THE HUNT
RECENSIONI

Grand Magus – The Hunt

E’ possibile dire qualcosa che vada oltre le parole di circostanza quando si parla dei Grand Magus? Liquidarli come “il solito gruppo metal” è una tentazione troppo forte, per quanto la band non possa di certo essere tacciata di ruffianeria: dopotutto non stiamo parlando di una band “cool” né al passo coi tempi. Inoltre, le roboanti dichiarazioni di guerra in stile Manowar e certe pose grottesche buone per stuzzicare i fan più intransigenti sono quanto di più lontano dall'attitudine della band. I loro show sono la quintessenza dell’essenzialità, poche parole e riff a cascata, nient’altro, niente fumi né pupazzi o light show. Non rientrano nel circolo dei musicisti "innovatori”, né  tantomeno in quello dei virtuosi, pur essendo strumentisti eccellenti e i loro dischi, tutti di ottimo livello, difficilmente finiranno su una qualsiasi enciclopedia dedicata al genere. Una band di talento come ce ne sono tante in giro, salita alla ribalta troppo tardi, o forse semplicemente fuori moda. Eppure i Grand Magus sono riusciti a ritagliarsi un proprio spazio e una credibilità come pochi nel panorama metal moderno grazie a un sound diretto e senza fronzoli, sfociato in una manciata di dischi sinceri e ben fatti. Le periodiche evoluzioni stilistiche, dallo stoner al doom fino a un granitico epic metal di matrice ottantiana, non hanno minato la credibilità della band svedese, tutt’altro, hanno contribuito a consolidarne la posizione poco per volta.
In attesa di un disco che possa finalmente strapparli allo status di band di secondo ordine, la band continua a sfornare con regolarità dischi di buon livello e a distanza di due anni dal fortunato “Hammer Of The North” si conferma con questo nuovo "The Hunt". Il passaggio da Roadrunner a Nuclear Blast sembra non aver minato la tranquillità dei tre svedesi, così come l’avvicendamento dietro le pelli fra Seb e il nuovo arrivato Ludwig Witte. Rispetto al passato c’è ovviamente la continuità con il sound più tradizionale opportunamente attualizzato, ben rappresentato da pezzi come “Valhalla Rising” e “Iron Hand”, cui fa da contraltare un timido tentativo di mischiare le carte peraltro con ottimi risultati. In questo caso, l’asso nella manica è il folk primitivo di “Sons Of the Last Breath” e una manciata di brani dall’appeal che definiremmo più accattivante, vagamente ispirati Judas Priest degli anni ’80, o addirittura all’hard rock. Citazione a parte merita invece la title track, il più classico degli anthem epic metal, un vero e proprio inno da cantare a squarciagola semplicemente fra le cose migliori mai uscite dalla penna di Christofferson.
 I Grand Magus ci spiegano ancora una volta che non servono effetti speciali per fare un grande disco, bastano gli ingredienti di sempre: cuore, gusto, ispirazione e particolare estetico non trascurabile, una copertina che farà venire la bava alla bocca a tutti gli aficionados. Non resterete delusi.

Tracklist

01. Starlight Slaughter
02. Sword Of The Ocean
03. Valhalla Rising
04. Storm King
05. Silver Moon
06. The Hunt
07. Son Of The Last Breath
08. Iron Hand
09. Draksådd