STRANGEWAYS Perfect World
RECENSIONI

Strangeways – Perfect World

Con l'inaspettato come-back dello storico singer americano Terry Brock, gli Strangeways tornano a far parlare di sé dopo quasi due lustri dal loro ultimo album in studio, a circa 20 anni di distanza dallo split che diede inizio al declino piuttosto pesante della band. Ecco quindi che il quintetto ci presenta questo “Perfect World”, frutto di questa recente riappacificazione.

È tuttavia un frutto agrodolce, che punta non tanto su composizioni adrenaliniche o d'impatto, bensì su ballad e ritmi più rilassati, riuscendo comunque a dipingere atmosfere interessanti. La title track, “Movin' On” e la mediorientaleggiante “Bushfire” sono i punti più duri di tutto l'album, ma non esattamente i più vari: generalmente monocorde (fatta in parte eccezione per “Bushfire”, dove il ritornello diventa inaspettatamente più arioso), riescono sì a catturare l'attenzione dell'ascoltatore, ma non riescono a farlo esaltare come dovrebbero; ci riesce invece la blues-oriented “Liberty” che, sebbene meno esasperata, è probabilmente uno dei brani meglio riusciti del lavoro in quanto molto ariosa ed assai orecchiabile. Il resto del cd è incentrato, come preannunciato, prevalentemente sulle ballad, sicuramente la tipologia di canzoni con cui gli Strangeways riescono a destreggiarsi meglio. Le atmosfere  melanconiche di “Time”, la sommessa “Crackin' Up Baby” (emozionante l'assolo finale che sfuma con il resto della canzone, quasi stesse svanendo un sogno), l'ariosa “Borderlines”, la piacevole “One More Day” e la conclusiva “Say What You Want” sono egregiamente composte ed eseguite, affidandosi all'esperienza della band e rimarcando i canoni di quel rock melodico debitore dei Journey che tanta fortuna ha portato ai Nostri (e non solo) tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90.

In “Perfect World” è insita una ben collaudata formula per suscitare quanto basta quell'“effetto nostalgia” che possa permettere ai fan di vecchia data di riavvicinarsi al gruppo: non vi è nulla di nuovo, ma “solo” buone composizioni che guardano al passato per sperare in un futuro di certo più florido di quanto non siano stati gli ultimi anni. Non è un lavoro privo di anima , ma è comunque rintracciabile una sorta di “manierismo” col quale la band ottiene un risultato dignitoso col minimo sforzo.

Un piacevole e gradito ritorno, dunque, che lascia tuttavia un po' l'amaro in bocca. Forse il relativo insuccesso dei precedenti lavori e la voglia di tornare su lidi ampiamente conosciuti e quindi rassicuranti hanno fatto sì che gli Strangeways tirassero un po' il freno a mano, senza rischiare troppo e giocando in casa con un rock facile e piacevole d'ascoltare.

Tracklist

01. Perfect World
02. Borderlines
03. Movin On
04. Time
05. Crackin' Up Baby
06. Liberty
07. One More Day
08. Bushfire
09. Too Far Gone
10. Can t Let You Go
11. Say What You Want