A ormai sei anni dall’ultimo album, tornano sulla scena gli Obituary con il nuovo “Dying Of Everything”, in uscita il 13 gennaio su Relapse Records e undicesimo lavoro di una carriera straordinaria, capace di regalare agli affezioni dell’estremo gli indimenticabili “Slowly We Rot” e “Cause Of Death”. Pionieri, con Death, Deicide e Morbid Angel, di quello che oggi viene chiamato Floridian Death Metal, la band di Tampa sembra oggi vivere una seconda giovinezza, uno stato di grazia che il batterista Donald Tardy rende tangibile con il suo racconto, ricco di tanti episodi e particolari. Un’intervista che ci restituisce il ritratto di un gruppo da amare e di cui conservare, in futuro, preziosa memoria.

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Ciao Donald e benvenuto su SpazioRock. Come stai?

Sto molto bene, amico. Siamo stati impegnati in tour negli Stati Uniti con Carcass, Amon Amarth e Cattle Decapitation.

Bene, puoi dirci come sono andate le cose?

Sì. È stato un tour da sogno per gli Obituary. Gli Amon Amarth sono nostri amici da un po’ di tempo. Ci hanno invitato probabilmente un decennio fa, forse anche di più, a girare l’Europa con loro. E ci siamo divertiti tantissimo con quei ragazzi. Siamo stati molto orgogliosi che ci abbiano invitato in un tour americano. E poi i Carcass, cosa posso dire? Una delle mie band preferite al mondo e anche dei buoni amici. Quindi sono stati sicuramente degli show da ricordare per gli Obituary.

Per gli Obituary tutto sta andando per il verso giusto, dunque. Un altro grande evento per la band è stata la pubblicazione, all’inizio del 2022, di “Turned Inside Out: The Official Story Of Obituary“, la vostra prima biografia autorizzata. Come è nata quest’idea?

Sì, l’idea è venuta ad Albert Mudrian di Decibel Magazine qui in America. Immagino abbia fatto un paio di altri libri con alcune band con lo scrittore che ci ha proposto. L’autore, David E. Gehlke, era già un grande fan degli Obituary. Conosceva la storia degli Obituary almeno per il 90%. Quindi è stato davvero semplice realizzare il libro perché David sapeva molto di noi ed è un ottimo giornalista. Lo ha reso molto semplice. Ha avuto conversazioni telefoniche di quarantacinque minuti, più, più e più volte con ogni membro della band. Ha preso appunti ed è andato a rintracciare tutte le persone del nostro passato, i membri della nostra famiglia, sai, le persone importanti, gli Scott Burns sparsi per il mondo, gli ingegneri che hanno lavorato con noi, Jim e Tom Morris dei Morris Sound Studios. E così è arrivato a persone chiave nelle nostre vite per rendere il libro e la biografia una storia vera. Perché tutto nel libro, se conosci la citazione, viene da una fonte diretta e autorevole. È accurato al 100%, il che è fantastico.

Ora passiamo a “Dying Of Everything”, il vostro undicesimo album in uscita il 13 gennaio su Relapse Records. Perché abbiamo dovuto aspettare sei anni dall’ultimo album degli Obituary? Cosa è successo nel frattempo?

Come sappiamo, la pandemia ha davvero messo un freno a tutto. L’ultima volta che siamo stati in Europa era durante lo Slayer Farewell Tour nel 2018. Il nostro piano era di finire gli show, tornare a casa, iniziare a scrivere musica, preparare un album e tornare di nuovo nel Vecchio Continente per un tour da headliner mentre i fan stavano ancora parlando della performance degli Obituary nello Slayer Farewell Tour. Abbiamo intrapreso un tour americano con i Black Label Society che stavamo cercando di finire, poi, all’improvviso, il COVID-19 ha colpito il mondo e le date negli Stati Uniti sono state cancellate. Non avevamo idea di cosa diavolo stesse accadendo. Siamo tornati a casa pensando: “Va bene, forse restiamo a casa per un mese o due“. E invece siamo rimasti in clausura. Come tutti sanno, il mondo è stato chiuso per diciotto mesi. Gli Obituary sono rimasti a casa senza lavoro e senza concerti. Questa, quindi, è stata una parte enorme del motivo per cui ci è voluto così tanto tempo. Perché questo album è finito ormai da due anni. Le canzoni sono finite da due anni e mezzo e siamo rimasti seduti ad aspettarvi, ragazzi. Non volevamo pubblicare questo disco fino alla riapertura dell’Europa e fino a quando i nostri fan di laggiù non potessero godersi uno show degli Obituary. Ed è stata una decisione difficile, ma intelligente, non rilasciare l’album fino a quando il mondo non fosse tornato alla normalità, anche perché non siamo più giovani. Siamo all’undicesimo platter e penso che abbiamo fatto un buon lavoro con esso. E siamo molto entusiasti delle canzoni e dell’album nel suo complesso. Quindi è stata una scelta giusta non far uscire nulla sino al momento in cui saremmo tornati a suonare dal vivo in Europa. Eccoci arrivati, finalmente.

Il titolo dell’album è davvero macabro, apocalittico, pessimista. Qual è il significato che si nasconde dietro il titolo? Cosa vi ha ispirato?

Sì, sembrava proprio un titolo giusto per tutto quello che stava succedendo in quel momento. C’erano così tante informazioni che arrivavano a tutti gli esseri umani, tra mascherine, vaccinazioni, dosi di richiamo, distanziamento sociale e virus microscopici che inspiravi e morivi e non potevi nemmeno lasciare la tua casa senza respirarlo. E sembrava proprio che stessimo morendo di tutto. È soltanto un titolo che si adattava. Chiunque conosca gli Obituary, l’ultima cosa di cui ci preoccupiamo sono due cose: titoli di canzoni e titoli di album. Scriviamo interi dischi con titoli provvisori: canzone uno, canzone due, la canzone che suona à la Slayer, l’altra canzone che suona à la Slayer. Questi sono di solito i nostri titoli fino alla fine. E poi mio fratello dice: “Va bene, dobbiamo trovare dei titoli per le canzoni“. Ed è proprio quello che abbiamo fatto con questo album e “Dying Of Everything” era solo uno dei titoli e uno dei testi che pensavamo si adattasse perfettamente a quello che stava succedendo nel mondo in quel momento.

La copertina è opera di Mariusz Lewandowski, recentemente scomparso. Quale aspetto artistico del pittore polacco vi ha colpito maggiormente?

Sì. È fantastica, bellissima, malvagia, misteriosa. È assolutamente spettacolare. E, sai, normalmente ci affidiamo ad Andreas Marschall, il nostro artista tedesco che ha realizzato la maggior parte delle copertine degli album degli Obituary. Tutti lo sanno. E Andreas è un artista brillante e all’epoca non era disponibile per noi, quindi abbiamo dovuto cercare altrove. E Mariusz, la sua arte, la sua pittura a olio … non abbiamo mai utilizzato  la pittura a olio prima che guardassi alcune delle sue opere online e mi innamorassi del suo stile. Mi piaceva molto l’idea che sarebbe stato qualcosa di totalmente diverso da come sono tipicamente gli album degli Obituary. E così ci siamo avvicinati a lui e siamo rimasti piacevolmente sorpresi che fosse disponibile, il che era importante, ma ci conosceva anche, era un fan degli Obituary ed era entusiasta che stessimo pensando di affidarci a lui. Quindi ha accettato l’offerta, la sfida. E così ho avuto conversazioni con lui tramite e-mail e voleva sapere cosa stavamo pensando, quali erano alcuni dei titoli delle canzoni. In realtà ha chiesto una copia dell’album perché ha detto: “Voglio che la musica mi aiuti a trovare quella che penso sarà una copertina perfetta per gli Obituary“. E così, dopo avergli dato alcune delle nostre idee, ci siamo anche assicurati di fargli sapere: “Guarda, sei un artista e sei fantastico in quello che fai. Sei uno dei migliori artisti che abbia mai visto”. Quindi gli abbiamo chiesto: “Per favore, usa la tua immaginazione e crediamo che ti verrà in mente qualcosa di eccezionale“. E poi, nello stesso momento in cui stava ascoltando l’album, è stato allora che abbiamo deciso di intitolarlo “Dying Of Everything”. Così gli ho inviato un’e-mail e gli ho detto: “Abbiamo deciso che l’album si chiamerà “Dying Of Everything”. E lui mi ha risposto: “Oh mio Dio, questo mi dà un’idea così diretta di ciò che penso di volere ora!”. E quando lo ha detto, gli rispondo tipo: “Fai quello che devi fare. Io credo in te”. E guarda cosa ha fatto. È tornato con un capolavoro. Voglio dire, è tornato con una copertina perfetta per l’album perché è totalmente diversa dal solito: i colori, l’idea, il concept, totalmente diverso da ciò che gli Obituary hanno mai fatto e probabilmente avrebbero fatto senza di lui. E, purtroppo, come tutti sappiamo ora, è morto inaspettatamente. Non siamo mai riusciti a incontrarlo nella vita reale. Ma la cosa importante è che sapeva quanto eravamo contenti dell’artwork, e sapeva che eravamo orgogliosi di considerarla una copertina perfetta per l’album degli Obituary. In realtà l’artwork faceva parte della selezione di una parte del dipinto, perché, sai, il dipinto è un’opera d’arte lunga, grande, e devi scegliere quel quadrato per il vinile e per la copertina dell’album. E Mariusz ha aiutato l’artista della mia etichetta discografica a selezionare quale parte del suo dipinto sarebbe stata la copertina dell’album. Quindi la cosa buona è che sapeva esattamente cosa avremmo usato per la copertina dell’album. E sapeva anche che eravamo assolutamente stupefatti dalla bellezza della sua arte.

Rispetto agli album precedenti, “Dying Of Everything” suona davvero enorme, davvero imponente. Non trovi che questo tipo di produzione ricordi un album come “The End Complete”? O è del tutto diverso?

Non lo so. È difficile per me provare a fare confronti, perché ovviamente ogni album è a sé stante. Ha la sua vita, ha il suo battito cardiaco. Ha una suo lignaggio. E non guardiamo mai indietro a cosa abbiamo fatto su un disco che lo rendesse buono o cattivo dal punto di vista del sound. E non guardiamo mai indietro a quali canzoni abbiamo scritto lì e cosa dobbiamo fare per le nuove. Entriamo sempre in studio con una mente aperta e un atteggiamento positivo e ci assicuriamo semplicemente che i nostri strumenti suonino come vogliamo noi. Ciò significa che sappiamo che la chitarra di Trevor (Peres, ndr), una  Fender Stratocaster, ha il suo suono classico, il suo Marshall JCM 800, il suo rat pedal. E ottiene il suono più lancinante e assassino che possa emettere il suo amplificatore. E mettiamo un microfono su quella cosa, e questo è tutto ciò che facciamo. Poi il mio rullante, amo il suono del mio rullante. Penso di accordarlo e farlo suonare e suonarlo nel modo in cui spero possa uscire su un album. Con questo disco, quindi, il nostro obiettivo principale era semplicemente registrare bene l’album, suonando bene gli strumenti. E poi è stato facile consegnare quei file al nostro produttore, Joe Cincotta. Lui può fare magie. Se suoni bene il tuo strumento e ti esibisci bene, allora stai rendendo le cose molto più facili per l’ingegnere e il produttore. E Joe è il nostro tecnico del suono dal vivo. È stato il nostro fonico dal vivo per quindici anni e ha fatto le ultime tre uscite con noi. Facciamo semplicemente registrare le canzoni in Florida, poi consegniamo i file a Joe e Joe è a New York City. Il suo studio si chiama Full Force Studio. E abbiamo una grande chimica in questo momento. Dopo tre album insieme, è un maestro in quello che fa. Ci fidiamo di lui, ecco perché lo assumiamo. E ha fatto un ottimo lavoro in questa produzione. Penso, come hai detto tu, che essa è grande, enorme. E si adatta così bene alle canzoni.

C’è molta violenza nelle canzoni, ma anche molto groove. Sembra quasi di ascoltare un album dal vivo. Cosa ne pensi di questa impressione?

Sì, è vero. E questo dimostra solo che quello che abbiamo cercato di fare in questo album. Quello che ho detto a Joe era quello che ti ho appena spiegato, è che amo il suono della mia batteria. Mi fido della mia performance. Amo il mio rullante. Adoro il suono dei miei tom. Quindi non abbiamo dovuto fare quello che fanno la maggior parte delle band. Loro vanno da un produttore e iniziano immediatamente a suonare, sostituendo tutto con suoni estratti da un catalogo di suoni, il che significa sbarazzarsi del suono reale del rullante e introdurre il miglior suono falso, un sostituto del rullante. E ho detto a Joe che il mio unico consiglio, suggerimento e richiesta era di mantenere per la batteria un sound live. Ho suonato come potevo. Penso di aver suonato in modo molto pulito. E così è stato in grado di usarlo e poi di portare la sua magia con i suoi riverberi e la sua compressione e far suonare la batteria semplicemente favolosa.

Di solito tu e Trevor Peres vi occupate della musica, mentre John Tardy dei testi. Ma, per la prima volta, Kenny Andrews ha scritto due canzoni nell’album. Puoi dirci qualcosa sul lavoro in studio?

Si, certo. Ken è il ragazzo nuovo, ma è già nella band da dieci anni. È fantastico. Ma già sul disco omonimo, Ken aveva scritto due canzoni con me, ma solo una di queste è stata inserita nell’album perché ne abbiamo data una a Decibel Magazine per un flexi disc. Ma giusto perché tutti capiscano, Ken ha scritto due canzoni anche nell’ultimo album ed è stato davvero divertente perché lui è anche uno studioso di metal. Quindi conosce l’importanza della canzone degli Obituary, perché i fan la adoreranno e tu vuoi che la amino, e non vuoi che non gli piaccia. Quindi l’ha presa davvero sul serio. Era molto nervoso all’idea di scrivere una canzone per gli Obituary. E quando pensavamo di aver finito con i brani, i miei e quelli di Ken, li abbiamo portate a mio fratello e abbiamo detto: “Questo è quello a cui stiamo pensando”. E John disse: “Va bene. Non è ancora eccezionale. Ragazzi, dovete fare qualcosa qui. Devi fare qualcosa qui”. John ci ha dato i suoi suggerimenti e penso che la sua descrizione su una delle canzoni quando gliel’abbiamo data sia stata, rivolgendosi a Ken: “È un po’ troppo allegra, è soltanto un po’ troppo allegra“. Quindi siamo dovuti tornare indietro e renderla più brutta e non così allegra. E più Obituary, più simile a un uomo delle caverne. E invece di un Ken che si sentiva frustrato o diceva: “Non lo so, amico, questa è la mia canzone e voglio che rimanga così”, c’era un Ken che era l’esatto contrario. Ha assorbito, si è immerso in quello che gli diceva mio fratello. Io e lui siamo tornati al tavolo da lavoro. Ci abbiamo lavorato e l’abbiamo fatto. Le abbiamo rese più potenti, più grintose, più basilari, che ci crediate o no, e più simili agli Obituary, e penso che siano uscite fantastiche. Sono molto orgoglioso delle due canzoni che Ken e io abbiamo scritto in questo album. E poi, naturalmente, le mie canzoni e quelle di Trevor sono punitive, assassine, con così tanto groove, in classico stile Obituary. La combinazione delle canzoni mie e di Trevor e delle canzoni di Ken aggiunge un po’ di pepe in più all’album. E credo che si completino meravigliosamente a vicenda.

Due canzoni mi hanno davvero colpito. La prima è l’opener “Barely Alive”. Ha una sensazione cupa, quasi black metal. Cosa ne pensi? L’album in generale sembra più oscuro del solito.

Questa è solo l’opinione di un uomo, giusto? Questa è la tua opinione di sicuro. E questo è tutto. Ed è bello perché ho fatto molte interviste in queste ultime sei settimane per l’album. E ho molte opinioni che sono vicine a ciò che senti, che è un album oscuro, che ha un significato ed è potente. Ma ci sono anche persone che dicono: “Questo album mi mette proprio di buon umore. E le canzoni sono entusiasmanti, sembra che vi stiate divertendo. Mi sembra quasi di vedervi sorridere mentre suonate alcune di queste canzoni”. Queste sono alcune delle reazioni che stiamo ricevendo, ma, tornando a “Barely Alive”, è una canzone di cui sono estremamente orgoglioso. Non sono un tipo tecnico, ma è di gran lunga il doppio pedale più veloce che ho tirato fuori in un album. Ed è senza sosta. È punitivo, ti dà un pugno in faccia non appena inizia. È stato istantaneo quando l’abbiamo scritta, ricordo in fondo alla mia mente di aver detto: “Questa sarà la prima canzone dell’album, a meno che un’altra canzone non la migliori o a meno che non ne scriviamo una migliore“. E poi, quando abbiamo finito con l’album, ho detto a mio fratello: “Puoi litigare con me tutto il giorno o tutta la settimana o tutto il mese, ma te lo dico adesso, se dipende da me, questa è la canzone numero uno“. E la cosa buona è che tutti nella band erano d’accordo. Voglio dire, è troppo punitiva per non essere la prima canzone del disco dopo cinque anni di attesa dall’ultimo album.

L’altra traccia è “Be Warned”, forse il brano più originale dell’album. Il suono della chitarra mi ricorda il lavoro alla sei corde di Tony Iommi. Come è nata questa canzone?

Questa canzone ci è venuta molto naturale. Quel giorno non avevamo deciso di scrivere una canzone cupa, super lenta e fangosa. Ma come facciamo sempre, quando io e Trevor siamo in studio, amico, non ci sforziamo troppo. Permettiamo che ci venga un’idea. Non spingiamo oltre i limiti, non ci affrettiamo. E questo è solo uno di quei riff in cui penso che Trevor stesse finendo di accordare la sua chitarra e ha iniziato a suonarne uno lento e io dico tipo: “Whoa. Cos’era quello? Non credo fosse davvero niente”. E ancora: “Aspetta un attimo. Penso che sia stato come … fallo di nuovo. Sai, non dimenticarlo”. E si è trasformata in una canzone dallo stile davvero lento ed epico, è una canzone stimolante perché è difficile da suonare e da mantenerla pesante quanto fottutamente slow senza che diventi noiosa. E in qualche modo l’abbiamo tirata fuori pesante, è una canzone lunga, ma non c’è mai un momento in cui desideri fermarla. Mantiene la tua attenzione per tutto il tempo e ne sono molto orgoglioso. E, ovviamente, quella era la canzone che sapevo avrebbe chiuso l’album e ho detto: “Questa canzone svanirà. Farò una lunga dissolvenza in chiusura e sarà l’ultima canzone del mio disco”. Ed ero determinato. Voglio dire, fortunatamente la band di solito mi permette di fare le scalette, gli elenchi delle canzoni e tutto ciò che amo in tal senso. E sono molto appassionato e molto specifico su alcuni aspetti di questo. E così, ancora una volta, appena hanno visto che questo era ciò in cui credevo e che ne ero abbastanza sicuro, amico, abbiamo quella canzone che svanisce. E, secondo me, è un bel finale per un album spettacolare dopo dieci prima di questo.

Alcuni mesi fa, “Slowly We Rot” e “Cause Of Death” sono stati pubblicati in versione live streaming. Come ti sei sentito a suonare due album composti nel 1989 e nel 1990? All’epoca eravate ragazzi e ora siete uomini…

Ero terrorizzato. C’era una pandemia e ci siamo seduti a casa come una band e ci siamo detti: “Che cosa diavolo facciamo?” Ed è stato allora che ci è stata presentata l’idea del live streaming, e ci siamo detti: “Un live cosa? Cosa intendi?“. Quindi abbiamo imparato cos’è un live streaming, siamo andati e c’era un amico che possiede una tra le più grandi aziende di PA Systems per concerti dal vivo che si trova nella Florida centrale. Hanno un capannone enorme e lì c’era una band che stava facendo un live streaming. E il mio amico, che è il capo lì, ha detto: “Devi venire qui e vedere cosa sta succedendo. Stiamo organizzando un live streaming per una band. E penso, ragazzi, che gli Obituary sarebbero perfetti per questo”. Quindi io e mio fratello siamo andati laggiù e ci siamo detti: “È fantastico. Facciamolo. Andiamo avanti”. E, sai, abbiamo detto: “Facciamo tre fine settimana di fila. Il primo fine settimana suoniamo “Slowly We Rot” nella sua interezza, il secondo fine settimana “Cause Of Death”, e poi il terzo fine settimana facciamo solo una festa e suoniamo tutti i nostri brani preferiti“. E una volta che l’abbiamo annunciato, la realtà è stata come: “Oh mio Dio, ora dobbiamo imparare l’intero album“. E alcune di quelle canzoni non le abbiamo mai suonate dal vivo o sono passati trent’anni. Quindi dovevamo davvero tornare indietro e fare i compiti. E non è stato facile imparare tutti quei riff e gli arrangiamenti di “Slowly We Rot”. Eravamo solo adolescenti. Quindi una canzone va in questa direzione e all’improvviso gira in un’altra direzione, poi torna in quella direzione. Tutte le strutture delle canzoni non hanno molto senso. Ma penso che ci abbia aiutato a mantenerci in forma, a mantenere le nostre menti acute. Ci ha fatto re-imparare quei due album, quei due fantastici album. E probabilmente ci ha aiutato anche nel processo creativo delle nuove canzoni, perché ci ha riportato indietro alcune delle vecchie sensazioni di quando avevamo vent’anni. Quindi è stata sicuramente un’esperienza divertente.

Deicide, Obituary, Morbid Angel, Death. Secondo te, perché la Florida è stata la culla del death metal americano? Cosa la rende così speciale?

Niente. Mi è stata fatta questa domanda un milione di volte nella mia carriera e vorrei che ci fosse una risposta. In questo momento, probabilmente, i tuoi ascoltatori o i tuoi lettori staranno aspettando una risposta magica. Ma sai, senza sembrare uno stronzo, penso che sia stata solo una pura coincidenza il fatto che grandi musicisti fossero proprio lì a Tampa, in Florida, nello stesso momento. Penso che forse sia stata la competizione, ma non è mai stata cattiva, è sempre stata una competizione amichevole. Ma ricordo, e posso parlare solo per me stesso, che da giovane batterista, ascoltando Sabotage, Nasty Savage e poi Death e Morbid Angel, sapevo che dovevo prendere le cose sul serio e dovevo prendere la mia batteria sul serio e avevo bisogno di esercitarmi un po’ di più. E poi sapevo anche che gli Obituary avevano qualcosa di speciale ed è per questo che abbiamo trovato il nostro ritmo, abbiamo trovato il nostro stile, il nostro suono, e ci abbiamo lavorato. Abbiamo affinato le nostre capacità su questo, tutti nella stessa città. E tutti noi in qualche modo abbiamo avuto un grande impatto sulla scena death metal mondiale. Non lo so, la gente spera che diciamo: “Era l’acqua della palude. Era il sudore di alligatore che stavamo leccando”. Ma non era davvero niente. Non era niente di tutto questo. Credo sia stata una pura coincidenza. E sono orgoglioso di averne fatto parte. Questo è certo.

Donald, un’ultima domanda. So che presto suonerete in Italia, giusto? Non vediamo l’ora di vedervi sul palc…

Ci saremo presto (all’Alcatraz di Milano il 23 febbraio del 2023, ndr). Siamo avviati in quella direzione con Trivium, Heaven Shall Burn e Malevolence. E sappiamo che ogni volta che arriviamo in Italia, ci sono alcuni dei fan più rumorosi e appassionati. E siamo estremamente entusiasti di arrivarci per questo tour. Ma ancora più importante, l’Europa del 2023 e del 2024 è un punto focale per il programma dei tour degli Obituary e anche l’Italia ne sarà una parte importante.

Grazie mille per il tuo tempo, Donald. Vorresti lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani e ai nostri lettori?

Sì, di sicuro. Sai, abbiamo aspettato molto tempo per far uscire questo nuovo album e metterlo nelle mani dei fan e gli italiani sono grandi fan degli Obituary. Ci amano fino in fondo e lo apprezziamo e non lo dimentichiamo mai. E siamo avviati in quella direzione e non vediamo l’ora di vedere ognuno di loro negli spettacoli dal vivo in arrivo. E siamo entusiasti e so che lo sono anche loro. Sei il benvenuto. Ciao (in italiano, ndr).

— ENGLISH VERSION —

Hi Donald and welcome to SpazioRock. How are you?

I’m doing very well, man. We have been on American tour with Carcass, Amon Amarth and Cattle Decapitation.

Well, can you tell us how did things go during the tour?

This was a dream tour for Obituary. Amon Amarth has been friends of ours for quite some time. They invited us probably a decade ago, maybe even longer, to tour Europe with them. And we had an absolute blast with those guys. They’re good friends of ours, and we are very proud that they invited us on an American tour. And then Carcass, what can I say? One of my favorite bands in the world and good friends as well. So this was a dream tour for Obituary, for sure.

So for the Obituary everything is going right. Another big event for the band was the release, in early 2022, of “Turned Inside Out: The Official Story Of Obituary“, your first authorized biography. How did the idea come about?

Yeah, you know, the idea came from Albert Mudrian from Decibel Magazine here in America. I guess he did a couple other books with some bands with the writer that he suggested us. And it ended up that the writer, David E. Gehlke, being a big Obituary fan. He knew the history of Obituary, like 90% of it already. So it made it, it made it really simple to get the book done because David knew a lot about us, and he’s a very good journalist. He made it very simple. He had 45 minute conversations on the phone, multiple, multiple, multiple times with each band member. And then he did his homework, and he went and tracked down all of the people in our past, our family members, you know, the important people, the Scott Burns of the world, the engineers that worked with us, Jim and Tom Morris from Morris Sound Studios. And so he got to important key people in our lives to make the book and the biography a real true story. Because everything in the book, if you know the quote, comes from the horse’s mouth. It is 100% accurate which is cool.

Now let’s go to “Dying Of Everything”, your eleventh album to be released on January 13 on Relapse Records. Why did we have to wait six years since the last Obituary album? What happened in the meantime?

As we know, the pandemic really put a damper on everything. The last time we were in Europe was on the Slayer Farewell Tour in 2018, and our plan was to finish the Slayer Farewell Tour, get home, start writing music, get an album ready to go and get back to Europe for a headlining tour while the fans were still talking about Obituary’s performance on the Slayer Tour. And we had an American tour that we were trying to finish up with Black Label Society. And then all of a sudden, COVID-19 hit the world, and the tour got canceled in America. We had no idea what the hell we were thinking. We went home thinking: “Okay, maybe we’re home for one month or two months”, and then the next thing we know it’s this pandemic. And we stayed home. As everybody knows, the world got shut down for 18 months. Obituary stayed home with no work and no shows to play. So, that was a huge part of why it took so long. Because this album has been finished now for two years. The songs have been finished for two and a half and we’ve just been sitting waiting for you, guys. I didn’t wanna release this album until Europe was open, and our fans in Europe can come and enjoy a show with Obituary. And it was a tough decision, but it was a smart decision to hold the album until the world opens back up because we’re not young guys anymore. We are on album number 11, and I think we did a pretty good job with this album. And we are very excited with the songs and the album itself. So it was a smart decision to keep it until we can get to Europe and get over there and properly tour. So here we come, finally.

The title of the album is a really macabre, apocalyptic, pessimistic. What is the meaning behind the title? What inspired you?

Yeah, it just seemed like a title that fit everything that was going on right now. There’s so much information coming to all the humans with masks and vaccinations and boosters and social distancing and microscopic viruses that you breathe in and you die and you can’t even leave your home without breathing it in. And it just seemed like we were dying of everything. And it’s just a title that happened to fit. Anybody that knows Obituary, the last thing that we worry about are two things: titles of songs and titles of albums. We write entire albums with working titles: song one, song two, the Slayer sounding song, the other Slayer sounding song. Those are usually our titles until the very, very end. And then my brother says: “Okay, we have to come up with some song titles”. And that’s just like we did with this album and “Dying Of Everything” was just one of the titles and one of the lyrics that we just thought it fit perfect with what was going on in this world.

The cover is by Mariusz Lewandowski, who died recently. What artistic aspect of the Polish painter impressed you the most?

It’s fantastic. It’s beautiful. It’s evil. It’s mysterious. It’s absolutely spectacular. And, you know, we normally use Andreas Marschall, our German artist who’s done the majority of album covers for Obituary. Everybody knows this. And Andreas is a brilliant artist and he was not available at the time for us, so we had to look somewhere else. And Mariusz, his art, his oil painting … we’ve never used oil painting before I looked at some of his artwork just online, and I fell in love with his style. I really liked the idea that it was gonna be something totally different than what Obituary albums typically look like. And so we approached him and we were pleasantly surprised that he was available, which was important, but he was also familiar with us and he was a fan of Obituary, and he was excited that we are thinking of using him. So, he accepted the offer, the challenge. And so I had conversations with him through email and he wanted to know what are we thinking, what are some of the song titles. He actually asked for a copy of the album because he said: “I want the music to help me find what I think is gonna be a perfect album cover for Obituary”. And so after we gave him some of our ideas, we also made sure to let him know: “Look, you’re an artist and you are amazing at what you do. You are one of the best artists I’ve ever seen”. So we just asked him “Please, use your imagination and we believe that you’re gonna come up with something great”. And then, at the same time when he was listening to the album, that’s when we decided to call this album “Dying Of Everything”. So I emailed him and said: “We decided that the album’s gonna be called “Dying Of Everything”. And he replied to me and he said: “Oh my God, that gives me so, such a direct idea of what I think I want now!”. And when he said that, I’m like: “Do what you gotta do. I believe in you”. And look at what he did. He came back with a masterpiece. I mean, he came back with a perfect album cover because it’s totally different: the colors, the idea, the concept’s, totally different than what Obituary has ever done and probably would have done without him. And, sadly, as we all know now, he died unexpectedly. We were never able to meet him in real life. But the important thing is that he knew how happy we were with the artwork, and he knew we were proud to call this an Obituary perfect album cover. And it really was a selected part of the painting, because you know, the painting is a long, a big piece of artwork, and you have to pick that square for the vinyl and for the album cover. And he helped my record label artist select what part of his painting was gonna be the album cover. So the good thing is he knew exactly what we were gonna use for the artwork on the album cover. And he also knew that we were absolutely blown away by the beauty of his art.

Compared to past albums, “Dying Of Everything”, sounds really enormous, really massive. Don’t you find this kind of production reminds the album like “The End Complete”? Or it is different?

I don’t know. It’s hard for me to try to compare because of course every album is its own. It’s got its own life, it’s got its own heartbeat. It’s got its own bloodline. And we don’t ever look back at what did we do on one record that made it good sounding or bad sounding. And we never look back at what songs did we write there and what do we need to do for this one. We always enter the studio with an open mind and a positive attitude, and we just simply make sure our instruments sound the way we want them. Meaning Trevor’s guitar, we know he has his classic sound, his Marshall JCM 800, his Fender Stratocaster, and his rat pedal. And he gets it as ripping and killer sounding as he can make his amp. And we put a microphone on that thing, and that’s all we do. My snare drum, I love the sound of my snare drum. I think I tune it and make it sound and play it the way I hope it can come out on an album. So with this album, our main goal was to just simply record the album well, play ours instrument well. And then it’s easy to hand those files off to our producer, Joe Cincotta. And he can make magic. If you play your instrument well and you perform well, then you’re making things much easier for the engineer and the producer. And Joe is our live sound guy. He’s been our live sound guy for 15 years and he’s done the last three releases with us. We simply get the songs recorded in Florida, then we hand the files off to Joe and Joe is in New York City. His studio is called Full Force Studio. And we have a great chemistry right now. After three albums together, he’s a master at what he does. We trust him that’s why we hire him. And he did a brilliant job on this production. I think, like you said, it’s big, it’s massive. And it fits the songs so well.

There is a lot of violence in the songs, but also a lot of groove staying in the album. It’s almost like listening to a live album. What do you think of this impression?

Yeah. And that just goes to show that what we tried to do on this album. What I told Joe was what I just explained to you, is I love the sound of my drums. I trust my performance. I love my snare drum. I love the sound of my toms. So we did not have to do what most bands do. They go to a producer and they immediately start sound, replacing everything with sounds from a catalog of sounds, meaning get rid of the snare drum sound and bring in the best sounding fake sound, replaced snare drum. And I said to Joe my one advice and suggestion and demand was keep the drum kit live sounding. I played as well as I could. I think I played very clean. And so he was able to use that and then bring his magic in with his reverbs and his compression and just making the drums just sound fucking fabulous.

Usually you and Trevor Peres write the music, while John Tardy write the lyrics. But for the first time, Kenny Andrews has written two songs in the album. Can you tell us something about the work in the studio?

Ken is the new guy, but he’s already been in the band for 10 years. It’s amazing. But on the self-titled album, Ken wrote two songs with me as well on that,  only one of them made it on the album because we gave one of them to the flexi disc for Decibel Magazine. But just so everybody understands, Ken did write two songs on the last album as well and it was really fun because he’s also a student of metal. So he knows the importance of Obituary song, because fans are gonna love it and you want them to love it, and you don’t want them to dislike it. So he took it really serious. He was very nervous about writing an Obituary song. And when we thought we were finished with the songs, mine and Ken’s songs, we brought them to my brother and we said: “This is what we’re thinking”. And John said, “It’s good. It’s just not great yet. You guys gotta do something here. You gotta do something here”. John gave us his suggestions and I think his description on one of the songs when we gave it to him was, referring to Ken: “It’s a little too happy, it’s just a little too happy”. So we had to go back and make it uglier and not so happy. And more Obituary, more caveman like. And instead of Ken getting frustrated or saying, “I don’t know, man, that’s my song and I want it to stay like that”, he was the complete opposite. He absorbed, he soaked in what my brother told him. Me and him went back to the drawing board. We worked on them and we did. We made them more powerful, more gritty, more basic, believe it or not, and more Obituary like, and I think they came out awesome. I’m very proud of the two songs that Ken and I wrote on this album. And then of course, mine and Trevor songs are just punishing, killer and with so much groove, classic Obituary style. It just that the combination of mine and Trevor songs and the Ken songs it adds a little extra spice to an album. And I think they compliment each other wonderfully.

Two tracks really impressed me. The first is the opener “Barely Alive”. It has a  gloomy feeling, almost black metal feeling. So, what do you think about this? The album in general seems darker than usual.

That’s one man’s opinion, right? That’s your opinion for sure. And that’s it. And that’s cool because I’ve done many interviews now these last six weeks for the album. And I get a lot of opinions that are close to what you feel, which is an album that’s dark and there’s meaning to it and is powerful. But you also get the people that say: “This album just puts me in such a good mood. And the songs are exciting, it’s feels like you guys are having a good time. I can almost see you guys smiling, playing some of these songs”. Is are some of the reactions we’re getting, but back to “Barely Alive”, it is a song I’m extremely proud of. I’m not a technical guy, but it is by far the fastest double bass that I’ve pulled off on an album. And it’s just nonstop. It’s punishing, it punches you right in the face the minute it starts. It was instant when we wrote it, I remember in the back of my mind saying, “This is gonna be the first song on the album, unless another song gets better it or unless we write even a better one”. And then when we were finished with the album, I told my brother: “You can fight me all day or all week or all month, but I’m telling you right now, if it’s up to me, this is song number one”. And the good thing is the band everyone agreed. I mean, it’s too punishing not to be the first song on the record after five years awaiting from the last album.

The other moment is “Be Warned”, perhaps the most original song on the album. The guitar playing reminds me of Tony Iommi’s six string work. How was this track born?

This song came very natural to us. We did not set out that day to write a doomy, super slow sludgy song. But as we always do, when Trevor and I are in the studio, man, we don’t try too hard. We allow an idea to come to us. We don’t push the envelope, we don’t rush ourselves. And this is just one of those riffs where I think Trevor was even just finishing up tuning his guitar and he kind of started playing a slow riff and I’m like: “Whoa. What was that? I don’t think it was really anything”. And I’m like, “Wait a minute. I think it was like, do that again. You know, don’t forget that”. And it turned into a really slow and epic style song, it’s a challenging song because it’s challenging to play, to keep it heavy as fucking slow without it becoming boring. And we somehow pulled it off heavy, it’s a long song, but there’s never a time where you’re ready to stop it. It just keeps your attention the whole time and I’m just very proud of it. And of course that again it’s the song that I knew right when we were finished and I said “This song, it’s gonna fade. I’m gonna do a long fade out and it’s gonna be the last song on my record”. And I was determined. I mean, it’s luckily the band usually allows me to make the set lists, make the song listings on albums and all that they know I love doing that. And I’m very passionate and very specific on certain aspects of that. And so, again, they just saw that this is what I believed and sure enough, man, we just have that song just fades out. And it’s a beautiful ending to a spectacular album in my opinion, after 10 albums before this.

A few months ago, “Slowly We Rot” and “Cause Of Death” were released as live streaming version. How did you feel playing two albums composed in 1989 and 1990? At the time you were kids and now you are men …

I was terrified. It was a pandemic and we sat home as a band and we’re like: “What the hell are we gonna do?” And that’s when we were introduced to the idea that there’s a live stream that, and we were like: “A live what? What do you mean?”. So we learned what a live stream was and we went and there was a friend that owns a company of some of the biggest PA Systems for live concerts that come through Central Florida. So they have a humongous warehouse and there were a band was doing a live stream. And my buddy who’s the boss there, he said: “You need to come down here and see what’s going on. We’re putting on a live stream for a band. And I think, guys, Obituary would be perfect for this”. So my brother and I went down there and we were like: “This is awesome. Let’s do it. Let’s go full on”. And, you know, we said: “Let’s do three weekends in a row. The first weekend let’s play Slowly We Rot” in its entirety, second weekend “Cause Of Death”, and then the third weekend let’s just have a party and play all our favorites”. And once we announced that, the reality was like: “Oh my God, now we have to learn the entire album”. And some of those songs we never have played live or it’s been 30 years. So we really had to go back and do our homework. And that was not easy to learn all those riffs and the song arrangements from “Slowly We Rot”. We were just teenagers. So a song goes this direction and all of a sudden it turns this way, then it goes back that way. And all the song structures don’t make much sense. But I think it helped keep us in shape, keep our minds sharp. It made us relearn those two albums, those two amazing albums. And it probably helped us in the creative process of the new songs too, because it brought back some of these old feelings of when we were 20 years old. So it was a fun experience for sure.

Deicide, Obituary, Morbid Angel, Death. In your opinion, why Florida was the birthplace of American death metal? Who makes it so special?

Nothing. I’ve been asked this question one million times in my career and I wish there was an answer. You know, right now your listeners or your readers are gonna be like waiting for a magic answer. But you know, without sounding like an asshole I think it was just pure coincidence that great musicians were right there in Tampa, Florida, at that same time. I think maybe the competition, but it wasn’t ever mean, it was always a friendly competition. But I remember, and I can only speak for myself, that as a young drummer and hearing Sabotage and hearing Nasty Savage and then hearing Death and Morbid Angel, I knew that I needed to take it serious and I needed to take my drumming serious and I needed to practice a little more. And then I also just knew that Obituary had something special and that’s why we found our groove, we found our style, our Obituary sound, and we just worked on that. We honed our skills on that, all in the same town. And we all somehow made a big impact on the death metal scene on the world. I don’t know, people hope that we say: “It was in the swamp water. It was the alligator sweat that we were licking off”. But it was really nothing. It was none of that. I believe it was pure coincidence. And I’m proud that I was a part of it for sure.

Donald, I’ll ask you the last question. I know you will be playing in Italy soon, right? We can’t wait to see you on stage …

We will be there soon. We’re headed that way with Trivium, Heaven Shall Burn and Malevolence. And we know that every time we make it to Italy, there are some of the loudest, most passionate fans. And we are extremely excited to get there for this tour. But more importantly, 2023 and 2024 Europe is a big focus for Obituary’s touring schedule and Italy will also be a big part of that.

Thank you very much for your time, Donald. Would you leave a message to your Italian fans and our readers?

Yeah, for sure. You know, we’ve been waiting a long time to get this new album out and into the hands of the fans and the Italian fans are big Obituary fans. They love us to their very core and we appreciate that and we never forget that. And we’re headed that way and we are looking forward to seeing each and every one of them at these live shows coming up. And we’re excited and I know they are as well. You’re very welcome. Ciao.

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