.W
09. EXHAUST THE TOPIC
10. LIE DOWN..

















