Thisorder innerisland 2010 00
RECENSIONI

Thisorder – Inner Island

Quando ci si trova costretti a vivere su un’isola, circondati dal mare, è inevitabile dipendere dalla terraferma, da ciò che essa può garantire. Allo stesso modo, per i Thisorder è quasi inevitabile dover importare un sacco di ispirazione dal continente dell’alternative rock e del post-grunge made in USA: nella loro piccola ma suggestiva Ischia, questi ragazzi hanno composto la loro personale “Inner Island”, avendo come fari guida gruppi del calibro dei Pearl Jam più intimi, i Tool più sperimentali e gli Alice In Chains più sferzanti.

Il risultato di questa importazione massiva è questo disco di debutto di pregevole fattura, in cui l’italianità di fondo si manifesta tramite soffuse tastiere nello sfondo musicale (“I’m Sorry”), piuttosto che in un senso di ariosità che si spalanca pienamente su ritornelli in crescendo (“Blood Upon  The Wheel”) o assoli di chitarra (“Fingers”). Se è pur vero che questo disco, forse, manca un poco di incisività, rendendo il quadro sonoro nella sua globalità meno vivace di quello che potrebbe apparire (e con un’interpretazione vocale da parte di Emanuele Rontino rivedibile in alcuni, sporadici punti), altrettanto vera è la presenza di due perle di assoluta bellezza, due composizioni che lasciano intravedere tutto il potenziale della band. Sto parlando di “3 Dawns” e “Tomorrow Will Be Gone”. La prima, con la sua ottima punteggiatura di chitarra e basso ed il suo carattere corrosivo, convincerebbe senza alcuna esitazione Mayard James Keenan, mentre la seconda, di contro, presenta una dolcissima melodia che, dosando con certosina perizia il grado di saccarosio, produce la classica canzone diretta e cantabile, un brano che, stavolta, potrebbe portare Chris Cornell ad annuire (specialmente l’ultimo, quello della sua carriera solista). Menzione d’onore, poi, spetta alla produzione del disco, tutta fatta in casa dal gruppo nella camera da letto del bassista Domenico Muscariello e quindi raffinata da Justin Shturtz a New York, negli Sterling Studio che hanno visto accogliere band come i My Chemical Romance, gli Slipknot ed i Seether, restituendoci un disco che suona convincente in ogni sua sfumatura: dalle soffuse atmosfere acustiche di “The Bitter Hail”, fino al diretto riffing di chitarra serrato sulla rabbiosa “Fist”.

Al termine dell’ascolto di quest’opera, l’impressione che si ha è che i ragazzi potrebbero decisamente fare di meglio in futuro: sebbene il presente sia interessante, a volte si aprono delle finestre in queste canzoni che fanno capire quanto il potenziale del quartetto non sia ancora stato sfruttato appieno. Ciononostante, questo  disco rimane un ascolto praticamente obbligato se vi sentite stuzzicati dalle band da cui i Nostri hanno preso diretta ispirazione, mentre per tutti gli altri rimane un gradevole discoalternative rock, con un po’ di sorprese ed intense emozioni pronte ad assalirvi lungo l’ora di durata dell’opera.

L’Inner Island dei Thisorder è quindi affascinante e merita sicuramente una visita; a questi ragazzi l’arduo compito di abbellire il loro territorio in futuro, per convincerci a restare ancora un poco, quel tanto che basta a riportare, sulla nostra terraferma, il ricordo di un meraviglioso paesaggio destinato a rimanere a lungo nei nostri cuori.

Tracklist

01. I’m Sorry
02. Fingers
03. Unus
04. Rashua
05. Blood Upon The Wheel
06. The Bitter Hail
07. 3 Dawns
08. Tomorrow Will Be Gone
09. Fist
10. Late Empire