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Essendo nato a fine anni ’90, la Golden Age of Italian Rock me la sono completamente persa. Per fortuna, la passione mi ha portato a recuperare i vari Afterhours, C.S.I., Marlene Kuntz…. Il turno dei Bluvertigo è giunto nel 2023 e io manco sapevo che in quel momento avevano appena tentato l’ennesima reunion. Tutto ciò di cui ero a conoscenza era che Morgan fosse un personaggio televisivo alquanto particolare, un uomo molto acculturato di musica e, appunto, che suonava in questi Bluvertigo, piuttosto famosi nel panorama italiano di fine millennio.

Ricordo molto bene il primo ascolto di “Zero” – non avevo iniziato dal disco più accessibile, è da dire –, ero in vacanza al mare con un amico: mentre io ero rimasto folgorato da certi suoni, ma soprattutto certi arrangiamenti, il mio amico sintetizzò il tutto in “Sì okay, tutto bello, ma c’erano già i Depeche Mode”. Sentenza lapidaria e un po’ frettolosa, secondo me.

Bluvertigo

Ricordo i mesi successivi, in cui esploravo il resto della loro discografia e nella mia testa si instaurava questo pensiero: “Se Agnelli è stato il Kurt Cobain italiano, Morgan è stato il nostro Bowie”. L’ecletticismo sonoro e visivo del gruppo monzese mi ricordava la produzione del Duca Bianco, e notavo anche dove i due artisti avevano preso due strade diverse: se da una parte sir Jones era riuscito a mantenersi piuttosto equilibrato, il signor Castoldi invece si era fatto schiacciare da quel mix letale di ego e sostanze.

Un altro ricordo legato a stasera, qui, in Piazza Alfieri ad Asti, va inevitabilmente a ripescare Massimo Cotto. Lui, che per tante, tante mattine ha tenuto compagnia con la sua voce via etere: “Rock & Talk” è stato davvero (e continua ad esserlo, grazie a chi ne ha raccolto il testimone) un toccasana, un momento di riflessione, uno spicchio della giornata in cui la radio prendeva gli ascoltatori e se li cullava tra le braccia. Ed è così bello che oggi Asti Musica emani la sua anima da tutti i pori, poiché anche senza le dediche personali di Andy e Morgan, nell’aria si respira che siamo nella città di Massimo, nel festival che Massimo ha curato per tanti anni.

E tra Morrissey, OneRepublic, Giorgia e tanti altri, ci stanno anche i Bluvertigo quest’anno, che tentano ancora una volta un tour rappacificatore. Pace avvenuta per davvero o tregua spinta da cifre capogiro? Impossibile non chiederselo ogni qualvolta certi gruppi, noti per avere tra le proprie fila personalità così forti, tornano a incidere dischi e/o a calcare palchi. Così come mi è impossibile non notare che vi è una totale mancanza di adolescenti tra la platea, probabilmente bloccati dalla reputazione pubblica di Morgan nell’investire le proprie risorse per recuperare un gruppo di tre decenni fa.

Il quartetto, accompagnato dal turnista Lele Battista, è evidentemente freddo, più freddo dei synth che colonizzano un po’ ovunque le loro canzoni, più freddo ancora del taglio platino di Andy. Sono tanti i momenti in cui il polistrumentista si avvicina al frontman, ma sono anche tanti i momenti in cui Morgan si prende la scena – o quelli in cui abbandona temporaneamente il palco. Tutti i suoi discorsi con la folla, per quanto piuttosto positivi, sono sempre declinati sul suo Io – perfino i titoli di coda sul megaschermo lo ribadiranno alla fine. A questo proposito, al boato lamentante di un presente, il cantante non dà troppo peso e va avanti, nonostante più di una volta in passato certe manifestazioni non sono state ben accolte.

Lo spettacolo di quasi due ore dei Bluvertigo, artisticamente parlando, è impeccabile. Curato interamente dalla band stessa, perfino per me che non li ho vissuti è impossibile non immergermi nella musica e nelle immagini proiettate. “L.S.D. La sua dimensione”, “L’eretico”, “Cieli neri”: ogni brano viene rappresentato e suonato a dovere; qualche inciampino qua e là – in particolare sul pezzo d’apertura, “Decadenza” –, ma nulla di imperdonabile.

Sergio Carnevale, anche in una situazione molto diversa rispetto ai Marlene Kuntz, è egualmente forte. Livio Magnini è la triste vittima del mix audio di stasera, che per la prima ora si dimentica completamente degli strumenti a corde, in particolare della chitarra. Tuttavia, una buona preparazione musicale-tecnica fa capire quanto in realtà stesse suonando molto bene. Andy è quasi più personaggio del frontman, col suo look sempre in omaggio a Bowie – che poi, detto tra noi, “Loving the Alien” poteva cantarla tutta lui. Outfit a parte, se la suona e se la canta ancora parecchio. E cosa rimane di Morgan, se eliminiamo la patina famigerata? Un musicista coi controattributi. Al basso è proprio un manico, per non parlare di quando si siede alle tastiere e dimostra tutto il bagaglio del Conservatorio. Forse non eccellente alla voce e alla chitarra acustica, quest’ultima sfoderata durante il bis, ma alla fine nessuno è perfetto, giusto?

Finisce il concerto e penso che forse sti paragoni con gli artisti internazionali sono un po’ inutili, e anche un po’ svilenti per gli artisti nostrani. I Bluvertigo non sono l’emulazione dei Depeche Mode e Morgan non è il nostro Bowie – e nemmeno Andy lo è.

Setlist

Decadenza
Il Dio denaro
L’assenzio (The Power of Nothing)
Sono = sono
La comprensione
Forse
L.S.D. La sua dimensione
Sovrappensiero
(Le arti dei) Miscugli
L’eretico
So low – L’eremita
Cieli neri
Loving the Alien
La crisi
Zero
Complicità
Iodio/Il mio malditesta/Salvaluomo
Fuori dal tempo
Altre F.D.V.

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