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Caparezza – Orbit Orbit

Come i libri di storia ci insegnano, alcune delle migliori scoperte e creazioni dell’essere umano sono state generate quando la mente del loro ideatore era a lavoro su tutt’altro. Tutti ci ricordiamo di Fleming, che scoprì la penicillina quasi per caso, o di Percy Spencer che, lavorando ad un progetto sui radar, scoprì il calore delle microonde che avrebbe rivoluzionato il nostro modo di cucinare, e la lista sarebbe lunghissima. Ma quanto ora detto può applicarsi anche al campo artistico? Può un pittore, un poeta, un musicista, realizzare una delle sue opere migliori quando è impegnato nella creazione di un altro progetto? La risposta alla nostra domanda risiede nelle quattordici tracce di “Orbit Orbit”.

Come forse la sua copertina potrebbe suggerire, la nona fatica in studio di Caparezza nasce infatti come colonna sonora dell’omonimo fumetto realizzato dall’artista pugliese, da sempre fedele appassionato della nona arte. Ebbene, ciò che era nato come complemento, come “semplice accompagnamento” di un’opera visiva, ha pian piano reclamato la sua indipendenza, finendo col diventare il successore di Exuvia.

Chiunque abbia seguito la carriera di Michele Salvemini sa benissimo quanto quest’ultimo non si sia mai veramente ripetuto, cercando sempre di esplorare nuovi lidi e scegliendo nuove formule per esprimere i suoi contenuti. Tuttavia, sarebbe inutile negare quanto, a partire almeno dagli ultimi tre album, la sua ricerca sonora (e contenutistica) sia diventata ancora più minuziosa; è altrettanto inutile negare che il problema dell’acufene abbia notevolmente influenzato la produzione dell’artista, ma in una maniera del tutto inaspettata. Se la discografia racchiusa dal 2003 al 2014 aveva un piglio scanzonato, provocatorio e spesso “orecchiabile”, tutto ciò che è venuto da “Prisoner 709” in poi ha un taglio completamente diverso. Se avete ancora in mente i momenti intimi, criptici e al tempo stesso ammalianti di “Exuvia”, li ritroverete parzialmente anche in “Orbit Orbit”.

Ma quest’ultimo, a differenza del predecessore, non si pone come un concept album o, almeno, non nel senso canonico del termine. Se volessimo inquadrare il disco come una colonna sonora, potremmo definirlo come un “viaggio” che passa per tappe sicuramente collegate tra loro, pur senza creare una vera e propria storia.

Sin dalle prime note di “Fluttuo, Orbito”, possiamo facilmente riconoscere tanto la vena elettronica che ha da sempre contraddistinto Caparezza, quanto il suo flow più recente, meno aggressivo, meno “nasale”, più rilassato e riflessivo ma non per questo meno ficcante e ricercato. Se gli arrangiamenti di “Exuvia” vi avevano disorientato, con “Orbit Orbit” la sensazione di “spaesamento sonoro” sarà la medesima, ma con una varietà ancora maggiore. Prendiamo ad esempio “Daktar”, uno dei pezzi più oscuri e dissonanti della tracklist, caratterizzato però da uno dei pochi ritornelli cantabili presenti sul disco; oppure la cover di Enzo Del Re “Il Banditore”, canzone criptica che, con le sue onomatopee fumettistiche, sembra collocarsi a metà strada tra un albo di Batman degli anni ’80 ed una poesia di Marinetti; se “Cosmonaufrago” e “Perlificat” sono forse i momenti più alti e ricercati del disco, in cui la coesistenza di elettronica e lirica sfiora il sublime, “Pathosfera” è la ballad elettroacustica che non ti aspetti, con un arrangiamento che strizza l’occhio all’indie italiano.

Spostando il focus sull’aspetto testuale, se molti hanno definito “Exuvia” come l’album della maturità di Caparezza, possiamo tranquillamente definire “Orbit Orbit” come l’album della “vecchiaia” dell’artista. Prima che ci saltiate tutti alla giugulare, spieghiamoci bene: la “vecchiaia” è l’ispirazione principale del brano “Come la musica elettronica” ma, se parliamo dell’anzianità come raggiungimento di una saggezza, di una calma, di un’accettazione di sé stessi e del mondo fino a quel momento preclusa, allora siamo di fronte al vero tema portante di tutto il disco.

Se con “Fluttuo, orbito” ci si fionda nello spazio profondo, colorandone il buio con il potere dell’immaginazione e sfuggendo alla forza di gravità rappresentata dalle contraddizioni umane, con “A comic book saved my life” l’artista, oltre a tributare il suo amore per i fumetti, menziona senza troppi giri di parole il problema dell’acufene e tutto ciò che, in questi anni, ha causato al suo udito; se “Autovorbit” è una cesura netta con un passato che non rappresenta più ciò che Caparezza è oggi, “Curiosity (Oltre il bagliore)” celebra il potere e la gioia della scoperta, rappresentando la voglia dell’artista di spingersi verso l’ignoto. Se il testo della già menzionata “Cosmonaufrago”, per lirismo e ricercatezza, ci rimanda a Battiato e “Pathosfera” è un ritorno all’emozione e all’emozionarsi, contro una società che ci vorrebbe aridi ed induriti, “Perlificat” è un inno alla creazione artistica, che assurge a mezzo di difesa contro le assurdità del mondo in cui viviamo.

“Orbit Orbit” rappresenta una nuova ed inaspettata tappa della carriera di Caparezza, un artista che, pur avendo raggiunto il successo, lo ha sempre rifuggito, cercando una perfezione artistica che, come tutte le perfezioni, è sfuggente ed indefinita. “Exuvia” poteva averci lasciati un attimo disorientati, ma questa nona fatica in studio riesce a restituirci qualche vago sentore delle sonorità del passato, ma spingendoci al tempo stesso verso lidi finora inesplorati, là dove pochi artisti osano. La musica non delude, ma anzi, strabilia; i testi, non più aggressivi e tranchant come in passato, riescono a colpire e conquistare tanto i fan dell’ultima ora quanto tutti coloro che “il tempo ha tinto d’argento, come Silver Surfer”.

Se è vero che le opere d’arte rappresentano la summa di tutte le esperienze vissute dal loro creatore, Orbit Orbit è un’opera “vecchia”, nel senso di matura, saggia, che non rinuncia al fanciullo interiore ed alla sua curiosità innata, che travalica ogni confine musicale e che, quindi, assurge al rango di perla. Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro ma, ricollegandoci a quanto detto in apertura, non possiamo che ringraziare la benevolenza del caso per averci donato uno dei migliori album del 2025.

Tracklist

01. Fluttuo, orbito
02. Il pianeta delle idee
03. Io sono il viaggio
04. Darktar
05. A comic book saved my life
06. Il banditore
07. Autovorbit
08. Curiosity (Oltre il bagliore)
09. Gli occhi della mente
10. Come la musica elettronica
11. The NDE
12. Pathosfera
13. Cosmonaufrago
14. Perlificat