Dovessi associare i Lip Critic a qualcosa? Vi direi: se potessi tornare indietro di qualche annetto e traslarli cronologicamente e geograficamente a Hollywood, li ficcherei nella colonna sonora di “Crank” – un filmaccio (divertentissimo) con il buon Jason Statham. O magari li sparerei in cuffia come combustibile per una sessione di selvaggio parkour – non à la The Office, ovviamente, ma un qualcosina ai limiti della realtà, alla Mirror’s Edge per capirci – tra i palazzi di una New York che solleva i rumori, le ansie, l’inquietudine collassante del 2026 come grattacieli luciferini sulle nostre teste.
“Hex Dealer” li ha consacrati, “Theft World” li suggella come una delle realtà più folli e interessanti del panorama electro-punk: il furto (in tutte le sue sfaccettature) come leitmotiv per un disco che nasce in un periodo in cui il sottrarre qualcosa a qualcuno – che sia una Louis Vuitton contraffatta, il tempo, la vita, l’identità – diventa quotidianità, come mangiarsi un piatto di ramen in un colorato ristorante giapponese da spiattellare in un fottutissimo post Instagram.
È questa la velenosa seduzione e la tremante angoscia che solleva i ritmi di “Theft World”, sempre forsennati, sempre con un siringone di adrenalina conficcato nello sterno, ma con una lieve revisione che conserva (ma cesella) i deliri glitch-pop che imbottivano il robot impazzito di “Hex Dealer”, omogeneizzando gli scatti di bpm all’interno delle stesse tracce, non di certo tra di esse.
L’eccezionale variabilità del plot ramifica tra il mitragliatore digital hardcore della distruttiva opener “Two Lucks” – i Machine Girl più “quadrati” di “MG Ultra” –, i campionamenti da casinò impiastrati e glitchati sul ballonzolante beat industrial-trap di “Jackpot”, l’ancheggiante ibrido experimental rap/r&b di “Shoplifting”.
Lo splendido, tesissimo singolo “Legs In A Snare” – highlight indiscusso del disco – vomita lentamente terrore e inquietudine orrorifica tra kick che friggono ed un climax che forza lentamente l’asticella della tensione come graduale elettrocuzione, fino al delirio noise in chiusura – Bret Kaser che in una trasformazione licantropica delle vocals passa da normale essere umano a predicatore demoniaco – che completa il suo intento nitroglicerinico nel rampante hardcore synth-etico di “Yard Sale (230 Take)”.
Si sperimenta coi tempi lenti (“Talon”), ma lasciando sempre campo alla follia – la sua coda è liquame simil-sludge. Si gioca con l’experimental rock ed il groove storpio (“Drumming With Izzy”), si scomodano beat arrovellanti da pc music, deconstructed club e atmosfere cupe da rap borderline – “My Blush (Strength Of The Critic)” mescola Charli xcx, JPEGMafia e Death Grips –, si tentano strane alchimie industrial/breakcore sull’andante ferrovia scavata da “Debt Forest”.
Non c’è calma, non c’è un calo di ascolti, nemmeno negli slow down del disco, anch’essi farciti fino all’orlo di pressione ansiogena e furia mal celata: “Theft World” tratteggia storture, paradossi della società, ma il banco su cui si appoggia per realizzare il desolante quadretto trema come se fosse vittima di un terremoto magnitudo 8.5. E su questo instabile piano cavalchiamo l’onda, esorcizziamo le fobie, ci mangiamo il sudore, con la borsetta aderente al corpo e la carta d’identità nel taschino più nascosto.
Tracklist
01. Two Lucks
02. Jackpot
03. Debt Forest
04. Talon
05. Charity Dinner
06. Drumming With Izzy
07. My Blush (Strength Of The Critic)
08. Shoplifting
09. Legs In A Snare
10. Yard Sale (230 Take)
11. 200 Bottles On Eviction

















