Savatage Madness Reigns From The Gutter (1990) recensione
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Savatage – Madness Reigns From The Gutter (1990)

Quanto spesso vi capita di rovistare nei ricordi?

Avete presente quegli scatoloni in cantina, quell’armadio che non aprite da anni o quella soffitta in cui si sono accumulate ere geologiche di polvere? Spesso è in luoghi del genere che, sepolti da qualche parte, sono nascosti alcuni dei frammenti più preziosi del nostro passato, dal classico sapore agrodolce che solo la nostalgia sa dare.

Un giocattolo della nostra infanzia, la chitarra di nostro padre, i regali ricevuti dalla nostra prima relazione, un album di fotografie ingiallite di una vacanza di tante estati fa: ognuno di questi oggetti rappresenta una reliquia emotiva con cui non è sempre facile rapportarsi, perché ci catapulta in tempi stupendi e, il più delle volte, andati.

Capita quindi che, a quasi 35 anni di distanza dalla sua registrazione, venga annunciata la pubblicazione di “Madness Reigns From The Gutter (1990)“, non un semplice live album, ma un intero concerto dei Savatage, registrato nel tour di “Gutter Ballet” e rimasto finora inedito. Inutile nascondere che, per chi ama da sempre la band dei fratelli Oliva, quel determinato periodo ha rappresentato il picco creativo e di massima forma dei Savatage nella loro line up storica, composta da Jon Oliva, Criss Oliva, Chris Caffery, Johnny Lee Middleton e Steve Wacholz.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: perché decidere di pubblicare una registrazione del genere a così tanti anni di distanza?

Dal punto di vista storico, “Madness Reigns From The Gutter (1990)” rappresenta la migliore istantanea possibile di una fase cruciale dei Savatage. Nelle 19 tracce che compongono questo live registrato ad Hollywood, la band ripercorre praticamente tutta la sua giovane discografia: dagli esordi heavy/power di “Sirens” e “Power of the Night”, all’approccio sinfonico e progressive di “Hall of the Mountain King” e, per l’appunto, di “Gutter Ballet”. Questa evoluzione musicale sarebbe poi sfociata in “Streets: A Rock Opera”, l’ultimo disco della band in formazione classica.

Scorrendo la setlist con gli occhi del 2026, quasi ogni brano rappresenta una hit, ma all’epoca i Savatage erano una band in piena maturazione artistica e questo album riesce a catturare appieno il loro “cambio di pelle”: in scaletta troviamo brani veloci come “White Witch”, “The Dungeons Are Calling” e “Power of the Night”, mentre “Of Rage And War”, “Gutter Ballet”, “Mentally Yours”, “Hounds” catturano quelle sonorità progressive ed orchestrali che abbiamo menzionato.

Il restauro, la rimasterizzazione ed il remix dei nastri originali ci restituiscono una band in forma smagliante: il binomio Middleton – Wacholz plasma una sezione ritmica capace tanto di coinvolgere il pubblico in sala quanto di supportare le scorribande dei fratelli Oliva. Le melodie e gli assoli di Criss, inutile dirlo, rappresentano i punti più coinvolgenti dello show, consentendo a Jon di essere il mattatore indiscusso della serata.

Pur con tutti i limiti tecnici e tecnologici derivanti da una registrazione avvenuta all’inizio degli anni ’90, l’ascolto del disco risulta decisamente fresco, soprattutto grazie al già menzionato restauro. Questo riesce a catturare l’essenza live dei Savatage senza quel sound “sintetico” di molte produzioni moderne; il lavoro effettuato esalta la potenza della tradizione heavy, rendendola più nitida e moderna senza però snaturarla. Gran parte di quei difetti che, all’epoca, avrebbero gravato non poco sull’ascolto sono stati sapientemente smussati, lasciando intatto il carattere dell’opera originale.

“Madness Reigns From The Gutter (1990)” rappresenta il ritratto definitivo, una foto da cui si percepisce la potenza di una band con cui il destino è stato beffardo, che oggi esiste in una nuova veste ma che, in quello specifico momento storico, sprigionava un’energia ancora percepibile a quasi 35 anni di distanza.

Il disco che ci troviamo tra le mani rappresenta un ricordo tanto bello quanto agrodolce, ma che vale la pena di essere assaporato, non tanto per celebrare ciò che poteva essere e non è stato, ma per consentire alla musica di fare ciò per cui è nata: emozionare. E se qualche lacrima vi solcherà la guancia, non vi vergognate: significa che avete amato.

Tracklist

01. City Beneath The Surface
02. White Witch
03. Of Rage And War
04. She’s In Love
05. Mentally Yours
06. 24 Hrs. Ago
07. Legions
08. Strange Wings
09. Hounds
10. Temptation Revelation
11. When The Crowds Are Gone
12. The Dungeons Are Calling
13. Holocaust
14. Sirens
15. Power Of The Night
16. Hall Of The Mountain King
17. Gutter Ballet
18. Thorazine Shuffle
19. Devastation