Un tempo considerato l’enfant prodige dell’indie folk inglese e paragonato ad un giovane Bob Dylan o ai The La’s più melodici, con il suo omonimo disco d’esordio del 2012, Jake Bugg raggiunse immediatamente la vetta della classifica del Regno Unito, diventando uno degli artisti più promettenti di quegli anni. Tuttavia nel corso della sua carriera, tra sperimentazioni meno riuscite e nuovi artisti che gli hanno rubato un po’ la scena, di Jake si sono perse un po’ le tracce. L’artista britannico ha continuato a fare musica, senza tuttavia mai raggiungere i livelli dei suoi primi due album. Oggi il cantautore di Clifton (Nottingham) è tornato con un nuovo album, “A Modern Day Distraction”, pubblicato a sole poche settimane di distanza dall’EP “I Wrote The Book”.
Ad aprire l’album sono i primi singoli estratti dallo stesso, “Zombieland” e “All Kinds Of People”, già ampiamente conosciuti al pubblico. Si tratta di canzoni dal sound più rock, forse maggiormente vicine agli ultimi lavori piuttosto che al folk malinconico e più melodico dei primi. Andando avanti nell’album, difatti, si sente un po’ la mancanza delle ballad voce e chitarra che caratterizzavano il primo Bugg, ma nonostante questo il suo sound rimane fortemente caratterizzato. La voce un po’ nasale di Jake rimane difatti il suo marchio di fabbrica, rendendolo immediatamente riconoscibile. Unici momenti più melodici si trovano in “Never Said Goodbye”, “All That I Needed Was You” e “Beyond The Horizon”, non a caso tra i pezzi più riusciti dell’album perché riportano un po’ all’essenza romantica del cantante.
Una chitarra che strizza maggiormente l’occhio all’indie folk caratterizza l’intro di “Breakout”, “Instant Satisfaction” e “I Wrote The Book”, title track dell’EP sopracitato. È forse questa la canzone che più riporta alle origini, facendo fare all’ascoltatore un tuffo nel passato: un brano che sarebbe stato perfetto anche nella tracklist di “Jake Bugg”. Interessante “Go To Let You Go”, pezzo dalla strofa dalle tinte leggermente più dark che si contrappone ad un ritornello più orecchiabile e con coretti. Un brano che nel complesso si discosta un po’ dai precedenti. Degno di nota anche “Keep On Moving”, uno di quei pezzi che dal vivo possono sicuramente funzionare. Chiude “Still Got The Time”, ballad dalle chitarre in perfetto stile britpop che riportano molto agli anni ’90.
Nel complesso “A Modern Day Distraction” è un buon album, anche se non di quelli memorabili. La sensazione che si ha nell’ascoltarlo è quella che Jake Bugg sia combattuto tra il voler tornare alle origini ed il cercare di evolversi. Si percepisce difatti una costante alternanza tra tentativi di sperimentazione – non sempre troppo riusciti – e momenti di puro indie folk nello stile a cui ci ha sempre abituati e in generale mancano pezzi destinati a diventare dei veri e propri classici come “Two Fingers”, “Seen It All” o “Lighting Bolt”. Forse rispetto a “Saturday Night, Sunday Morning” si presenta un po’ più debole, segno che probabilmente è arrivato il momento per Bugg di tagliare un po’ le radici col passato e gettarsi in qualcosa di totalmente nuovo ed osare un po’ di più.
Tracklist
01. Zombieland
02. All Kinds of People
03. Breakout
04. Never Said Goodbye
05. I Wrote The Book
06. Waiting For The World
07. Instant Satisfaction
08. Got To Let You Go
09. All That I Needed Was You
10. Keep on Moving
11. Beyond The Horizon
12. Still Got Time

















