Nonostante l’impossibilità di partecipare al Sziget Festival di persona, i Kneecap non hanno mancato di far comunque sentire all’evento la propria voce. Ieri sera, sul finire dell’ultimo giorno di festival, il gruppo irlandese ha pubblicato – in una storia sul proprio profilo Instagram ufficiale – un invito ai presenti di recarsi al palco The Buzz alle ore 23:05 per un “messaggio”. Quest’ultimo ha preceduto l’esibizione del cantautore inglese Casey Lowery, che lo ha introdotto così: “Alcuni miei amici non sono potuti entrare nel paese. Dunque, questa è una dichiarazione molto breve. Vogliate bene a tutti, non fate gli stronzi, e Palestina libera. I Kneecap mi hanno mandato un video da mostrarvi, d’accordo?”.
Il riferimento è alla notizia di qualche settimana fa del divieto d’ingresso ai Kneecap in Ungheria per i prossimi tre anni. Poiché il Sziget si svolge nella capitale Budapest, i tre non hanno potuto logisticamente parteciparvi. Era stato proprio il festival a commentare la notizia, tre settimane fa, con un comunicato in cui definiva la decisione del governo ungherese “fuori luogo e deplorevole”.
Il videomessaggio segue quanto espresso dai Kneecap nel comunicato che avevano pubblicato a loro volta dopo la notizia, in cui esprimevano il loro completo dissenso con il provvedimento, sottolineando di non essere mai stati condannati per alcun crimine e ribadendo la propria opposizione sia al primo ministro ungherese Viktor Orbán, sia a quello israeliano Benjamin Netanyahu. Al testo del videomessaggio ha fatto seguito il videoclip ufficiale del brano “The Recap”, il quale riassume graficamente le vicende che hanno coinvolto il trio nel corso degli ultimi mesi.
Qui il testo integrale del videomessaggio, con annessa traduzione:
“Ciao Sziget. Speriamo che tutti voi vi stiate godendo il festival e che stiate al sicuro. Vorremmo essere lì con voi a uno dei migliori festival del mondo, nonché il primo festival europeo a cui i Kneecap avrebbero mai partecipato. Non possiamo, a causa di un singolo uomo pieno d’odio: Viktor Orbán. Non siamo mai stati condannati per nessun crimine, in nessuna nazione, però denunciamo l’oppressione. Per aver denunciato la campagna genocida di Israele, Viktor ci ha banditi dal vostro bellissimo Paese per tre anni. Israele sta commettendo un genocidio verso il popolo palestinese, e Viktor Orbán e il suo governo lo supportano. Viktor Orbán e il suo governo hanno tentato di fermare il Pride a Budapest: hanno fallito. Dobbiamo resistere insieme. Opporci a Orbán. Opporci a Israele. Opporci al genocidio. Palestina libera — Tíocfaidh ár lá [”verrà il nostro giorno”, slogan associato al movimento repubblicano irlandese, ndr]”





