I Phidge tornano sul mercato, dopo una lunga pausa di riflessione, e lo fanno con un nuovo batterista, con un nuovo bagaglio di esperienze in grado di apportare sana ispirazione alla loro musica e con intenzioni di rinnovare il sound che li aveva caratterizzati nella versione 1.0 per ripartire come nuovi in una versione 2.0 più matura, consapevole ed ambiziosa.
Purtroppo per il quartetto bolognese, “We Never Really Came Back” presenta numerosi problemi, soprattutto nel modo in cui si cerca di far entrare uno spigoloso e progressivo alternative rock all’interno dello schema melodico classicamente rock all’italiana, generando brani dal sapore incerto, pasticciato, dall’identità non ben definita che, anziché destare fascino ed interesse, generano perplessità. E’ il gioco degli incastri che non viene bene quando gli estremi non combaciano e paiono stridere tra di loro, e quando la figura complessiva del quadro sonoro d’insieme è confusa. Inoltre, durante l’ascolto di questo inciso si ha la netta sensazione che i singoli elementi della band valgano più della somma delle parti, dato che lacune tecniche non si avvertono particolarmente lungo lo scorrere dei diversi brani, ma questo comunque non è un fattore che gioca a favore di una band, ovvero di un gruppo di persone tutte unite a veicolare un messaggio sonoro d’impatto in grado di emozionare.
Spiace davvero concludere che, di questa emozione, su “We Never Really Came Back” ve n’è poca, e che se probabilmente si sarebbe potuti essere più indulgenti ad una revisione 1.0 del progetto, quando si mette “sul mercato” una 2.0 è lecito aspettarsi consistenti miglioramenti ed elevata qualità sonora. Il mancato soddisfacimento del requisito sfocia, inevitabilmente, in disappunto e delusione.
Tracklist
01. Awoken
02. Nobody_Tries
03. Door Selected
04. Invisible Colors
05. Hot Water Beach
06. Our Lungs Are Blind
07. Blind Driving
08. Card With A Wish
09. Graveyards
10. On The Whole
11. The End Of The Day




















