In Flames
Come Clarity

2006, Nuclear Blast
Alternative Metal

Recensione di Lorenzo Brignoli - Pubblicata in data: 06/06/10

Tante volte mi sono chiesto cosa deve essere passato per il cervello degli In Flames tra il 2004 e il 2006, cioè cosa li ha spinti a tornare in parte sui propri passi, a comporre un disco Metal a tutti gli effetti e, in parte, a rinnegare le sperimentazioni di “Soundtrack to Your Escape”. Se infatti l’evoluzione della band di Goteborg è andata avanti per dieci anni, dal 1994 al 2004, senza mai compiere un passo indietro ma sempre proseguendo una sorta di trasformazione, più o meno marcata, album dopo album, con “Come Clarity” questo, passatemi il termine, processo, si ferma. Già, forse gli svedesi non se la sono sentita di rischiare di mettere a dura prova il rapporto con i fans di vecchia data (in verità già deteriorato per alcuni), o forse molto probabilmente, e più semplicemente, gli andava di fare così, senza porsi il problema della reazione del pubblico. E’ quindi plausibile che quest’album possa essere più “digeribile” da chi non ha apprezzato il precedente platter, ma non ci metterei la mano sul fuoco dato che comunque si tratta di musica in parte stravolta rispetto a quella degli esordi della band.

Ma non è questo il vero problema, il punto è: noi “semplici ascoltatori” ci guadagniamo da tutto questo? Direi proprio di sì. Sì perché "Come Clarity" è un signor disco, in cui troviamo una sorta di riassunto di buona parte della carriera della band. Favorito anche da una produzione, fortunatamente, tornata a livelli degni della portata della band di Goteborg, l’album è costituito da canzoni di alto livello in cui gli infiammati mettono in mostra tutta la propria bravura, tecnica e compositiva, con quel tocco di classe in più che, non mi stancherò mai di dirlo, li distingue da molti dei gruppi che negli anni si sono divertiti a plagiarli, saccheggiando gli immortali riffs che fanno parte della discografia degli svedesi.

Le chitarre, che spesso nel precedente "Soundtrack to Your Escape" erano ridotte ad un sottofondo ritmico, tornano finalmente protagoniste disegnando riffs che rimandano inequivocabilmente agli anni d’oro della band mentre le tastiere ritornano ad un ruolo più di contorno; la batteria è potente e precisa, mentre Anders Friden dietro il microfono si conferma una garanzia. Insomma ci sono tutti gli ingredienti per un grande album, e la prova ce la danno le canzoni che lo compongono: tra tutte emergono in particolare “Take This Life”, “Reflect the Storm”, “Vacuum”, “Crawl Through Knives” (la migliore dell’album), tutte potenti nel loro incedere durante le strofe e trascinanti nei refrain in pulito, ottima anche la title track, ballad senza dubbio molto easy-listening ma altrettanto accattivante.

In generale le tracce catturano già al primo ascolto, ma non stancano con il passare del tempo e questo è sicuramente un grande pregio dell’album. Mentre scrivo questa recensione, sono infatti trascorsi quattro anni abbondanti dalla pubblicazione del disco, ma nonostante questo "Come Clarity" non mi ha ancora stancato, anzi, e un motivo ci sarà. Voi che dite?





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