Su YouTube c’è un video di un’esibizione dei Callous Daoboys di un paio di anni fa, e dando una veloce sbirciata ai commenti, tra quelli che si rivelano entusiasti e quelli che ripetono semplicemente il nome della band in un loop infinito, ce n’è uno che descrive perfettamente l’attitudine cazzona del sestetto e di chi lo segue abbracciandola completamente:
“The Beatles if they were a good band”
Ora, questo report potrebbe anche finire qua, perché questa frase riesce a racchiudere tutte le sfumature di caos e follia che i Daoboys hanno messo anche sul palco del Legend Club venerdì sera, ma cercheremo di fare uno sforzo e aggiungere qualcosa in più.
Nell’ultimo anno la band statunitense si è fatta un buon nome nell’ormai intricata giungla -core grazie alla pubblicazione del terzo album “I Don’t Want To See You In Heaven”, un’apertura al mainstream, che riesce comunque a conservare tutti gli elementi mathcore e l’attitudine che caratterizzano gli statunitensi fin dall’inizio della loro carriera. Apparizioni sui grandi palchi dei festival e tour da headliner in tutto il mondo sono la conseguenza logica per una band che sì, rimane di nicchia e sempre fedele a se stessa, ma che sta inevitabilmente crescendo – e per fortuna.
La serata al Legend Club di Milano viene ben inaugurata dallo sludge dei Mr. Hygh (che ritrovano i Daoboys dopo il loro primo show in Italia) e dall’inclassificabile mix tra post-punk e hardcore dei Knives, che nonostante la giovanissima età sorprendono per la capacità di tenere il palco e coinvolgere il pubblico, conseguenza di una proposta sonora davvero personale e interessante.
Cambio palco veloce, birre di ordinanza e quando la musica di sottofondo si abbassa, i sei entrano sul palco senza troppi complimenti e iniziano a fare tremare le mura del locale con “Full Moon Guidance”. Se questa prima traccia è quasi di riscaldamento per il pubblico, non appena il riff di “Two-Headed Trout” risuona dagli amplificatori la zona sotto il palco si trasforma in un tritacarne – e così continua per tutta l’ora abbondante in cui la band ci mette sotto sopra con una violenza ed un entusiasmo senza pari.

Se già è difficile resistere ad un mix così folle in studio, diventa impossibile non amare una band del genere vedendola suonare dal vivo. I sei infilano brani micidiali senza alcuna pausa e si mangiano il palco riuscendo anche a rimanere strumentalmente perfetti – nonostante i pezzi siano tutt’altro che semplici da suonare. Le chitarre di Dan Hodsdon e Maddie Caffrey si rincorrono a vicenda tra riff brutali, breakdown spaccaossa e parti veloci e dissonanti, Matthew Hague snocciola i soliti ritmi imprevedibili, Jackie Buckalew si divide tra basso e growl, il violino di Amber Christman aggiunge a tutti i brani quell’irresistibile tocco caotico, mentre Carson Pace ci lascia senza parole per la sua capacità di tenere simili ritmi vocali per un’ora intera, senza prendersi la minima pausa e condendo anche il tutto con un paio di stage diving.
I Daoboys incentrano ovviamente la setlist su “I Don’t Want To See You In Heaven” (il cui unico momento di relativa calma è “Lemon”), ma non disdegnano incursioni negli intricatissimi pezzi dei primi album, tra cui spiccano “Pushing The Pink Envelope”, “Designer Shroud of Turin” e “Dogfight Over The Trenches”. Ritmi che rimangono elevatissimi per tutta l’esibizione, ma che diventano quasi completamente insostenibili su brani come “Idiot Temptation Force” e “Tears On Lambo Leather”. Dopo una breve pausa sembra tutto finito con “Fake Dinosaur Bones”, ma sulle richieste a gran voce di un altro pezzo i sei ci riportano nuovamente alle origini con “Contrail Crucifix”, ultimo assalto sonoro di un’esibizione che di logico ha molto poco.
Non ce la sentiamo ancora di abbandonare l’attitudine cazzona e caciarona che avvolge i Callous Daoboys, quel mix di gioia nel creare e sfrontatezza consapevole, quel non volersi mai in prendere sul serio, scrivendo e suonando, allo stesso tempo, brani che sono oggettivamente un’eccezione inspiegabile, bellissima e diversa da qualsiasi cosa possiate aver provato finora. Quindi confermiamo senza farci troppi problemi il commento dello sconosciuto di YouTube, perché siamo convinti che, inconsapevolmente e anche solo per un attimo, questo pensiero ha sfiorato i corpi carichi a pallettoni di tutti i presenti: venerdì sera i Callous Daoboys sono stati meglio dei Beatles.
Setlist The Callous Daoboys Milano
Full Moon Guidance
Two‐Headed Trout
Pushing the Pink Envelope
Lemon
Dogfight Over the Trenches
Distracted by the Mona Lisa
Idiot Temptation Force
Designer Shroud of Turin
Blackberry DeLorean
Schizophrenia Legacy
Tears on Lambo Leather
Star Baby
The Demon of Unreality Limping Like a Dog
Fake Dinosaur Bones
Contrail Crucifix





