NUOVE USCITERECENSIONI

Cultura Tres – Camino De Brujos

Una volta l’audacia delle band si misurava dalla capacità di rompere gli schemi e trasformare dal profondo i generi classici attraverso sperimentazioni in grado di dividere critici e ascoltatori. Pari stima e riverenza meritano, poi, gruppi che, nonostante un sound derivativo, raggiungono comunque nel corso del tempo un’identità autentica e riconoscibile, evolvendosi in maniera assai naturale. Il modus operandi dei Cultura Tres, però, non risponde a nessuna delle due categorie pria esposte, anche se il quartetto dello Stato di Aragua resta da considerare ugualmente coraggioso, vista la temerarietà con cui riescono quasi a confezionare un lavoro così ispirato a dei mostri sacri. Una valutazione severa, forse, eppure il loro nuovo opus, “Camino De Brujos”, sembra il disco che i Sepultura della prima metà degli anni ’90 preferirono deporre nel cassetto e non pubblicare mai perché troppo simile a “Chaos A.D.”, generando probabilmente l’ira di un Paulo Sixto Pinto Jr. dal 2019 membro stabile della formazione dei fratelli Montoya.

La scelta di includere in line-up l’impalpabile bassista della storica formazione carioca dei Cavalera, ha suggerito ai venezuelani di tumulare quasi definitivamente lo sludge/stoner metal originario a favore di un groove/thrashcore che rimanda a brani del calibro di “Territory”, “Propaganda”, o “Manifest”, con tanto di percussioni tribali e chitarroni à la “Roots”, giusto per ampliare il carnet delle allusioni. Appare chiaro che l’ingresso di un musicista di nome, benché non di talento, e la relativa firma con la Universal per il continente americano, evidenzi il desiderio del combo di uscire dalle secche dell’underground ritagliandosi uno spazio più congruo alle proprie aspirazioni. Mossa legittima che contraddice una carriera spesa sulla sponda rossa della barricata e legata a un’etica discografica DIY, in virtù di una serie di album totalmente autoprodotti, eccetto “Rezando Al Miedo” (2013), diffuso per mezzo della minuscola Devouter Records.

Le liriche rimangono ancorate a tematiche politiche e sociali, a cui vengono aggiunti spunti tratti dal folklore magico locale, ma non tutti posseggono gli attributi di Zack De La Rocha, e dunque via a un festival di pezzi anche solidi e orecchiabili, ma, come detto, dal taglio palesemente imitativo (il breve instrumental etnico “De Maracay” grida vendetta). E dunque, tra le varie “The World And Its Lies”, “Time Is Up”, “Proxy War”, “Zombies”, nelle quali persino la voce aspra di Alejandro tradisce l’influenza del buon Max, a spiccare maggiormente sono quei brani che presentano sfumature meno scontate. Hard e prog rock settantiano (“Signs”, “19 Horas”), vibrazioni lisergiche (“The Land”) e palate di fango crude e opprimenti (“The Smell Of Death”, “Camino De Brujos”) si incaricano, infatti, di movimentare lo spartito, riscuotendo un successo parziale per la posizione periferica che occupano rispetto all’insieme.

Ai Cultura Tres non mancano tecnica, conoscenza della materia e lucidità di scrittura: peccato che tali requisiti vengano pressoché indirizzati alla costruzione di un “Camino De Brujos” volto al mero rifacimento di opere altrui di pubblico dominio. We Who Are (Not) As Others.

Tracklist

01. The World and Its Lies
02. Time Is Up
03. Signs
04. The Land
05. Proxy War
06. 19 Horas
07. Zombies
08. De Maracay
09. The Smell of Death
10. Camino De Brujos