A volte ritornano. A volte si tratta di una gradita ricomparsa, altre di uno spiacevole incontro fatto di superficiali convenevoli e sorrisi falsi. La riapparizione del nuovo album dei Jethro Tull sugli scaffali dei negozi di dischi si colloca esattamente a metà strada tra i due scenari appena proposti.
È un po’ come quando vai a trovare i nonni durante le feste e ti raccontano lo stesso identico aneddoto di famiglia, ogni anno. Poi, però, ti allungano i 50 euro e pensi che in fondo quella storia non è poi così male e che ti mancherà quando un giorno non ci sarà più nessuno che ti coinvolgerà in vecchi ricordi che hai vissuto solo attraverso quelle parole ripetute all’infinito, ma piene di vita.
“The Jethro Tull Christmas Album – Fresh Snow At Christmas” è la riedizione del ventunesimo album in studio della band. Il cofanetto si compone di cinque dischi, include due set live: “Christmas Live At St. Bride’s 2008”, remixato, e l’inedito “The Ian Anderson Band Live At St. Bride’s 2006”, insieme all’album originale e a un remix del 2024 firmato Bruce Soord dei Pineapple Thief.
La riesumazione di vecchi brani rappresentano un’astuta strategia di marketing volta a rimpinguare le casse della storica prog rock band britannica oppure si tratta solo di un bel regalo che hanno voluto fare ai tanti fan che da tempo aspettavano un loro disco? Una cosa è certa, i papà che, ad ogni Natale, si ritrovano con tre paia di guanti, due di calzini orribilmente natalizi e cinque bottiglie di vino di discutibile derivazione, quest’anno, forse, potranno sperare in un upgrade e vedersi recapitare da Babbo Natale un buon disco d’annata.
Che i Jethro Tull siano ottimi musicisti e performer non ci piove, sono in giro dal 1967 e sono sempre stati capaci di dare profonda espressività ad ogni loro brano, creando un sound riconoscibile, affascinante e quasi favolistico. Se solo, durante l’ora di musica alle scuole medie, ci avessero insegnato i pezzi dei Tull, anziché il noiosissimo Inno alla Gioia, forse imparare a suonare il flauto sarebbe stato più stimolante.
Con un mix di folk, rock e un po’ di jazz, anche questa nuova uscita resta coerente con la storia musicale del gruppo, il cui remix permette di mantenere il carattere tipico della versione originale, conferendole un tocco moderno e una ventata di freschezza. Viene data vita ad atmosfere che richiamano più l’inverno che non solo il Natale, che resta comunque il protagonista dell’album, anche nelle canzoni dove Ian Anderson lo utilizza solo come espediente per raccontare di altro. Faccio riferimento, per esempio, alla traccia di apertura, nella quale si racconta del disagio, passato troppo spesso inosservato, di tutti gli sfortunati che festeggiano il compleanno a ridosso delle festività natalizie. Tutta la magia del proprio giorno viene meno quando il 25 dicembre si avvicina e vorace fa incetta delle attenzioni di tutti, rubando la scena al malcapitato che ha scelto il giorno sbagliato per nascere.
In “Holly Herald” si riconoscono le note di due vecchi classici inglesi “Hark! The Herald Angels Sing!” e “The Holly and the Ivy“, una crasi tra due melodie tradizionali che danno vita ad una ballata folk rock dove il flauto protagonista assoluto, sparge allegria tra gli ascoltatori. Tutto rigorosamente strumentale, quattro minuti di pura gioia fanciullesca. Così come “Greensleeved”, “We Five Kings” e altre, che non hanno bisogno di parole per volare con l’immaginazione e far appassionare l’ascoltatore a storie di tempi lontani e luoghi misteriosi raccontate solo con chitarre, mandolini, bassi, pianoforti, organi, flauti.
E se “A Christmas Song” non vi piace, niente paura, la successiva “Another Christmas Song” può fare al caso vostro. Anche il più Grinch tra i Grinch non potrà sfuggire al messaggio di amore e di speranza, di riunione familiare e pace di cui è pregno il testo dall’animo ottimistico per eccellenza. Facciamo lo sforzo di lasciare da parte l’odio verso il genere umano almeno per qualche giorno e cerchiamo di vedere le cose da un altro punto di vista.
Ma se campanelle e luccichii non riescono a scalfire la vostra scorza da Ebenezer Scrooge, vi sfido a non lasciarvi prendere dall’entusiasmo di “Last Man at the Party”, liriche festose e medievali vi daranno un effetto psicotropo tale da darvi l’illusione di essere in una taverna scozzese a sorseggiare vino rosso e assaporare stinco e purè di patate pieno di spezie piccanti e profumate.
E ancora, chi mai avrebbe detto che il repertorio di musica classica potesse sfoderare il suo fascino anche sui rockettari più agguerriti? Le rielaborazioni in chiave progressive rock di “Pavane”, composta dal francese Faurè nel 1887 o la classicissima “Bourèe” di Bach ti fanno venire voglia di abbandonarti completamente alla musica, tirando un respiro di sollievo e ringraziando le nove Muse, custodi della cultura e delle arti, per aver ispirato cotanta bellezza.
Ascoltare “The Jethro Tull Christmas Album – Fresh Snow At Christmas” dà una sensazione di contentezza immotivata che si fa strada tra le connessioni neurali dello spettatore che inerme non può che arrendersi allo spirito natalizio e sfoderare il sé migliore. Anche solo per qualche giorno.
Tracklist
01. Birthday Card at Christmas
02. Holly Herald
03. A Christmas Song
04. Another Christmas Song
05. God Rest Ye Merry Gentleman
06. Jack Frost and the Hooded Crow
07. Last Man at the Party
08. Weathercock
09. Pavane
10. First Snow on Brooklyn
11. Greensleeved
12. Fire at Midnight
13. We Five Kings
14. Ring Out Solstice Bells
15. Bourée
16. A Winter Snowscape

















