I nostri occhi impauriti
nelle stanze gelate,
al chiarore del petrolio bruciato
e oltre il muro il silenzio,
oltre il muro solo ghiaccio e silenzio.
Sembra quasi una poesia in tempi di guerra, questa strofa di Federico Fiumani. E in effetti una guerra era in corso in quegli anni, anche se non c’erano proiettili o esplosioni. Non c’erano nemmeno trincee, però una linea divisoria, per alcuni, c’era e questi non avevano il diritto di sbirciare dall’altra parte. Oltre il muro solo ghiaccio e silenzio, appunto. Oggi, per fortuna, la guerra fredda è finita e quel muro non esiste più: non che i conflitti e le divisioni nel mondo siano finiti, certo, ma queste sono altre storie.
40 anni fa il post-punk à la The Cure dava il suo primo frutto qui in Italia. Quale genere musicale poteva meglio esprimere una tale angoscia, una fredda, gelida alienazione dalla realtà, un isolamento quasi forzato? E quale parola migliore di Siberia, terra in cui notoriamente si veniva inviati per poi sparire, poteva rappresentare tutto questo? Le basi per diventare un classico c’erano e così è stato. 40 anni dopo, un tour con – al momento – quasi 40 date di cui alcune tutto esaurito. Ci siamo recati ad una di queste, a Milano, il giorno prima del compleanno di “Siberia” dei Diaframma.
La fila per entrare all’Arci Bellezza è una di quelle cose molto rare da vedere, quasi da non crederci. Accedere all’area ristoro, che precede la sala concerti, è pressoché impossibile già dalle 20:30. Un’adunata di probabili ex goth ora brizzolati attende con ansia e birra alla mano di poter entrare. Alle 21 la fila inizia a scorrere e prima delle 21:40, ora d’inizio del concerto, il salone è visibilmente riempito: a tal punto che il portone d’ingresso rimarrà aperto per tutta la serata, consentendo agli ultimi arrivati o a chi necessita, ogni tanto, di rinvigorirsi al bar di poter godere ugualmente della musica.
Ai concerti commemorativi ci si aspetta un pubblico di una certa età. Se poi si parla di un 40° anniversario, chi vi scrive si aspettava davvero una mandria di sessantenni o giù di lì: i boomers – da intendersi non in modo dispregiativo – e la generazione X sono presenti, sì, ma forse sono molti di più i Millenials, cioè i trentenni, i primi figli del movimento dark. Ciò significa che questa band, e questo disco in particolare, ha lasciato davvero il segno nella musica italiana.
La formazione dei Diaframma è cambiata innumerevoli volte, perciò non c’è da stupirsi se la gente acclama il frontman/autore/unico membro stabile da sempre: e come biasimarli. Federico Fiumani, classe 1960, capello grigio, camicia, Telecaster, è proprio un figo. Tutti ascolteremo per sempre “Siberia” in versione originale, dove a cantare c’era ancora Miro Sassolini, ma è innegabile la natura da rockstar che sfoggia questo chitarrista sul palco. E anche il resto della band comunque non scherza: dall’ultimo arrivato Tancredi Lo Cigno (batteria) ai veterani Edoardo Daidone (chitarra) e Luca Cantasano (basso), la qualità dei musicisti è molto alta.
Il protagonista assoluto della serata, inutile dirlo, è “Siberia”, suonato per intero ma in ordine sparso. Fiumani non si rivolge quasi mai al pubblico, solo qualche “Grazie” e le scuse per la chitarra scordata. “Non siamo i Nirvana” dice prima di “Illusione ottica”, sottolineando poi il sarcasmo con “Noi tutti amiamo i Nirvana!”. È la musica a parlare per i Diaframma: anche se il disco è nato in un contesto storico piuttosto diverso da quello odierno, non vengono mai raggiunte certe vette di anacronismo, molti dei messaggi lanciati e delle sensazioni descritte possono essere attuali.
Momenti suggestivi vengono regalati grazie all’impianto luci: con un rosso accesissimo quasi congelano l’atmosfera durante “Delorenzo” e “Memoria”, mentre un bianco ghiaccio sottolinea l’impetuosità catartica di “Amsterdam” (eseguita secondo l’arrangiamento della seconda versione, che vedeva come ospiti i loro amici Litfiba) e “Gennaio”.
Un bis di “qualche pezzo più recente” e una riuscitissima “See No Evil” dei Television chiude i quasi 90 minuti di concerto. Sicuramente qualche nostalgico incallito o goth infervorato è tornato all’Arci Bellezza a rivivere tutto il giorno dopo – altra data sold out –, per festeggiare come si deve il vero compleanno di quest’opera d’arte.
Setlist
Neogrigio
Impronte
Delorenzo
Desiderio del nulla
Siberia
Specchi d’acqua
Memoria
Amsterdam, Pt. 2
Elena
Ultimo boulevard
Illusione ottica
Marisa Allasio
Oceano
Spazi immensi
Adoro guardarti
Blu petrolio
Gennaio
L’odore delle rose
Diamante grezzo
Labbra blu
See No Evil





