Tra nuovi progetti, tournée internazionali ed un calendario estivo ricco di appuntamenti, i The Darkness continuano a confermarsi una delle realtà più riconoscibili e longeve del rock britannico contemporaneo. La band si prepara a tornare in Italia per due concerti attesi a Verona e Pistoia (biglietti QUI), portando sul palco uno spettacolo che promette energia, ironia e quella personalità fuori dagli schemi che da sempre ne caratterizza il percorso. In occasione delle imminenti date previste a luglio nel nostro paese, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il chitarrista Dan Hawkins parlando del nuovo singolo della band, realizzato per il film “He-Man – Masters Of The Universe”, diretto da Travis Knight, dell’accoglienza ricevuta dall’ultimo album in studio “Dreams On Toast”, del rapporto speciale con il pubblico italiano e della sua visione sul presente e sul futuro della musica rock.

Ciao e bentornato su SpazioRock! Come stai?

Bene!

Da poco avete pubblicato “Masters of the Universe”, brano per la colonna sonora del film diretto da Travis Knight in uscita a giugno. Com’è nata questa collaborazione e cosa vi ha colpito del progetto?

Daniel Pemberton, il compositore della colonna sonora, mi ha contattato tramite un amico comune e mi ha chiesto se fossi interessato a realizzare qualcosa per il film. Ovviamente ho colto la palla al balzo. Mi ha inviato una versione preliminare della colonna sonora e per alcuni giorni mi ci sono immerso completamente. Da lì ho scritto un brano che ne riprendesse gran parte dei temi musicali, reinterpretandoli in chiave rock. Gli è piaciuto subito e, successivamente, abbiamo coinvolto il resto della band per registrarlo come si deve. L’ho co-prodotto insieme a Daniel ed è stato davvero divertente: è stato piacevole avere qualcuno con cui condividere la responsabilità della produzione, visto che normalmente ricade tutta sulle mie spalle!

Avete da poco concluso il tour in Australia e Nuova Zelanda e state per tornare sul palco con alcune date e festival in Europa. Che sensazione è tornare a suonare in questa nuova fase del tour?

È bello, sì. In questo periodo stiamo portando in tour una sorta di “greatest hits”, visto che quella sarà la nostra prossima grande pubblicazione. È una tappa importante della nostra storia.

Nelle prossime settimane ci saranno due date italiane che vi vedranno a Verona e a Pistoia il 7 e 8 luglio 2026. A Verona dividerete il palco con gli Airbourne, mentre a Pistoia con i Messa: due band molto diverse tra loro, ma entrambe con una forte identità live. Gli Airbourne rappresentano un approccio al rock più diretto e selvaggio, mentre i Messa hanno atmosfere molto più oscure e rituali. Vi diverte l’idea di portare i The Darkness in contesti così diversi nel giro di due sere?

Nel corso della nostra carriera abbiamo suonato e condiviso tour con band diversissime, dai Metallica a Lady Gaga, ed è sempre stimolante uscire dalla propria zona di comfort. Siamo grandi amici degli Airbourne, quindi non vediamo l’ora di rivederli!

Verona e Pistoia saranno due serate molto diverse tra loro, ma entrambe prometteranno sicuramente grande intensità live. Che cosa dovrà aspettarsi il pubblico italiano da queste due serate?

Uno spettacolo rock’n’roll gioioso, caotico e capace di tenervi col fiato sospeso, proprio come quelli di una volta.

Il Pistoia Blues Festival ha sempre avuto un pubblico molto trasversale, non necessariamente legato a un solo genere musicale. In un contesto del genere bisogna saper convincere anche chi magari non è venuto esclusivamente per voi: vi diverte l’idea di dover conquistare anche persone che magari non conoscono affatto i The Darkness?

In realtà, preferiamo suonare davanti ad un pubblico che non sia composto esclusivamente da appassionati irriducibili del classic rock, anche perché non siamo esattamente una band che fa quel genere musicale: a dire il vero, non sappiamo nemmeno bene cosa siamo! Suoneremmo davanti agli animali, a persone sorde o persino ad una sala vuota e riusciremmo comunque a divertirci, perché ci vogliamo bene tra noi e amiamo ciò che facciamo.

the darkness 2026 Press Photo

Lo scorso novembre siete tornati in Italia per presentare “Dreams On Toast” dal vivo ed il concerto di Nonantola, a Modena, è andato addirittura sold out. Che impressione vi ha fatto vedere una risposta così forte del pubblico italiano verso il nuovo materiale?

L’album è stato accolto in modo straordinario ed il tour ha registrato il sold out in molte più città di quante ci aspettassimo. Amiamo l’Italia e siamo davvero molto grati per questo sostegno.

Io ho avuto modo di vedervi al Metal Park qualche anno fa durante un forte acquazzone che ha reso tutto ancora più epico. Avete anche voi ricordi particolarmente folli o inaspettati dei concerti in Italia?

Il pubblico italiano è due volte più rumoroso di qualsiasi altro al mondo e, quando canta con noi, lo fa persino intonato! Come si spiega una cosa del genere? Abbiamo accumulato tantissimi ricordi meravigliosi in Italia, ma credo che il concerto in supporto ai Guns N’ Roses all’Autodromo di Imola sia stato particolarmente speciale.

Dopo tutti questi anni, cosa vi emoziona ancora prima di salire sul palco?

Vedere persone entusiaste di vederti. Questo non mi capita a casa: entro in cucina e tutto quello che ottengo sono i grugniti delle mie figlie adolescenti quando sono di pessimo umore.

Un paio di anni fa vi siete esibiti al Wacken Open Air, suonando gran parte di “Permission to Land” in una cornice così importante per la scena metal. Che rapporto avete oggi con quell’album? Vi sorprende ancora quanto sia diventato rilevante per così tante generazioni di fan?

È diventato una sorta di classico. La dimostrazione che i grandi riff durano per sempre.

Guardando indietro, c’è qualcosa del periodo di “Permission to Land” che oggi vi fa sorridere?

Per cominciare, la copertina dell’album. Oggi una copertina del genere per un disco arrivato al numero uno delle classifiche non passerebbe più inosservata, perlomeno nel Regno Unito. Verremmo cancellati in un attimo!

Negli ultimi anni si parla spesso di una rinascita del rock. Secondo voi cosa serve davvero oggi perché una band rock abbia un impatto reale?

Smetterla di preoccuparsi. Oggi è tutto così impeccabile, così perfetto: zero attitudine, oppure un’attitudine completamente costruita. Basta guardare Yungblud: è il rock secondo la mentalità Disney. Francamente lo trovo piuttosto triste. Credo, però, che il rock’n’roll tornerà ad avere il suo momento. I ragazzi stanno iniziando a rendersi conto di quanto fosse straordinario un tempo e, soprattutto, del perché lo fosse. Penso che presto vedremo meno band ossessionate dalla perfezione e più gruppi di veri musicisti, interessati semplicemente a creare il suono che amano, senza l’ossessione di diventare famosi.

Comments are closed.