Ciao ragazzi, benvenuti sulle nostre pagine. Come va? È la prima volta che abbiamo la possibilità di intervistarvi, come vi presentereste ai nostri lettori?
Siamo una buona rockband, che è cresciuta nelle vesti di una band hardcore punk degli anni 90. E siamo svedesi.
I Refused hanno una storia fatta di molte pause, vi siete sciolti e vi siete riuniti, poi vi siete ripresi un momento di riflessione. Come vanno le cose, sotto questo aspetto, oggi?
Siamo meno combustibili del solito, ora come ora. La seconda pausa che ci siamo presi è stata più o meno una scusa per metterci a lavorare sull'album, lontano dai riflettori. E la cosa ha funzionato benissimo. Ci siamo sciolti una volta soltanto, quando eravamo ancora ventenni, e adesso siamo tornati per prenderci il meritato premio di tutti questi anni di silenzio.
Siete nati come band quando eravate molto giovani, più di vent'anni fa. Le cose sono ovviamente cambiate nel tempo: vi sentite diversi come persone e come musicisti, o vi sentite gli stessi di quando avete cominciato?
Ci sentiamo nuove persone, in un veicolo familiare. Abbiamo sempre amato questa band, dunque ogni volta che qualcuno aveva un problema influiva sulla musica, sui concerti. Adesso riusciamo a distinguere ciò che è bene e ciò che è male per la band, e quello di cui abbiamo bisogno come persone. Questo rende tutto molto più naturale e vivibile.
Come è nato il vostro ultimo album? Quando siete tornati insieme, avevate già in mente di scrivere nuova musica?
La cosa divertente è che la musica è arrivata per prima. Io, Kristofer e Magnus stavamo scrivendo musica, non sapendo che farcene… ma noi siamo fatti così. A un certo punto, durante il tour di reunion nel 2012, abbiamo suggerito a Dennis che avrebbe potuto unirsi a noi per finire queste canzoni: in quel momento sono diventate nuove canzoni dei Refused. Per la nostra -e per quella di tutti gli altri- sorpresa.
Il nuovo album presenta alcuni elementi molto diversi da quelli che avete usato nel passato, come violini malinconici, o i sintetizzatori in "Servants Of Death". Quale direzioni avete voluto che il vostro sound prendesse? Non eravate preoccupati di fare qualcosa troppo "strano" per i vostri ascoltatori?
In realtà non abbiamo cercato di fare scelte strane, o inortodosse. Abbiamo fatto solamente ciò che le canzoni necessitavano. C'era stato qualche violino e qualche sintetizzatore anche nei nostri album precedenti. Sono degli elementi che sono lì soltanto per servire la canzone, non per altro.
Due canzoni nell'album sono state prodotte da Shellback, conosciuto per aver lavorato con Maroon 5 o anche con Taylor Swift. Come siete entrati in contatto con lui? Cosa vi ha convinti a farlo lavorare sui vostri brani?
La svezia, e specialmente Stoccolma, è un posto piccolo. Tutti conoscono tutti. Sostanzialmente, lui ci ha aiutato. Nick Launay ha prodotto il nostro album, e ha fato un gran lavoro, ma quando è tornato a casa dopo aver registrato in LA si è reso conto che due canzoni non andavano bene. E noi eravamo già oltre la deadline, quindi abbiamo chiesto a Johan se avrebbe potuto aiutarci, registrando e producendo due nuove versioni dei pezzi a Stoccolma, e lui ha trovato il tempo per farlo. Gli saremo grati per sempre. Conosce completamente la band, ed è stato grandioso lavorare con lui.
L'album ha un titolo molto forte, "Freedom". Come pensi che la libertà sia passata rispetto al passato? Pensi che le persone possano veramente essere libere, o che siamo sempre costretti ad avere una sorta di dipendenza da qualcun altro?
Non sono sicuro che diamo il nostro meglio quando abbiamo tanto tempo a disposizione. Molti di noi hanno bisogno di servire qualcuno, o qualcosa. Come ha scritto Dylan: "Potrebbe essere il diavolo, o potrebbe essere il Signore, ma devi servire qualcuno". Abbiamo la libertà di essere coinvolti nel modo in cui le nostre società sono condotte, ma questa libertà -che ha richiesto che molte persone, nel corso della storia, si sacrificassero perché noi potessimo averla- non sembra avere il giusto appeal per molti di noi. È divertente paragonare i concetti che la gente ha di "libertà" e di "lavoro".
Sei sempre stato molto diretto con i tuoi testi, non hai mai avuto remore nell'esporre le tue visioni politiche e sociali. Questo tuo atteggiamento è cambiato nel corso degli anni, o sei sempre rimasto fedele al modo in cui scrivevi i tuoi primi testi?
Credo che l'attributo più riconoscibile dell'umanità sia la capacità di cambiare, di adattarsi. Credo che gran parte degli altri animali non cambino tanto le loro mentalità. Per cui, sì, siamo cambiati, le nostre prospettive sono cambiate, come il mondo intorno a noi. La nostra attitudine però è molto simile a quella originale, anche se siamo meno speranzosi, e più arrabbiati. Siamo molto arrabbiati, veramente arrabbiati.
"Old Friends / New War" è ispirata da Osip Mandelstam. Cosa avete trovato di particolarmente ispirante nel lavoro di questo poeta russo?
Bé, la poesia nella fatta specie aveva un'intensità che ci è piaciuta. Non è la sua opera migliore, ma la conoscevo a memoria, e Kristofer mi ha suggerito di utilizzarla. Mandelstam era fedele alla sua opera, fedele alla sua vocazione. Ha preferito farsi uccidere, piuttosto che inginocchiarsi innanzi alla repressione della Russia degli anni Trenta. Ha scritto una poesia in cui si faceva beffe di Stalin, ed è stato esiliato. È qualcosa che molti di noi non avrebbero mai fatto nella situazione in cui lui si trovava. Il suo coraggio è sbalorditivo.
"Dawkins Christ" è una delle canzoni con i testi più espliciti e aggressivi. Qual è il messaggio che volete far passare con questo brano?
È una riflessione sulle necessità di agio e comunità che hanno gli uomini, e su come la società secolarizzata moderna non ce le fornisca, su come questa società ci lasci. Non è una canzone che incoraggia l'ateismo, non è nemmeno spirituale, cantiamo sia "Dio è morto" che "lode a Dio". Alla base di questo pezzo c'è sofferenza, c'è un senso di perdita. Credo sia una delle nostre canzoni migliori.
E riguardo "Useless Europeans"? Avete creato uno scenario veramente desolato, per un messaggio molto scoraggiante riguardo la vita della gente del nostro continente. Secondo te, gli Europei hanno la possibilità di diventare veramente consapevoli di ciò che succede attorno a loro? Cosa dovremmo fare per essere più consci del modo in cui vanno le cose?
Credo che gli europei, per troppo tempo, abbiano visto se stessi come lo standard con cui misurare tutto e tutti, e il tempo in cui questa cosa poteva anche remotamente essere valida è passato da tempo. Noi (se uno svedese può dire "noi" comprendendo svedesi, romeni, italiani, lituani…) abbiamo bisogno di renderci conto di questo, di agire di conseguenza. C'è bisogno di una nuova ideologia europea. Una ancora più aperta di quella attuale.
Siete stati in tour insieme ai Faith No More: non la trovate una combinazione abbastanza inusuale?
No, assolutamente. Ero un loro grande fan quando ero giovane. Io e Dennis abbiamo viaggiato per andarli a vedere a un festival nel 1992, quando avevamo appena fondato i Refused. La loro musica ci confondenva, veramente. Sono una band che mette sempre alla prova il suo pubblico, e porta una grande energia sul palco. Con loro sono stati degli ottimi concerti.
Un'ultima domanda, che è più una curiosità. Dopo aver ascoltato, letto e parlato di hardcore punk per anni, mi sono resa conto di come molta gente nel mondo pensi che l'hardcore punk sia un genere specifico degli Stati Uniti o del Regno Unito, legato ai problemi sociali di quegli stati, e non pensano che l'hardcore punk possa esistere al di fuori di quei paesi. Essendo un gruppo svedese, vi siete mai visti come "outsiders", o avete mai temuto di non essere presi sul serio o in considerazione?
Nei nostri primi giorni ci sentivamo un po' degli outsider, sì, perché i gruppi del nostro genere non viaggiavano così a nord per fare concerti, quindi per vedere qualcosa di buono dovevamo andare nel sud della Svezia, o ancora più lontano. Ci sono voluti anni per portare la prima band americana a Umea. Ma quando abbiamo cominciato ad andare in tour, e a incidere dischi, siamo stati subito apprezzati proprio per il fatto che venivamo dalla Svezia, e non dagli Stati Uniti o dall'Inghilterra. Il fatto che fossimo bravi ma che venissimo da un posto completamente diverso era incoraggiante per molte nuove band. Tra l'altro, se sei veramente in fissa con l'hardcore saprai che ci sono band valide di qualsiasi nazionalità, non ultime la Svezia (Anti-cimex, Totalitar, Mob 47) e la stessa Italia (Negazione, Raw Power).
Direi che l'intervista è giunta alla fine. Lascio la parola a te, dì tutto quello che ti pare.
Adesso sto per uscire e per comprare gli ingredienti per un'insalata. Verosimilmente ci saranno pomodori sulla mia lista della spesa: potrebbero venire dall'Italia. So che c'è schiavitù in Italia, nelle piantagioni di pomodori, con i caporali che forzano clandestini a lavorare senza pagarli alla fine del mese. Potrei controllare da dove vengono questi pomodori, ma potrei anche non farlo, o potrei farlo e comprarli lo stesso. È come in uno squadrone d'assalto, in cui uno degli uomini spara sempre a vuoto ma nessuno sa chi realmente è, così che ciascuno può fare finta di essere lui. Noi ci approfittiamo di queste persone, ma l'idea del capitalismo del libero mercato e il nostro concetto di libertà individuale ci aiuta ad eliminare i sensi di colpa dall'equazione. È tutto troppo sofisticato per noi, per occuparcene.









