MyBrightestDiamond A thousand 2008 00
RECENSIONI

My Brightest Diamond – A Thousand Shark’s Teeth

Shara Worden, dopo aver scatenato l’amore viscerale di una buona percentuale del pubblico sempre attento e stimolato dalla musica più uterina e sophomorica con l’album di debutto “Bring Me The Workhorse”, ritorna alla ribalta con questo “A Thousand Shark’s Teeth”. E’ davvero necessaria un’introduzione, perché la musica di Shara è assolutamente complessa: cresciuta girovagando in lungo ed in largo per gli Stati Uniti d’America, coi genitori musicisti, la nostra cantautrice ha attraversato studi musicali classici che le hanno fatto acquisire grande classe e complessità durante il processo compositivo. Gli arrangiamenti della musica di My Brightest Diamond, difatti, sono estremamente ricchi, multi-stratificati, e ad abbracciare il tutto troviamo la voce di Shara, una voce leggiadra e, al contempo, liricamente potente, terribilmente controllata e capace di arditezze vocali assolutamente emotive e scatenate… Una sorta di Lisa Gerrard, ma più razionale. Con l’album di debutto, le reazioni sono state contrastanti: erano necessarie decise conferme per capire se il diamante in questione fosse veramente il più brillante, se Shara potesse accedere al pantheon delle dee uterine della musica d’autore.

Accade quindi che, ad un debutto più indie rock, segua questo lavoro, dove la musica di Shara si adagia su strutture melodiche più tranquille e, se possibile, ancora più complesse rispetto all’esordio. Non ci si faccia ingannare dalla discesa viscerale nell’universo racchiuso negli occhi di un ragazzo rappresentato da “Inside A Boy”, ideale ponte di congiunzione tra l’opera prima e questo album, poiché già dalla successiva “Ice And The Storm” la sezione ritmica diviene più elegante, tecnica e sofisticata… insomma, in una sola parola: jazz. E tutto assume quindi il tono del down tempo, sviluppato ancora meglio nella contemplativa “If I Were Queen”. A questa struttura jazz di fondo, il sinfonismo che da sempre aleggia su ogni nota partorita da Shara, l’arditezza di combinare i violoncelli a dispettosi xilofoni folli e divertiti (“Apples”, “Bass Player”), il tutto su strutture assolutamente mutevoli e decisamente progressiste. Se volete avere un’idea del viaggio musicale che vi attende con questo “A Thousand Shark’s Teeths”, ascoltate il suo capolavoro “To Pluto’s Moon”: un puro lamento di dolore cosmico e glaciale all’inizio, che sembra concepito dalla Björk di “Medúlla” (in veste sinfonica ed ambient), ma che immediatamente si scioglie nello strazio di un ritornello in cui lo sgomento dell’artista ci giunge, attraverso le orecchie e filtrato dal cervello, direttamente nel cuore, con una scarica di cordoglio empatico assolutamente fenomenale (“Perché te ne sei andato in quel modo? / Ho sbattuto contro il muro / Che schiaccia il mio scheletro / Perché te ne sei andato in quel modo?”). O ancora, provate l’arditezza del dark cabaret di “Black And Costaud”, dove Shara si diverte nel regalarci una versione alternativa e tutta sua della musica dei Dresden Dolls.

Ecco però cosa succede in questo album: tutta questa opulenza risulta, a tratti, soffocante, criptica, ostica. Tutti questi eccessivi orpelli barocchi, spesso, offuscano la potenza emotiva dei pezzi, e ciò porta, ad esempio, ad un trittico di pezzi conclusivi davvero impossibile da digerire. Tanto Shara ha acquisito in eleganza formale con questo album, tanta energia emotiva ha dovuto cedere come dazio. Quindi… il diamante è davvero il più splendente? Rimane tuttora una bella domanda: avremmo dovuto essere capaci di rispondervi con convinzione dopo l’ascolto di quest’opera, tuttavia i dubbi che aleggiano attorno alla figura della Worden inesorabilmente permangono, e sarà necessaria un’ulteriore valutazione col prossimo parto discografico. Per ora, limitatevi a questo: My Brightest Diamond è come una sirena che cavalca una sottile linea di confine; se la ascoltate, rischiate anche voi di finire in bilico tra la passione nei confronti dell’artista e la consapevolezza di essere sì di fronte a qualcosa di assolutamente significativo, musicalmente parlando, ma forse troppo… Troppo. Il giudizio, mai come in questo caso, sta proprio nelle vostre orecchie e nella vostra sensibilità personale. Se non vi troverete d’accordo con me, a qualsiasi livello, non c’è alcun problema: è assolutamente comprensibile, visto che la luce che colpisce il diamante più splendente non restituisce mai i riflessi sperati.

Tracklist

01. Inside A Boy
02. Ice And The Storm
03. If I Were Queen
04. Apples
05. From The Top Of The World
06. Black And Costaud
07. To Pluto’s Moon
08. Bass Player
09. Goodbye Forever
10. Like A Sieve
11. The Diamond