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RECENSIONI

Il Disordine delle Cose – Nel Posto Giusto

"Il disordine delle cose", dopo "La Giostra", ci propone "Il posto giusto", che altro non si presenta come un bel viaggio, la ricerca di un luogo d'incontro, di un punto comune. E sebbene le opere della band siano sempre nate da viaggi e paesaggi, in questo posto l'ambientazione sembra cambiare un po': sarà che l'album è stato registrato a Glasgow, ai CaVa Sound, sarà che, come la stessa band ammette, "è una contaminazione urbana delle nostre atmosfere intense e dilatate, le stesse atmosfere che, però, sono lì a due passi e le si può vedere facilmente, alzando la testa. E' quindi un disco di novità e continuità, perché quello che vale, per noi, è il percorso."

Le loro sonorità dilatate e liquide, che ci avevano sommerso due anni fa, pur perdendo il precedente gusto islandese trovano continuità, mantengono tutto il loro fascino, e addirittura si potenziano con un po' di prog. L'album si apre con i violini e le atmosfere distese di "Non basta mai", che travolge e avvolge fino al ritornello, dove si scuote un po' dai toni più bui delle strofe. Dopo la poesia di "Conseguenze" ci si riaccende con "Hawaii", incalzante e inaspettata. Sperimentazioni suggestive, un elegante post rock e ritmi malinconici si intrecciano ai testi, microproblematiche esistenziali che prendono voce semplicemente e che portano il segno dei loro precedenti lavori. "A costo di sbagliare" è perfetto segno di questa evoluzione e le tastiere che trascinano l'intero pezzo e dialogano con le chitarre rendono il brano ancora più suggestivo e gustoso. La strumentale "Just woods", con i suoi archi e i puntuali rintocchi alla Sigur Ros è piacevole da aspettare, dopo le riflessioni di "Fuori piove". Si sente forte la suggestione dei Belle And Sebastian, fino ad arrivare alla chiusura: Chris Gedess all'organo, il calore di una voce femminile, una doclezza quasi intrigante e davvero tanti brividi "Sulla schiena".

Un lavoro più che curato, l'album sa cogliere le suggestioni underground offerte dall'ambiente scozzese e riproporle con lo sguardo intimo e interiore che ha sempre accompagnato le opere de Il disordine delle cose. Dieci brani tra l'onirico e la nebbia, che sanno arrivare e portare "nel posto giusto".

Tracklist

01. Non basta mai
02. Conseguenze
03. Hawaii
04. La statua
05. A costo di sbagliare
06. Fuori piove
07. Just woods
08. Il giorno più normale
09. Un ponte sul fiume
10. Sulla schiena