ANNIHILATOR for the demented
RECENSIONITOP ALBUM

Annihilator – For The Demented

Ci si potrebbe anche aspettare, dopo vent'anni e più di carriera a rotta di collo, che una band si afflosci, spaparanzandosi sui propri allori; o che cambi passo, si tranquillizzi, si dia a side project, split, tribute album; ma si commette un madornale errore se il gruppo in questione sono gli Annihilator – veterani dello speed technical thrash – e l'album che vi attraversa rovente le orecchie è "For The Demented", dedicato a splendori, architetture e follie della mente umana. Dopo quindici album in studio, sappiamo che da questa band non ci si può aspettare fughe e tradimenti; i canadesi vanno dritti per la loro strada e, tolta qualche breve vacanza ("Remains"), sappiamo cosa hanno in serbo per noi.
Doppia felicità, dunque, quando ci sorprendono.

A detta di Waters, gli Annihilator dovevano evitare una secca fin troppo frequente per chi è on the road da decenni, cioè il ritorno al passato; e ha deciso di farlo condividendo il songwriting e (in parte) gli arrangiamenti col resto del gruppo, in particolare col bassista e sodale di lunga data Rich Hincks. Non fraintendeteci, è sempre Capitan Jeff al timone, e si sente dall'inizio alla fine del disco; ma si sente anche un maggior agio lasciato agli altri, una certa leggerezza che tra tanto metallo rovente non guasta e che forse mancava nei recenti e pur ottimi lavori, come "Feast" e "Triple Threat". Vediamo in dettaglio: l'opener "Twisted Lobotomy"- intro metal classic, speed thrash sparatissimo – è forse il pezzo metronomicamente più veloce mai inciso dalla band, in cui dà già tutto il meglio che ci aspettiamo: riffing mozzafiato, assoli con 456 note al secondo, tappeti di doppia cassa e stacchi da brividi al servizio di un solido songwriting; a livello armonico, la band si spinge in territori a lei di solito estranei – come le esatonalità e dissonanze del death/black – sempre entro il loro stile rock metal.

"One to Kill" è un classic thrash (ricorda vagamente "Refresh The Demon") che trasuda buone idee armoniche e carica energetica da vendere; un suono ipercompresso che come non mai amalgama in un monolite il sound della band. "For the Demented" cavalca un metal blues con affondi quasi grind e ampie e felici incursioni nell'hard rock; si avvertono (altra sorpresa) delle backing keyboard? No, sono chitarre effettate; sembra che finalmente Jeff dia più spazio e autonomia al cantante, che modula dal melodico al roco con perizia e gusto.
"Pieces of You" è la classica Annihilator-ballad in minore, con arpeggi in pulito sulla strofa, chorus nei refrain e ancora chitarre-keyboards, con variazione sul ritornello finale che lancia il solo e sfuma; il cantante fa sentire la sua personalità. A tratti si ha la sensazione che, a fronte degli scarni arrangiamenti degli album precedenti, qui in alcuni brani ("Pieces Of You", tra tutti) ci sia troppo… saranno gli effetti (ne racconta Jeff) a cui non siamo abituati. Per il resto suona come il migliore album della band da molti anni a questa parte; il songwriting è fresco e anche il cantante sembra si sia reso più libero dall'ipoteca del cantato di Waters.

"The Demon You Know" è un metabrano, con citazioni ai classici della band, condotto dall'incalzante linea di basso che rivisita "Knight Jumps Queen" e fa anche capolino l'arpeggino di "Alice In Hell". Deliziosa. "Phantom Asylum" costituisce il secondo assalto in grande stile dell'album dopo "Twisted Lobotomy": intro inquietante, strofa come un missile a reazione, refrain sincopato e ponte epic: uno dei momenti più potenti dell'album. Allo stesso modo "Altering The Altar" viaggia a 220 all'ora, infarcito di passaggi virtuosistici e di una freschezza compositiva che mancava da tempo nei dischi della band. Non fosse per i suoni metal e la doppia cassa sul finale, "The Way" sarebbe un classic hard rock fine anni '70 in stile Kiss in cui la vena bluesy – con spigolature punk – di Jeff vola a briglia a sciolta: un divertissement in cui è impossibile non ballare.
La strumentale d'atmosfera "Dark" introduce la successiva e finale "Not All There", tutta al fulmicotone, in cui si riassumono le qualità del disco: una vena fervida, graffiante e al contempo seducente, che speriamo non si perda troppo presto.

Tracklist

01. Twisted Lobotomy
02. One To Kill
03. For The Demented
04. Pieces Of You
05. The Demon You Know
06. Phantom Asylum
07. Altering The Altar
08. The Way
09. Dark
10.Not All There