Da una band di prog rock inglese, in giro oramai da 28 anni, non si può davvero chiedere nulla di più che produrre un purissimo distillato discografico del proprio genere d’elezione.
Con “Frequency” gli IQ ci regalano esattamente questo: un manifesto di un genere da chi quel genere l’ha, in pratica, vissuto, spalla a spalla con i soliti grossi nomi (sì, certo, Pink Floyd su tutti).
Il decimo album dei nostri è anche il primo senza le tastiere di Martin Orford, co-fondatore della band e, vuoi perché il matrimonio fu trentennale, vuoi perché le tastiere, in fondo, sono lo strumento principale per una band come gli IQ, viene naturalmente da chiedersi come se la cava il suo sostituto Mark Westworth. Niente paura: il “ragazzo” se la cava egregiamente, destreggiandosi tra hammond e synth con una naturalezza ed una tecnica decisamente invidiabili.
Detto questo, l’album si presenta decisamente bene e solido, costantemente sospeso tra atmosfere sognanti e canzoni spesso azzeccate…purtroppo non sempre.
Difatti, il maggior difetto del lavoro è una certa prolissità di fondo che rovina, in un certo qual senso, anche le buone idee: “The Province”, ad esempio, è una traccia che è folgorante nei suoi costanti cambi di umore, nelle rincorse strumentali tra chitarra, hammond e basso…ma dura 13 minuti, e praticamente già al 7mo ha detto tutto quello che aveva da dire.
Allo stesso modo, “Life Support” parte ottimamente, con un piano delicato e fortemente emozionale…poi arriva questa parte quasi trance, ed il pezzo finisce senza quell’esplosione rock che sembrava dover arrivare da un momento all’altro.
Fortunatamente, non tutti gli episodi sono infelici, anzi: la title-track è meravigliosa nel presentarci una chitarra elettrica costantemente alla ricerca della giusta frequenza, mentre “Stronger Than Friction” è un pezzo insolitamente leggero ed arioso, ricorda certe atmosfere sognanti e distese dell’AOR dei Boston, ed il brano scorre via con naturalezza lungo tutti i suoi 10 minuti di durata (cosa che non possiamo dire della sua coda “One Fatal Mistake”, forse eccessivamente lineare per risultare interessante in questo contesto).
Ancora, non si può non citare la ballad finale “Closer”, una chiusura più che azzeccata per un album che, onestamente, non è male.
Tuttavia, al solito: non è un album per tutti, ed andrebbe saggiato attentamente, riservando agli ascolti la dovuta attenzione e cura.
Non è un album moderno, non è un album progressista in senso evolutivo o rivoluzionario: è un album per nostalgici di una forma molto concentrata di un certo tipo di rock che, oramai, non appartiene più ai nostri tempi, ma che pure rimane immortale.
A loro il prodotto è destinato, e loro dovrebbero farselo proprio immediatamente.
Tracklist
01.Frequency
02.Life Support
03.Stronger Than Friction
04.One Fatal Mistake
05.Ryker Skies
06.The Province Of The King
07.Closer




















