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Greyhaven – This Bright And Beautiful World

Tormento: potrebbe riassumersi in un solo termine il cupo pellegrinaggio nella mente umana di “This Bright And Beautiful World”. I Greyhaven, reduci da quel piccolo gioiello di “Empty Black” (2018), che aveva garantito loro una notevole visibilità nella ressa delle band metalcore, tornano in gran spolvero per prenderci e farci scivolare nelle taglienti insenature delle emozioni nere, in un cinema dalle sedute scomode che proietta l’infinita guerra tra la depressione e la voglia di combatterla, aggrappandosi alle (poche) cose belle di questo mondo complesso.

La pellicola parte e “In A Room Where Everything Dies” rade al suolo tutte le certezze, una mitragliata di batteria si accartoccia ai fendenti della sei corde di Nick Spencer, abile anche nel sapersi stoppare e creare spazio al sontuoso ritornello di Brent Mills, paroliere della band e anima infervorata del disco. Dal clean singing dell’oscura e riflessiva “All Candy”, sprazzo di quiete nel temporale che ricorda molto le sonorità di “Bleeding In The Blur” dei Code Orange, allo screaming acido con cui il frontman apre e fagocita le nostre sinapsi, come nelle martellanti “Foreign Anchor” e “And It’s Still Too Loud”, dove emerge quella forte venatura mathcore dei The Dillinger Escape Plan concatenata ad una tessitura metalcore che non rimane statica, ma lancia occhiate verso il progressive, l’alternative metal ed il post-hardcore più morbido.

“A Painful and Necessary Action” o “More And More Hands” dimostrano questo animo mutevole, propenso alla rabbia e poi all’improvvisa quiete, unito dal collante vocale di Brent Mills, efficace nel suo duplice compito e, soprattutto, nei refrain, tutti decisamente sopra alle righe. È la pacata “Ornaments From The Well” a soffocare minuziosamente gli ultimi minuti di “This Bright And Beautiful World”, un’ulteriore prova di forza della band del Kentucky, che sperimenta con i sentimenti e con una tecnica di alto livello, facendo della collaborazione tra gli strumenti – pregevole e variegato il duetto tra basso e chitarra – il pezzo forte di un’opera ben amalgamata. Non si raggiungono le vette di “Empty Black”, ma quello dei Greyhaven è un’altro full-length che lascia un marchio a fuoco nelle nostre anime.

Tracklist

01. In a Room Where Everything Dies
02. All Candy
03. A Painful And Necessary Action
04. More And More Hands
05. Of Snakes and Swans
06. Foreign Anchor
07. Fed To The Lights
08. The Quiet Shakes
09. And It’s Still Too Loud
10. Ornaments From The Well

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