riot immortal soul cover
RECENSIONITOP ALBUM

Riot – Immortal Soul

Lontano quel 1988 in cui i Riot pubblicano il capolavoro “Thundersteel”. Lontano, ma mai così vicino. Ventitre anni dopo, la stessa line-up, lo stesso fuoco che ha forgiato il lavoro migliore della band americana brucia ancora in Mark Reale e compagni. “Immortal Soul” è il quattordicesimo album della carriera del gruppo newyorkese ed è uno sfavillante ritorno ai fasti dei tempi d’oro.

Per ricreare quella sintonia che ha consentito di scrivere pagine indelebili nella storia dell’heavy metal era forse necessario rimettere insieme tutti i cocci e se le tessere del mosaico che vogliamo far tornare a splendere sono Mark Reale, Don Van Stavern, Tony Moore, Bobby Jarzombek e Myke Flintz, allora il risultato finale non può che essere un quadro magnifico. Più di due decadi dopo i Riot lucidano a nuovo gli strumenti e compongono un lavoro strabiliante, in cui il loro stile è marchiato a fuoco, inconfondibile, in ogni brano. In un epoca in cui l’heavy metal vive principalmente sui successi degli anni ’80 e ’90, la formazione americana lancia un autentico fulmine a ciel sereno, un disco brillante, ispirato e di grande qualità. Canzoni scritte per essere protagoniste e non semplici comparse, testi che parlano di esperienze di vita vissuta, intensità e potenza che si liberano nell’aria come un’Araba fenice.

Le chitarre del geniale Mark Reale e dell’ottimo Mike Flyntz sono affilate come rasoi e disegnano linee melodiche e riff da capogiro, assoli ed intermezzi strumentali memorabili, tutto in perfetto “Riot Style”, sempre a cavallo tra heavy e power metal veloce, con un ascendente spiccato per il prog. D’altronde il tasso tecnico all’interno del gruppo è tale da consentire di suonare qualsiasi cosa con estrema semplicità e naturalezza: Van Stavern al basso e Jarzombek alla batteria sono il roboante motore di una fuoriserie e Tony Moore ha saputo tenere i segni dell’usura lontano dalla propria voce, oggi più tagliente e squillante che mai.

“Immortal Soul” è un album ricco sotto tutti i punti di vista e regala episodi di livello assoluto grazie a brani come l’opener “Riot” e la successiva indomabile “Still Your Man”, due martellanti e travolgenti scariche di energia: il modo migliore per dare il benvenuto. “Crawling” ammalia con riff orientaleggianti e splendidi ritornelli arricchiti da un assolo da brividi e se di soli di chitarra parliamo, allora viene spontaneo correre a quelli di “Wings Are For Angels” e “Insanity”, altre due canzoni di rara intensità e bellezza. Alla conta delle tracce numero uno manca anche la title-track, più compassata delle altre, trainata dalla melodia dei refrain e da una seconda parte stellare, con riff e assoli incantevoli (tanto per cambiare) e il finale in crescendo.

Cinque anni dopo “Army Of One” i Riot tornano con un look completamente diverso e la scelta di riformare la migliore line-up di sempre della band si è rivelata quanto mai felice. “Immortal Soul” è un lavoro sorprendente, perché se è vero che gli interpreti sono gli stessi che hanno scritto “Thundersteel”, lo è anche il fatto che sono passati moltissimi anni e poteva essere difficile ritrovare lo spirito di un tempo. Ma niente di tutto ciò. I Riot sembrano ripiombati alla fine degli Eighties, come se niente fosse accaduto da allora. Mark Reale e soci hanno sicuramente fatto (di nuovo) centro e “Immortal Soul” si candida di prepotenza tra i top album dell’anno. Welcome back Riot.

Tracklist

01. Riot
02. Still Your Man
03. Crawling
04. Wings Are For Angels
05. Sins Of The Father
06. Fall Before Me
07. Majestica
08. Immortal Soul
09. Insanity
10. Whiskey Man
11. Believe
12. Echoes