Iniziamo questa recensione con una necessaria presa di coscienza: gli album non hanno tutti lo stesso peso. Ci sono dischi che generano hype praticamente all’annuncio e che, per questa ragione, devono attestarsi su standard più elevati per raggiungere anche solo la sufficienza; il ragionamento ora esposto acquisisce ancora più valore se, a pubblicare il disco, in questione è una delle band più note e amate della scena metal e che da tanto, troppo tempo, non rilascia nuovi lavori in studio. Gli esempi, in tal senso, potrebbero essere tanti, ma quello maggiormente emblematico è forse “St. Anger”, il pomo della discordia dei Metallica, capace di scatenare discussioni sulla sua effettiva qualità ancora oggi, a due decenni di distanza.
Tra l’attuale “Cursum Perficio” ed il precedente “For All Kings” sono invece trascorsi la bellezza di 10 anni, lasso di tempo che gli Anthrax hanno prevalentemente speso in tour, cercando di agguantare quell’unico elemento che li ha sempre separati da una fama più solida: la continuità. Ma la mancanza di continuità è una bestia strana: non si limita semplicemente a rallentare un percorso discografico, ma può confondere le idee di un gruppo, facendogli smarrire la strada e spingendolo ad imboccare strade che, alla fine, conducono in vicoli ciechi.
Dopo il primo ascolto di questo dodicesimo album in studio di Scott Ian e soci, le impressioni ricavate sono state piuttosto miste ma, volendo riprendere quanto detto in apertura, questo “Cursum Perficio” non è il “St. Anger” degli Anthrax. Chi ha qualche capello bianco di troppo in testa ricorderà sicuramente quanto quel disco sia stato tanto detestato quanto divisivo, arrivando a contrapporre chi lo riteneva semplicemente un album insufficiente a chi, invece, affermava che la colpa principale di quel lavoro fosse semplicemente quella di essere un disco dei Metallica: se si fosse trattato di un’altra band, magari emergente, il trattamento riservato a “St. Anger” sarebbe stato diverso.
Volendo ripercorrere quella torrida e lontana estate del 2003, cercando di analizzare quel lavoro con una lucidità che ha avuto modo di decantare per più di 20 anni, possiamo essere d’accordo sul fatto che il peccato originale dell’ottava fatica dei Metallica fu quello di aver snaturato il sound del gruppo per andare incontro ad una modernità che, in quel determinato momento storico, poco aveva a che spartire con il thrash metal.
Ebbene, “Cursum Perficio” portava sul groppone le stesse aspettative del suo illustre collega, ma le ha tradite in una maniera diversa. Se “St. Anger” strizzava l’occhio al nu metal, il lavoro degli Anthrax cerca tanto di tornare alle radici del sound del combo di New York, quanto di inseguire velleità radiofoniche. Sintomo di quanto ora scritto è la tripletta iniziale: “The Long Goodbyes” ha un ottimo riff iniziale che, però, perde quasi subito la sua energia in un chorus quasi pop-rock; se “It’s For the Kids”, primo singolo estratto, sferza talmente bene da portarci ai fasti degli anni ’80/’90 del gruppo, ci pensa la successiva “Everybody’s Got a Plan” a spegnere gli entusiasmi, rallentando il ritmo e sfoggiando melodie che potrebbero ben figurare in dischi di band più radiofoniche, un po’ meno in un lavoro degli Anthrax.
Un discorso molto simile può farsi con “The Edge of Perfection” e la stessa titletrack, che non sembrano avere una direzione ed un taglio definiti. Pezzi come “NYC 93”, “T.O.M.B.”, “Watch It Go” e parzialmente “My Victory”, invece, ci ricordano che stiamo ascoltando un disco di uno dei quattro pilastri del thrash metal americano, con delle ritmiche serrate tutto palm muting e doppia cassa.
Analizzando la produzione, la resa sonora è tutt’altro che “di plastica”, riuscendo sotto molti aspetti a rendere giustizia al sound del gruppo; tuttavia Scott Ian, se in alcuni pezzi è la solita macchina da riff, in altri appare completamente privo di mordente; se Charlie Benante è sempre una garanzia ritmica, Jonathan Donais, nonostante una militanza di oltre 10 anni, non riesce a “bucare lo speaker”, soprattutto come solista, non creando nulla di realmente memorabile. Tuttavia, quello che stupisce è quanto poco venga valorizzato il lavoro di Frank Bello, il cui basso è quasi impercettibile.
Al netto di quanto finora detto, ciò che lascia maggiormente perplessi in questo “Cursum Perficio” è proprio la qualità della scrittura, che sembra alla costante ricerca di un compromesso, che vorrebbe accontentare tutti e che, alla fine, non riesce a soddisfare nessuno: né chi vorrebbe un ritorno alle origini, né chi invece è alla ricerca di sonorità più orecchiabili. Alla fine, siamo in presenza di un disco che raggiunge la sufficienza, di cui forse vedremo qualche brano eseguito dal vivo, ma che non rimarrà impresso nella memoria di nessun fan degli Anthrax.
Se “Cursum Perficio” deluderà i fan, il motivo di fondo sono una scrittura e un sound amletici: sospesi tra l’essere ed il non essere.
Tracklist
01. Persistence Of Memory
02. The Long Goodbyes
03. It’s For The Kids
04. Everybody’s Got A Plan
05. The Edge Of Perfection
06. Infectious
07. NYC 93
08. Cursum Perficio
09. Target On My Back
10. Watch It Go
11. My Victory

















