Come tutti i concerti che necessitino di una particolare riflessione sociale, partiamo da una domanda: quando la smetteremo di autosabotarci relegando certo pop-rock nell’angolino della musica “per ragazzine” e dunque “di poco conto”, anziché prendere atto dell’enorme significato che potrebbe avere, tanto per il mainstream quanto per una ragazzina, vedere Olivia Rodrigo lanciarsi in un assolo di chitarra elettrica?

La risposta, come al solito, arriva andando per gradi — più o meno trenta, per la precisione, in un caldo primo pomeriggio in cui nell’Ippodromo SNAI San Siro si riversano migliaia di giovanissimi. L’età media, c’era da aspettarselo, probabilmente non supera i venticinque anni: tanti gen z, tantissimi adolescenti, ma anche una cospicua quantità di millennial. La prevalenza è nettamente femminile, ma chi scrive avvista diversi gruppi di ragazzi, evidentemente venuti per conto proprio, mentre il merch dell’headliner è un comune denominatore per tutto il pubblico. L’unica frattura notevole tra i presenti, a dire il vero, è un’altra, e come vedremo ha a che fare trasversalmente con l’approccio verso le “novità” musicali. 

Perché di certo le novità, stasera, non mancano, a cominciare da Girl in Red, sul palco degli I-Days alle diciassette e un quarto. È la sua prima data italiana in assoluto, ma di certo non è alle prime armi con un palco importante, che regge con maestria, specialmente nell’interagire con un pubblico che del suo repertorio conosce perlopiù i brani andati virali online. Classe 1999, due album e due EP alle spalle, la cantautrice norvegese (all’anagrafe Marie Ulven Ringheim) è stata la rivelazione dell’alternative pop tra il 2018 e il 2021, spesso associata al contesto “lo-fi bedroom” che spopolava in quegli anni; ciò che ascoltiamo in questo tardo pomeriggio, tuttavia, è un set minimale per la cui intera durata l’assetto basso-chitarra-batteria si prende il ruolo da protagonista. Girl in Red corre su e giù per la passerella, suona una Telecaster blu, finisce il live facendo stagediving; le hit come “we fell in love in october” e “i wanna be your girlfriend” si colorano di un indie-rock deciso, facendo subito presa su chi era curioso di vederla dal vivo. Aspettative soddisfatte — speriamo di rivederla, un giorno, in Italia come headliner.

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I Wet Leg agli I-Days 2025 – Credit: I-Days

Così come non vedevamo l’ora di rivedere a Milano le Wet Leg, o meglio “i” Wet Leg, vista la recente entrata ufficiale nella formazione dei turnisti Ellis Durand, Henry Holmes e Joshua Omead Mobaraki – rispettivamente basso, batteria e chitarra/sintetizzatori –, con cui l’ex-duo ha scritto “Moisturizer”. Il nuovo album, uscito lo scorso venerdì, occupa metà della scaletta e non sfigura affatto accanto ai successi istantanei dell’esordio. Del resto, i cinque hanno avuto mesi per consolidare i nuovi brani dal vivo e anni per far fronte alle critiche: sul loro essere o meno industry plants, sul loro fare musica non all’altezza dell’hype, ultimamente persino sul cambio d’immagine “forzato” della frontwoman. Semmai i bermuda e i muscoli sfoggiati da Rhian Teasdale sul palco sono il riflesso di una band che si sta reinventando andandoci sempre più giù pesante, dall’iniziale “Catch These Fists” alla conclusiva “CPR”, passando per un’intrigante “Pillow Talk”. È un’ora di set senza fronzoli, interrotta solo da un momento di preoccupazione per gli spettatori nell’arsura dell’Ippodromo; che sia sulla passerella o dietro all’asta del microfono, con una vistosa chitarra verde acido al collo, Teasdale si atteggia con molta più sicurezza rispetto al live milanese del 2022, e anche il resto della band ha perso parte dell’imbarazzo dei primi tempi.

Certo, peccato per la consistente quantità di persone che al loro set preferiscono i propri telefoni, al netto di un buon numero di astanti, sopratutto nel PIT, che impara in fretta a rispondere “what?” con Hester Chambers all’”excuse me?” di “Chaise Longue”. Non è una questione anagrafica, per quanto i gridolini all’ingresso di una sfilata di influencer nel PIT, durante il successivo cambio palco, possano indurre a pensare il contrario. Così come ci sono non pochi adulti che passano il concerto a rimirare le foto che si sono appena scattati, ci sono ragazze liceali che parlano di quanto abbiano apprezzato gli opener: la differenza, semmai, è tra chi è lì per il grande nome sul cartellone e chi è lì perché vuole ascoltare una giornata di musica nuova, fresca, ben suonata e che irriti i puristi dei generi musicali. 

Di certo, quando arriva l’headliner, sulla questione troviamo ancor più pane per i nostri denti. Olivia Rodrigo sale sul palco in body leopardato tra urla assordanti, canta un’orecchiabilissima “Obsessed” sulla passerella, si fa passare una Fender Mustang rossa e prorompe in un finale incendiario, che suona insieme a una delle sue turniste inginocchiandosi a terra come la più classica delle rockstar.

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Olivia Rodrigo agli I-Days 2025 – Credit: I-Days

Chi non ha mai assistito a uno show di Olivia Rodrigo si riprende in fretta dallo shock realizzando che, in massima parte, l’energia sarà questa. Non mancano le ballate, caratteristiche di una parte notevole del suo repertorio, e d’altronde brani come “Drivers Licence”, intonati collettivamente a pieni polmoni e occhi commossi, non dovrebbero nemmeno mancare in un suo concerto. Ciò che stupisce di questo live, tuttavia, è che la ventiduenne californiana sembra trovare l’apice dell’entusiasmo quando suona, salta e si scatena sui suoi pezzi più energici, al punto che due lenti di fila, stasera, risultano persino fuori luogo. Il potenziale si era già intravisto quando nel 2021 l’esordio di Rodrigo, “Sour” – forse il disco pop più chiacchierato dell’anno – si apriva con un riff sfacciatamente garage (quello di “Brutal”), ma è impressionante vedere quanto, da allora, l’artista abbia spinto su questo aspetto. Seppur trainato da una regia oculata, lo show rimane essenziale e poco coreografato: semplici visual, tre impalcature spartane, un pavimento di vetro e il contributo della band, assoluta co-protagonista del live. L’artista dedica qualche minuto alla presentazione di ciascuna delle musiciste – Arianna Powell e Daisy Spencer alle chitarre, Camilla Charlesworth al basso, Jordan “Jordi” Radnoti alla batteria e Camila Mora alle tastiere – sotto forma di intermezzo musicale che sfuma direttamente nel giro di basso più groovy del 2021 (quello di “Jealousy, Jealousy”). Le cinque turniste si tirano indietro nei momenti giusti, ma per il resto si prendono tutto lo spazio possibile, suonando insieme a Rodrigo (e anche senza di lei, durante un cambio d’abito) in un tutt’uno compatto e di un carisma trascinante. Carisma che sicuramente a Rodrigo non manca, vista l’ottima performance vocale e gestuale, l’interazione con i fan (“sei bellissima” le cantano: ore prima avevano fatto lo stesso sia con Rhian Teasdale, sia con Girl in Red), la convinzione tale da tornare sul palco dopo il finale, su esortazione del pubblico, per una “Lacy” fuori scaletta.

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Olivia Rodrigo agli I-Days 2025 – Credit: I-Days

Si lascia l’Ippodromo con un’ulteriore domanda. A questa ventiduenne che scrive le sue stesse canzoni, suona più strumenti, duetta con Robert Smith e David Byrne e canta “I Love You” dei Fontaines D.C. al suo pubblico dublinese, cosa manca per riconoscerne i meriti? Siamo d’accordo, il suo è un songwriting fatto di struggimenti sentimentali per liason spesso effimere: ma stiamo forse dicendo che il rock “duro e puro” non pullula di amori (pur non puerili, forse) altrettanto superficiali? O il problema è la struttura molto semplice delle canzoni, che tuttavia è l’abc del pop-punk di inizio millennio da cui trae molte delle sue influenze? Sono le sporadiche accuse di plagio, cioè un fil rouge non ufficiale della storia del rock? Sono gli outfit succinti di cui si sono lamentati in diversi (citofonare ai Red Hot Chili Peppers sulla questione nudità sul palco)?

A maggior ragione dopo questo concerto, verrebbe solo da sperare che il prossimo disco di Olivia Rodrigo si affranchi ancora di più dalle ballad di “taylor-swiftiana” memoria – che esistono già in abbondanza, e e soprattutto sono già il marchio di fabbrica di qualcun altro –, e che l’artista continui ad accelerare il ritmo e distorcere il suono, perché nel panorama delle grandi popstar in ascesa è qualcosa che al momento la contraddistingue. Forse, in ogni caso, Olivia Rodrigo non vuole essere né sarà mai propriamente “rock”: ma a ben vedere, chi decide quale sia il confine netto tra il “rock” e il “non abbastanza”? Se c’è una cosa che ci ha dimostrato la giornata di oggi è che “pop-rock” non è una parolaccia. E se tra queste ventisettemila persone, oggi, anche solo una ragazzina ha pensato di imbracciare una chitarra elettrica come Olivia, allora significa che la missione è compiuta. 

Setlist:

GIRL IN RED

Doing It Again Baby
Bad Idea!
Girls
Dead Girl in the Pool
I’ll Call You Mine
Hemingway
Midnight Love
We Fell in Love in October
Phantom Pain
You Stupid Bitch
Serotonin
I Wanna Be Your Girlfriend

WET LEG

Catch These Fists
Wet Dream
Supermarket
Oh No
Liquidize
Davina McCall
Ur Mum
Too Late Now
Jennifer’s Body
Being in Love
Mangetout
Pillow Talk
Angelica
Chaise Longue
CPR

OLIVIA RODRIGO

Obsessed
Ballad of a Homeschooled Girl
Vampire
Driver’s Licence
Traitor
Bad Idea Right?
Love is Embarassing
Pretty Isn’t Pretty
Happier
Enough For You
So American
Jealousy, Jealousy
Favorite Crime
Déjà Vu
Brutal
All-american Bitch
Good 4 U
Get him Back!
Lacy (non in scaletta)

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