Undicesima edizione per Aspettando Il Primo Maggio, festival teramano che nel corso degli anni ha saputo ritagliarsi un buon seguito collezionando migliaia di partecipanti di volta in volta. Il cartellone di quest’anno è piuttosto eterogeneo, studiato per attirare ed accontentare un pubblico il più trasversale possibile. Sarà stata una scelta azzeccata?
Entriamo nell’area dell’ex Villeroy e alle 19:30 spaccate i primi a salire sul palco sono i Dr.Quentin & Friends, band originaria di Pratola Peligna autrice di un reggae non originalissimo ma che si lascia ascoltare. Il pubblico non è ancora dei più numerosi, siamo attorno al centinaio scarso, ma aumenta mano a mano che i minuti passano, e così nel momento dell’esibizione di Zibba, cantautore che con la sua band Almalibre ha vinto negli ultimi anni il Premio Tenco e partecipato all’edizione 2014 di Sanremo, le presenze aumentano gradualmente. La proposta musicale è quieta, interessante, riesce a trasmettere sensazioni positive e anche chi non lo conosce apprezza quanto proviene dal palco, regalando ben più di qualche applauso. Tra i cantautori del nuovo corso, Zibba è sicuramente tra i più promettenti.
Il sole inizia a tramontare, e mentre noi gironzoliamo tra i vari stand gastronomici e di artigianato (borse realizzate con vinili e 78 giri, musicassette trasformate in portamonete, plettri che diventano curiose trottole) sul palco si appresta a salire il più atteso dalle ragazzine under-14: Moreno, rapper vincitore di “Amici di Maria De Filippi”. Si è rivelato meno irritante del previsto, bisogna dargliene atto.
L’artista successiva si fa attendere un po’. Si vedono un pianoforte, delle percussioni ed una fisarmonica: questo trio darà vita ad arrangiamenti e sonorità molto vicine al tango che doneranno interessanti sfumature al repertorio di Antonella Ruggiero. La cantante conosce bene il proprio mestiere e realizza una performance di classe molto apprezzata dai presenti, oramai nell’ordine del migliaio abbondante.
Dopo la Ruggiero spetta ad Enrico Capuano e alla sua tammuriata rock trattenere un pubblico sempre più numeroso ed in attesa dei due artisti di punta. Durante l’esibizione del musicista romano eravamo nel backstage nel pieno di un’intervista con Lo Stato Sociale (a breve sulle nostre pagine), ma da quel che abbiamo potuto ascoltare ci è parso che la proposta di taranta e chitarre distorte sia stata accolta abbastanza bene.
Guardiamo l’orologio, sono le undici passate ed inevitabilmente la tabella di marcia ha subito dei ritardi. Sul palco salgono i Marlene Kuntz, molto attesi da gran parte dei presenti, e quello a cui assistiamo è uno show senza infamia e senza lode: nonostante l’incontestabile impatto sonoro, la band pare più intenta a svolgere il minimo sindacale, e dopo poco più di mezz’ora Godano accenna un sorriso e “Grazie. Ciao, ciao”, tutti giù dal palco a rimettersi la giacca. La Scaletta ha regalato chicche da “Catartica” (difficilmente l’amata/odiata “Sonica” tornerà in tour futuri), qualche ballata (“Bellezza”, “La Canzone Che Scrivo Per Te”), ma il tutto eseguito senza particolare trasporto.
Al contrario Lo Stato Sociale regala un’ora abbondante di elettro-pop orecchiabile dai testi impegnati e, soprattutto, una presenza scenica interessante, col bassista Alberto Cazzola che più di una volta si avvicina alle transenne delle prime file, riuscendo anche a fare un po’ di surfing sulla folla. Si scambiano gli strumenti, il microfono principale cambia padrone più di una volta, si torna a tentare uno stage diving, fino ad arrivare ai saluti finali con soddisfazione sopra e sotto il palco. La loro proposta musicale sarà anche di nicchia, ma è indubbia una certa capacità di intrattenimento e di catalizzare l’attenzione su di sé.
Non guardiamo nemmeno l’orologio, sicuramente l’una di notte è passata da un pezzo, ed è tempo di bilanci: l’edizione 2015 di Aspettando Il Primo Maggio può considerarsi riuscita. Gli organizzatori alla fine conteranno oltre 2000 biglietti strappati all’ingresso. Certo, sono numeri che non possono rivaleggiare con quelli di due anni fa (4500 persone), ma è un rischio calcolato che una proposta musicale così tanto trasversale inevitabilmente porta con sé. All’anno prosismo!











