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Idles – Crawler

I’m feeling magni-fucking-fique

Inginòcchiati, come i fedeli in confessione. Affonda le rotule nell’impenetrabile bianco del pavimento, contorciti, striscia come un verme, continua ancora. Rialzarsi è quasi impossibile, si sta così bene, cadaveri semicoscienti su una lastra di ghiaccio, ma in qualche modo devi andare avanti. E allora striscia.

Che “Crawler” ci abbia lasciati assolutamente spiazzati non serve nemmeno annunciarlo: siamo ancora qui a leccarci le ferite causate dalla deflagrazione elettrica di “Ultra Mono”, che gli Idles, dopo un anno, ci tirano un altro bel pugno nello stomaco, questa volta da un’angolazione totalmente diversa. Ci hanno presi alla sprovvista, Joe Talbot e soci, tanto gradassi, ironici, esuberanti, schizofrenici, indomabili che ripiombano sul mercato con un album che di ironico ha quasi nulla. “Crawler” è una pagina di diario di quelle con il segnalibro, il giorno zero, la data in cui si decide di parlare, di spogliarsi, di vomitare confessioni acide. La quarta tappa della carriera del quintetto di Bristol è un altarino al peccato e alla conseguente via d’uscita, ed è qui che gli Idles si inginocchiano, forse nel punto più delicato della loro discografia, per raccontarsi e per raccontare le storie di tanti.

La puntina tocca i solchi, iniziano a pulsare ossessivamente synth acerbi, Joe Talbot sussurra “It was February, I was cold, and I was high”. Abbiamo capito, qualcosa è cambiato: “MTT 420 RR” delinea l’inizio di un mea culpa che il frontman decide di incidere su disco per esorcizzare definitivamente quella tossicodipendenza che lo ha quasi strappato dal mondo terreno durante un incidente. Un “Car Crash” si autodefinisce, un incidente di percorso in una vita già di per sé travagliata, iniziata e viziata dagli abusi di alcolismo della madre, raccontati nella roboante e dolorosa “The Wheel”, bacchettata dalle cavalcate di basso di Adam Devonshire e dai disadorni, distortissimi colpi di chitarra del ritornello.

Accantonate le sfuriate punk e le melodie giocose, in “Crawler” tutto diventa sperimentale e, allo stesso tempo, minimale: le sei corde di Mark Bowen e Lee Kiernan lavorano molto meno, la batteria scansiona ritmiche nervose e il basso, assieme ad un’esplorazione elettronica piuttosto inconsueta, si prende le chiavi di un’automobile pronta all’impatto, alla cui guida vi è una voce graffiata dal senso di colpa, fulcro del plot. Dal monologo sconclusionato della già citata “Car Crash”, uno scivolone in una vasca di acido solforico che divora la pelle e la mente, al soul sgangherato, nevrotico della splendida “The Beachland Ballroom”, Joe Talbot si sveste e si immerge in acque pulite, come in un nuovo battesimo: “Progress” è presa di coscienza, autoaccettazione, annegate in un’elettronica che concede respiro dopo le rapide “Crawl!” e “Meds”, quest’ultima intervallata da deliranti sprazzi di sax, mentre “King Snake” e “The New Sensation” si ricollegano al sound dei lavori precedenti. “The End”, come una sentenza, cerca di ricucire uno squarcio enorme, di quelli che fanno male, ma che formano una cicatrice su una ferita per troppo tempo sanguinante.

“Crawler” ha lo scomodo compito di traghettare i mastini di Bristol verso una tappa di passaggio, ma di fondamentale importanza: arrivare ad essere tra le prime file del rock mondiale, con quattro meravigliosi album in cinque anni, può far vacillare. Allora bisogna inginocchiarsi, vomitare, espellere, cambiare se necessario, ma essere fedeli a sè stessi: gli Idles rinunciano alla facilità, si complicano deliziosamente la vita, ci concedono un disco amaro, forte, ma con un retrogusto strabiliante, come un whisky invecchiato. “Crawler” è il disco più cupo e più squisitamente post-punk di tutta la produzione degli inglesi: testimonianza di redenzione, ode al peccato e spalla per i peccatori, vedetelo come volete. Piegate le gambe, rotule a terra e continuate a strisciare.

Tracklist:
01. MTT 420 RR
02. The Wheel
03. When the Lights Come On
04. Car Crash
05. The New Sensation
06. Stockholm Syndrome
07. The Beachland Ballroom
08. Crawl!
09. Meds
10. Kelechi
11. Progress
12. Wizz
13. King Snake
14. The End

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