Metterci quasi 30 anni per recarsi nel locale più noto della propria Regione è strano? Può darsi. E se quei 30 anni sono stati trascorsi all’insegna della musica, in tutte le sue salse? Questo sì che è strano. Eppure, chi vi scrive è riuscito a spuntare la casellina dell’Hiroshima Mon Amour solo ora. Be’, meglio tardi che mai.

Entriamo nel tempio sabaudo e di fronte a noi c’è la sala sotterranea, dove sembrerebbe svolgersi una festa privata. Ovviamente non è di nostro interesse e proseguiamo verso la sala concerti, dove il palco è allestito di teloni che campeggiano una mega-scritta, nera su bianco: SI! BOOM! VOILÀ!

Nessuna band di apertura purtroppo, il neo quintetto di origine mista vuole farci attendere fino alle 22 (e oltre) per poterci nutrire di distorsioni e vibrazioni varie. Nel frattempo la platea si riempie, non è un sold out ma poco ci manca; alla quarta data del tour e a sole due settimane dall’uscita del primo disco, il supergruppo che l’Italia non si merita ma di cui ha bisogno – ne abbiamo davvero bisogno? – attrae già centinaia di persone, tra cui i vari fan dei gruppi originari, i novizi che si approcciano ora al rock nostrano, e un curioso e per nulla in incognito Willie Peyote.

Dell’esordio discografico se ne è già parlato, le aspettative sono alte. Di Roberta che ha lasciato i Verdena ne hanno parlato anche i fader del mixer scassato di una sala prove a Valmacca (AL). In mezzo a noi c’è più di un addetto ai lavori, alcuni confessano di essere venuti a scatola chiusa, senza aver ascoltato “neanche una nota”. Tutto questo per il quarto concerto in assoluto di un gruppo italiano, i cui membri (non tutti) sono sì famosi, ma comunque relegati al panorama alternativo.

siboomvoilaband

Adesso sappiamo che Roberta Sammarelli nel 2023 non era felicissima del posto in cui si trovava, eppure il palco del MI AMI l’aveva incendiato quell’anno. Ragno alla chitarra era ancora una novità per il sottoscritto, ma al basso aveva già dimostrato di saperla lunga. Data la mancanza di un precedente, i dubbi rimanevano sugli altri 3. Davide Lasala: anche lui alla chitarra, produttore, sporadicamente musicista dal vivo, il nome che è passato più in sordina tra tutti gli altri, eppure assolutamente al loro livello. Julie Ant, o Giulia Formica, una del popolo che ce l’ha fatta, è passata dai Lantern (gloria dell’underground emo made in Italy) ai Baustelle, passando per Chiello, Selton, e così via. La fama la precede e stasera si confermerà una batterista di tutto rispetto.

La curiosità divampava di fronte a questo nome: Michelangelo Mercuri, cioè N.A.I.P., ossia Nessun Artista In Particolare, ma potrebbe anche essere Nessun Animale In Particolare, da come raccontano. Assolutamente non classificabile tra i canoni del canto, scrive testi pungenti e arguti, intrattiene costantemente con la parola, il corpo e gli oggetti di scena, tipo numeri della lotteria e fogli di giornale. Alcuni lo descrivono come un piccolo miracolo uscito dai talent, altri come un ingranaggio ben mascherato di quel marcio sistema.

Sono le 22, proviamo ad immaginarci lo show che sta per avere inizio. Probabilmente suoneranno tutto il disco, anche perché per ora il repertorio è quello. A meno che non abbiano qualche inedito nascosto – se va bene –, oppure aggiungano qualche cover – se ci va male –, magari cover dei loro gruppi precedenti – se ci va veramente male –.

D’un tratto sono le 24. Usciamo tutti dall’Hiroshima. Ma quindi, com’è stato sto concerto dei SI! BOOM! VOILÀ!? In una parola sola: figo.

Setlist

VIVERE COSÌ (NON SI PUÒ PIÙ)
SANTI NUMERI
GOGNA RAGAZZO GOGNA
MENTRE SUCCHIAMO
UN PEZZO DEGLI SWANS
LAVORI IN CORSO
QUELLI BUONI
PINOCCHIO
DIO, COME TI ODIO
VOILÀ!
SALDI DI FINE TUTTO
DA ZERO

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