Erano cinque anni che non vedevo on stage i bambini di Bodom, da quel 2 Gennaio quando Alexi Lahio e soci erano ancora visibilmente sbronzi a seguito dei festeggiamenti di fine anno. La curiosità (chiamarla attesa sarebbe esagerato) di rivederli all’opera era moderata, da una parte ero curioso di vedere l’eventuale evoluzione dei finnici in ambito musicale, dall’altra ero spaventato di ciò che mi sarei potuto ritrovare davanti, ma vi spiegherò meglio più avanti.
Arrivo all’Alcatraz di Milano attorno alle 19:00 schivando macchine imbottigliate nel traffico e lavavetri abusivi che fanno in tempo a bagnarmi e “pulirmi” il vetro della macchina in un mio momento di distrazione; ovviamente ho negato qualsiasi remunerazione al “villain” che di tutta risposta mi ha guardato male attraverso il finestrino laterale: “Cos’è che vuoi? Hai fatto tutto da solo!”. Il mio sguardo truce riesce a farlo allontanare dall’auto, o molto più probabilmente è stata la camionetta dei militari in coda dietro di me, vabbè. Scusate la digressione. Dicevo dell’Alcatraz, ottimo posto per farci dei concerti, un po’ meno per dissetarsi e bagnare la gola: 6€ una birra media di dubbia qualità, 2€ per un BICCHIERE di acqua. Tutto ciò si commenta da solo.
Il primo gruppo a salire on stage sono i Machinae Supremacy, band svedese dedita a un metal moderno, pesante, powereggiante e abbastanza bombastico. La voglia di fare e divertire c’è, solo non riescono a fare troppa presa sul poco pubblico presente a quell’ora . Effettivamente la loro proposta musicale mi è sembrata un pochino inconcludente, seppur energica e potente. Poca personalità in ambito musicale e brani che in un modo o nell’altro sapevano di già sentito. Mi riserbo di ascoltarli su disco più avanti.
La seconda band sul menù di questo “The Ugly World Tour” sono i finlandesi Ensiferum capitanati dal biondissimo Petri Lindroos. Lo stage viene addobbato con teli bianchi raffiguranti gli antichi guerrieri vichinghi, sulle tastiere della bella Emmi viene posizionato uno scudo intrecciato con delle asce. Insomma, se non lo si è capito, il folk/viking/power metal sta per inondare il locale ora pieno per metà (il pubblico non aumenterà di molto nemmeno con i Children). Tutti a torso nudo a parte il batterista e la tastierista (per ovvie ragioni), lo show degli Ensiferum è preciso, potente e graffiante. La band è in forma, non è cambiata una virgola dai vecchi concerti che tenevano al compianto Transilvania Live (ma quanto vecchio sono?) e nei piccoli locali. Solidi come un menhir ancestrale, i nostri ci propongono brani recenti e più vecchi, spaziando dall’ultimo lavoro “From Afar” fino al primo omonimo “Ensiferum”. Brani cantati a squarciagola come la bellissima “Lai Lai Hei” ed “Iron” contribuiscono ad amalgamare in un tutt’uno band e pubblico, pubblico che non manca di supportare la band non appena ne ha l’occasione. Purtroppo il tempo è tiranno, e tra una “Ahti” e “Into Battle” lo show si conclude con la band che saluta e ringrazia il pubblico italiano. Se devo muovere una critica, la faccio verso tutte quelle band che hanno come vocalist e frontman un chitarrista (cosa che avverrà anche con i CoB): se è appagante per il chitarrista suonare e cantare contemporaneamente, non lo è altrettanto per la folla. Se non fosse stato per i compagni d’arme di Petri che si dimenavano e headbangavano (si può dire?) come degli ossessi avremmo assistito a cinque colonne di marmo suonanti.
Cambio palco. Teli bianchi stracciati vengono lasciati penzolare dal soffitto, un immenso telo recante la copertina dell’ultimo lavoro “Relentless Reckless Forever” viene srotolato sullo sfondo, la batteria con doppia cassa viene scoperta e a destra e sinistra di quest’ultima vengono posizionate due tastiere praticamente verticali. Il set è pronto, i Children Of Bodom puntuali come la loro amata vecchia con la falce, iniziano il loro show alle 21:00 in punto. I timori di cui parlavo all’inizio si riferivano alla drammatica svolta dark che Alexi Lahio ha iniziato ormai diversi anni fa e del seguito di teenagers che la “Hate Crew” si porta dietro. Il bimbo più famoso di Bodom è ormai diventato un sex-symbol delle ragazzine, occhi truccati, unghie nere e bigiotteria rubata alla scena dark/ghotic. “Vabè dai, alla fine non mi interessa granchè” mi dico, il problema è che tutto attorno a me, ragazzine (e anche ragazzini) urlano a squarciagola come si trovassero di fronte a un qualsiasi idolo Pop attualmente in circolazione. L’età media del pubblico dei Bodom si è clamorosamente abbassata e più volte riesco nell’impresa di sentirmi vecchio. Tralasciando queste futili cose, passiamo alla questione musicale. Anche i Bodom, così come gli Ensiferum soffrono della presenza del cantante/chitarrista; questa volta però gli altri non aiutano. Per tutta la durata dello show assistiamo a furiosi headbanging sul posto di tutti i componenti e poco altro. La setlist prevede un certo numero di canzoni estrapolate dall’ultima loro fatica che, a onor del vero, seppur grintose e potenti non riescono a far presa sul pubblico. Di completamente diverso scenario sono le tracce storiche della band: “Children Of Bodom”, “Hate Me”, “Follow The Reaper” sono le più apprezzate; anche alcuni brani più recenti riescono ad accaparrarsi il loro momento di gloria, e mi riferisco a “Needled 24/7”, “Hate Crew Deathroll” ed “In Your Face”. Alexi non è di molte parole (le uniche che ci rivolge sono condite da trentaduemila “Fuck” e settecentoquarantatre “Motherfucker”) e lo show sguscia via veloce come un’anguilla tra alti e bassi e soprattutto senza assoli. La tecnica è l’unica cosa su cui non si discute: Janne Wirman, Henkka Seppala e gli altri forniscono una prova di grande abilità e velocità, le parti tecniche e soliste delle canzoni vengono eseguite in maniera eccellente seppur con qualche lieve sbavatura. Dopo un’ora e quindici minuti di show però, i ragazzi salutano, ringraziano e se ne vanno: 35€ per un’ora e quindici. Traete le vostre conclusioni.
E’ evidente, i Children Of Bodom ormai puntano chiaramente, magari in maniera involontaria, a far presa sulle giovani leve metallare per assicurasi un futuro; per questo probabilmente sentiremo ancora parlare dei bambini di Bodom per molto tempo. Purtroppo la direzione intrapresa musicalmente non è delle più felici per quanto mi riguarda, personalmente i Children hanno finito di interessarmi nel 2000, anno di uscita di “Follow The Reaper”. Detto ciò, il concerto è stato assolutamente nella normalità, tra luci ed ombre come gli ultimi anni della band, show che ha soddisfatto i palati più giovani e lasciato amareggiati quelli un po’ più datati.










