L’afa dell’Inferno sembra più gradevole di quella estiva.

astrifeorus (1)

Astriferous – Atavistic Unraveling (Me Saco Un Ojo Records / Pulverised Records)

Sembra che in Costa Rica dispongano di un sacco di tempo libero o di una quantità smisurata di entusiasmo, anzi, forse possiedono entrambe le cose. Un discorso che si attaglia alla perfezione agli Astriferous e soprattutto al mastermind, bassista e vocalist José Pablo Phillips, attivo anche con Candarian e Perishing, entrambe le band artefici di ottimi album negli ultimi due anni.  Dopo l’esordio del 2023 “Pulsations From The Black Orb”, i centroamericani pubblicano ora il successore “Atavistic Unraveling”, un lavoro nel quale i sintetizzatori accarezzano le graffianti chitarre in molti passaggi, così sottilmente che quasi non lo si nota senza prestare la giusta attenzione. I brani, intrecciati tra loro, mostrano la predilezione per un death metal sì cavernoso, ma capace di volteggiare attraverso e oltre l’infinita distesa del cosmo, proiettandosi verso l’eternità. Grazie a una produzione molto curata, che riesce a dosare il riverbero in modo molto discreto, e alle varie sezioni introduttive delle canzoni, il full-length presenta sempre qualcosa di nuovo da scoprire, potendo contare anche su atmosfere distorte e psicotiche. Insomma, un disco allo stesso tempo vorticoso e accattivante, un mix di Demilich, Incantation e Morbid Angel che non fa prigionieri: punitivo.

Tracce consigliate: “Carriers Of The Curse”, “Arcane Demonomania”, “Mnemonic Phenomena”

nun (1)

Nunslaughter – Satanic Chaos Legions (BLKIIBLK Records)

Primitivo, brutale e orgogliosamente antico, “Satanic Chaos Legions” è meno un’evoluzione e più una riaffermazione rituale di tutto ciò che i Nunslaughter rappresentano ancora oggi. A quasi otto lustri dall’inizio della loro blasfema esistenza, i veterani di Cleveland tornano con un album il cui titolo lascia davvero poco spazio ai malintesi: quattordici tracce per la maggior parte brevi, taglienti e impetuosamente dirette, un assalto implacabile che di rado supera i tre minuti, collegandosi alle radici punk/death/thrash della band. Una dichiarazione d’intenti cruda e lacerante, colma di riff aguzzi come rasoi e percussioni cavernose, mentre Don Of The Dead urla velenosi insulti anticristiani senza un briciolo di sottigliezza. Il disco si colloca dunque tra l’attitudine black metal anni ’80, la bestialità del metallo della morte, l’adorazione per gli Slayer degli esordi e il nichilismo crudo dei Misfits dell’era “Earth A.D.” (1983), il tutto spogliato di ogni possibile residuo di patinatura. La produzione, volutamente grezza, conferisce all’insieme una violenza selvatica da sala prove, per un platter che, semplice nella struttura e privo di variazioni, diventa un messaggio di pura devozione al Maligno. Sacrileghi.

Tracce consigliate: “Unsacrament”, “Rotten Messiah”, “Peukharist”

phantom (1)

Phantom – Not Midnight Yet (High Roller Records)

Nel panorama dell’odierno revival dello speed/thrash intriso di heavy classico, poche band hanno saputo distinguersi con la sveltezza e la personalità dei Phantom. Dopo un paio di convincenti album come “Handed To Execution” (2023) e “Tyrants Of Wrath” (2025), nel nuovo “Not Midnight Yet” i messicani paiono compiere un deciso salto di qualità, realizzando un album che amplia il loro linguaggio senza rinnegare le cruente radici del genere. Il disco esplode in una sequenza di riff affilatissimi, assoli incandescenti e ritmiche al cardiopalma, aspetti che richiamano primi Kreator, Destruction e l’intera scuola tedesca degli anni ’80 e ‘90, ma non si tratta mai di semplice imitazione. Il gruppo reinterpreta le lezioni teutoniche soprattutto attraverso una forte identità estetica, costruita attorno a un immaginario horror ricco di vampiri, cripte, maledizioni e folklore dell’Europa orientale filtrato attraverso la lente della cultura popolare autoctona, una coerenza narrativa rara nel metal attuale. Il quartetto possiede quindi una cifra già ben riconoscibile, tra atmosfere cinematografiche, un songwriting sempre più maturo e la capacità non comune di fondere aggressività e melodia: forse il meglio deve ancora venire …

Tracce consigliate: “Hordes Of Bats”, “Dracula’s Curse”, “Solomonari”

speedslut (1)

Speedslut – Cimbrian Rites (Listenable Records) 

Quando si ha a che fare con un moniker quale Speedslut, risulta abbastanza ovvio quali peculiarità ne definiscano lo stile. Questi quattro danesi portano fieramente la fiaccola del blackened speed metal degli anni ’80 dalla primavera del 2025, quando pubblicarono l’EP di debutto “Ferocity Of Steel”, un mini così spigliato da convincere la Listenable Records a metterli sotto contratto. Quattordici mesi dopo, esce l’esordio “Cimbrian Rites”, nove tracce cariche di oscurità e determinate a evocare il caos per mezzo di un pedale dell’acceleratore schiacciato sempre e comunque a fondo. Principi di Venom, Slayer, Motörhead, primi Metallica, Exciter, Sodom e Destruction si insinuano facilmente all’interno dei riff, degli assoli sinistri e in una sezione ritmica devastante, così come nella presenza vocale disumana e acida che si sovrappone al tutto. Nei momenti più “quieti”, si riescono ad apprezzare le sofisticatezze chitarristiche del singer Frederik Klitte e dell’axeman solista Tomas Dikinis, di quest’ultimo specialmente durante le transizioni verso lidi semi-thrash, mentre le digressioni strumentali richiamano gli Iron Maiden, aggiungendo una buona dinamica all’insieme. Un disco che lascia dunque malconci e ammaccati: cosa chiedere di meglio?

Tracce consigliate: “Pestridden Stallions”, “Asbestos Born Wrath”, “Dark Night Riders”

vorax (1)

Vorax – Volcano Shock (Autoproduzione)

I Vorax si affidano a un aspetto fondamentale che sembra diventata quasi esotica nel death metal moderno: suonare. Niente orge di blast-beat, niente virtuosismi tecnici per chitarristi con otto braccia e dodici dita, niente asettica precisione al millisecondo. Gli elvetici, come i primi Death e altri padri fondatori del genere, si esercitano in riff massicci e ritmi martellanti, restituendo quella sensazione di arcaica ferocia tanto cruda quanto genuina. Certo, non ci troviamo di fronte a dei novellini, visto che si tratta di musicisti già attivi in Death Kommander, Messiah e Omophagia, tre nomi di grande spicco nella scena estrema svizzera, un’esperienza capace di riflettersi nel debut album “Volcano Shock”. Il songwriting è fine, ma senza scadere nel calcolo accademico, con la band zurighese abile nel miscelare groove, potenza e DNA old-school, caratteristiche esaltate da una produzione tutt’altro che sterile e plasticosa. Inoltre, in barba ai soliti cliché horror o splatter, il gruppo opta per tematiche abbastanza originali, catapultando l’ascoltatore all’interno di un mondo di eruzioni laviche, giganti preistorici e forze della natura, per un LP coeso e anche molto divertente. Una lettera d’amore al più classico metallo della morte.

Tracce consigliate: “Magma Ocean”, “Burning Lava”, “Reign Supreme”

Comments are closed.